Purtroppo i titoli senza senso non sono le peggiori sorprese che i giornali nostrani ci riservano. Il caso di Domenico Riso ha mostrato tutta l’arretratezza dei media italiani, e qualcuno ha anche provato a fare la predica dal pulpito meno indicato.
(Mass Merda è una rubrica che raccoglie il peggio del peggio pubblicato ogni settimana dai principali organi di informazione del Belpaese. Una specie di rassegna stampa al contrario, tra errori, comicità involontaria e semplici fesserie)
Non c’è niente da fare, quella del titolista è un’arte, e alcuni semplicemente non sono portati. Qualche esempio dai giornali di queste settimane:
1) Quando ci vuole tatto e delicatezza:
Un 1-1, praticamente.
2) Tanto lui viaggia in aereo:
3) Anch’io di solito chiamo mia madre per nome, ma questo è troppo:
4) Per la serie “non vedo il nesso”:
DISCRIMINAZIONI - Sempre in tema di delicatezza, simpatica iniziativa del Corriere per rendere più partecipi i propri lettori: in un articolo su un (presunto) tentato rapimento a Ostia di una bambina di tre anni da parte di un trentenne algerino, poi quasi linciato dai bagnanti, ecco un accattivante link intitolato “Guarda la foto dell’algerino pestato”. Menzione d’onore anche per Maria Laura Rodotà, che raccoglie un po’ di commenti sulle olimpiadi dal mondo dei blog – scegliendone accuratamente sei o sette tra i meno brillanti – e decide di non riportare i nomi degli autori “per motivi di spazio”. Tranne uno: settore4cfila72posto35, uno dei più grandi nomi della blogosfera (e lo riporta anche sbagliato). E c’è spazio anche per un grande classico del pessimo giornalismo. A Roma è stato trovato morto un architetto 59enne, probabilmente ucciso. Ma attenzione: la vittima, “secondo indiscrezioni, era un omosessuale”. Oddio, non dirlo ad alta voce che ci sentono. “Il delitto quindi potrebbe esser maturato negli ambienti gay”. Bè, certo, con questi omosessuali non si può mai sapere.
QUELLE VIRGOLETTE DI TROPPO - Ma l’omosessualità è spesso un a
rgomento spinoso per i giornali italiani. Emblematico il caso di Domenico Riso, lo steward italiano vittima dell’incidente aereo di Madrid insieme al compagno Pierrick Charilas e al figlio Ethan. Ovviamente, su Repubblica Pierrick diventa “il suo amico francese” ed Ethan “il figlio di quest’ultimo”; idem sui vari telegiornali. L’articolo del Corriere, per una volta, ha un titolo impeccabile, ma nel testo scopriamo che Domenico era con il “suo amico più amato”, e che la loro non era una famiglia, ma una «famiglia» con le virgolette. Vista l’abitudine dei giornalisti nostrani a titolare “Famiglia distrutta” ad ogni occasione, molti hanno trovato piuttosto offensiva tutta questa prudenza, ma direi che tutto sommato ci è andata bene: avrebbero potuto metterci “Incidente aereo a Madrid, «famiglia» distrutta”.
SESSUOCENTRISMO - Ma non finisce qui. Alla protesta di Arcigay Repubblica risponde con un terribile editoriale di Francesco Merlo, che non solo non coglie il punto, ma peggiora anche la situazione. “Siamo tutti omosessuali”, esordisce, ed è la prima fesseria. Secondo Merlo “la sessualità, rispetto a quell’atroce tragedia, è un dettaglio insignificante, come essere milanisti o juventini. E dunque nessuno […] ha il diritto di strumentalizzare la dimensione intima e privata dello steward italiano morto insieme ad un amico – e daje – al proprio figlio di tre anni e ad altre 150 persone”. Ma la questione non era la “sessualità”, era semplicemente dare un’informazione corretta invece di usare giri di parole, accenni vaghi e virgolette. Merlo, invece, la butta interamente sul sesso: “l’Arcigay trova necessario che “la completezza dell’informazione” frughi tra le lenzuola”, “ma che c’entrano le abitudini sessuali”, e addirittura: “In base alla logica sessuocentrica dell’Arcigay, i giornali e le tv […] avrebbero dovuto involgarirsi […] e dunque indagare e raccontare quanti tra i sessantenni a bordo usavano il viagra, e quanti avevano pratiche feticiste, e quanti erano i transessuali e i bisessuali, e ancora quante mogli e quanti mariti ha avuto ciascuna vittima, e quante erano le vergini e quanti i sodomiti…”. Perché ovviamente chiedere che una coppia omosessuale sia chiamata col suo nome è un po’ come spiare i clienti di un sexy shop. È evidente che Merlo, nella foga, ha perso il controllo e il filo del discorso: ma non bisogna essere particolarmente vicini all’Arcigay per capire chi sia il sessuocentrico qui.






























Se i gay non volessero a tutti i costi farsi vedere come persone diverse, magari sarebbero accettati meglio dalla società.
Per una volta (la prima) concordo con Merlo. Non vedo quale bisogno ci fosse di sottolineare le tendenze dello steward italiano…cordoglio x la sua morte come per la morte delle altre vittime…disinteresse totale sul sapere che fosse o no omosessuale.
In realtà penso che il problema dell’ARCIGAY fosse quello che i giornalisti hanno lasciato intendere (come se fosse un problema) invece di dirlo semplicemente.
Quando ho letto l’articolo la prima volta ho detto <<Ma che è questo amico, saranno mica gay? Non si capisce>>.
Se c’era scritto il compagno capivo meglio. Allora perchè lasciare il dubbio, per pudore di cosa?
In Germania non c’è alcun dubbio che,come è successo in casi simili,la notizia sarebbe stata riportata,in modo semplice e diretto,per esempio:”assieme a lui è deceduto il compagno Pierrick Charilas con il figlio Ethan”.
Allo stesso modo non c’è alcun dubbio che se il compagno fosse stato una donna i mezzi di informazione italiani avrebbero sviolinato sulla famigliola distrutta,e nessuno avrebbe fatto il discorso incredibilmente stupido di Hellequin,che cioè in questo modo si sottolineavano le tendenze sessuali (etero) dello stewart.
Discorso stupido?
Se hai trovato da qualche parte nel mio discorso che “cioè in questo modo si sottolineavano le tendenze sessuali (etero) dello stewart” allora non hai capito una fava.
Io invece credo proprio di avere capito benissimo.
@Hellequin: ti rimanderei al mio blog per una discussione proprio su questo fatto, anche se ammetto che è lunghina ( http://anacrusi.splinder.com/p.....+dagli+uom ). Ma il punto in realtà è molto semplice. Se muore uomo+compagna+figlia-della-compagna, per i media è morta una famiglia. Se muore uomo+compagno+figlio-del-compagno, per i media è morto un uomo, il suo amico, e il figlio dell’amico.
Scusa, sottolineo, per i media *italiani*. Se questo succede in Germania, in Inghilterra, in Spagna, in Francia, …, è morta una famiglia, com’è ovvio che sia.
Questo, a te, pare giusto e/o logico e/o rispettoso? Prendo dal De Mauro:
“Discriminazione [...] 1b disparità di trattamento, spec. nei confronti di particolari gruppi etnici, sociali, politici: <<la legge non prevede discriminazioni di età, sesso, ecc.; d. etnica, politica, subire assurde discriminazioni, senza discriminazioni di nessun genere>>”.
Scusate, link sbagliato nel commento precedente >_< quello giusto è http://anacrusi.splinder.com/p.....gli+maschi .
Rebubblica non molla e riporta la lettera di un amico italiano di Pierrick che si dice scandalizzato per il fatto che Arcigay parli di persone che non conosce. L’uomo scrive per una sorta di “dovere morale”. Ma andando avanti nel discorso dice: “No, Domenico non l’ho conosciuto”.
Repubblica faceva meglio a scrivere una letterina falsa.
Arcigay alla corte di Repubblica: niente scuse e tanta pubblicità. Per il giornale…
http://noirpink.blogspot.com/2.....te-di.html