Sono passati mesi dal trionfale annuncio del ritorno all’energia atomica, ma non se ne parla quasi più. In pubblico, almeno, perché le grandi manovre sono iniziate.
Potremmo chiamarla “la maledizione di Chicco Testa”, l’ex presidente di Enel e fondatore di Legambiente, che in un libro di un paio di anni fa ci includeva in una generale
dichiarazione d’impotenza. Il suo pensiero si può sintetizzare così: “Dovremmo tornare a costruire le centrali, ma un paese incapace di non cambiare idea ogni due anni e non spaccarsi in mille bande, la filiera dell’atomo è al di sopra delle nostre possibilità”. I fatti gli stanno danno ragione, Repubblica racconta, la prima faida tra interna tra i sostenitori del “rinascimento nucleare”. L’Enel di Fulvio Conti si è legata mani e piedi ai francesi di Edf, gli unici in grado di costruire in tempi certi e a costi ragionevoli (per quanto ragionevoli siano 4-5 miliardi di euro per ogni reattore). Viste le mille difficoltà che questa impresa si porta dietro, almeno sul fronte industriale e tecnologico, Conti ha deciso di andare sul sicuro. Il problema è che Edf si porta dietro l’intero sistema transalpino: il costruttore di reattori è Areva, il fornitore per le infrastrutture non nucleari sarà Alstom. Peraltro due società grandi, ma con seri problemi finanziari, una situazione che li rende molto poco inclini a fare concessioni alle imprese del paese ospite
GIGANTE FRANCESE E NANO GENOVESE – A farne le spese è Ansaldo nucleare, controllata di Ansaldo Energia, controllata da Finmeccanica. La società genovese, ai margini dei margini della galassia guidata da Pierfrancesco Guarguaglini vive, come molte attività civili del gruppo, nel pericolo continuo di essere venduta o diluita in qualche ristrutturazone. L’accordo tra Silvio Berlusconi e Nicolas Sarkozy prevedeva di riservare una fetta anche per Ansaldo nucleare, ma al momento di concretizzare gli accordi sono arrivate, a detta dei manager genovesi, solo le briciole. Le lamentele hanno trovato un orecchio attento nel conterraneo Claudio Scajola che ha trovato una soluzione geniale: una seconda filiera di costruttori di centrali sfruttando i legami storici di Ansaldo con il concorrente mondiale di Areva, Toshiba Westinghouse. Il ministro dello sviluppo economico, per dimostrare all’Enel che fa sul serio, andrà tra tre settimane negli Usa a sancire l’accordo. Festeggiano all’Ansaldo, facendo trapelare che loro una centrale potrebbero
costruirla già all’80% e l’aiuto di Westinghouse sarà decisivo per il restante 20%. Con l’ulteriore vantaggio che rispetto a Enel-Edf ci sarà più spazio per i fornitori italiani. Il ritorno dell’atomo è così assodato? È bastato approvare una legge tra luglio e agosto per scongiurare le ipotesi dell’esercito a difesa dei cantieri delle centrali e sindaci pronti a immolarsi sulle barricate contro la nuova minaccia nucleare? A guardare le ultime mosse si direbbe che il governo ne è convinto tanto da dividere il fronte e distribuire le spoglie (leggi appalti) tra i vincitori. La risposta di Conti è stata molto rigida, sa che riaprire le trattative su ogni dettaglio del progetto è il modo migliore per non arrivare mai e che per trovare un posto ad Ansaldo energia ( un miliardo di fatturato, circa il 10% collegato al nucleare) si mette a repentaglio un piano da 20 miliardi.




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