Storie di normale incuria e di responsabilità che si rincorrono senza mai trovare una scrivania sulla quale fermarsi. O meglio, qualcuna l’avrebbero anche trovata, ma mentre ci si pensa su, lo scempio continua.
HELLROAD – Da un lato il paradiso, dall’altro l’inferno. Un cordone di dune, nel mezzo, li accompagna entrambi quasi per almeno sei lunghi chilometri. Di là la vita, di qua la morte, o
quasi. Siamo in una spiaggia lungo la litoranea adriatica, in Salento, tra rifiuti di ogni genere e prepotenti, sporadiche costruzioni senza senso a ridosso del mare. Dall’altra parte c’è un’oasi, una di quelle vere. Stiamo infatti costeggiando Le Cesine, Riserva Naturale dello Stato affidata in gestione al WWF dalla fine degli anni 70, zona umida di importanza internazionale. Idealmente, perché la segnalazione ci arriva dalle mani di una bambina nemmeno adolescente. Lei si chiama Giulia e ad agosto fotografa lo scempio. Così, come le viene, senza malizia, ci spiega il padre, Giovanni Palombo, romano in vacanza in Puglia. Sconcertato pubblica le immagini su facebook, cadendo inconsapevolmente nello stesso equivoco di altri. Quel posto desolato non è propriamente l’oasi WWF le Cesine, come crede, ma il litorale ad essa antistante. Qui, oltre il colore fumo della sabbia che sembra cenere, oltre l’immondizia, gli oggetti inanimati consunti accantonati a ridosso delle dune, al di là dell’edificio che, malmesso, troneggia arrogante sul pattume, si intravede il mare. Meraviglioso, libero. Solo, o desolato.
INCOLTI – È piena estate. Il Sud della Puglia pullula di turisti. C’è il pienone in altre spiagge. Non in questa che sembra abbandonata. Ironia della sorte, la denominazione “Le Cesine” si fa derivare da latino seges, che significa zona incolta, lasciata a se stessa appunto. Ma qui siamo oltre, fuori dai confini dell’oasi vera e propria. Ribadiamolo. Questo triste litorale che le è adiacente per chilometri, con il quale in passato condivideva tutto, anche le zanzare della palude , oggi è un demanio regionale affidato in gestione al Comune di Vernole, in provincia di Lecce. Il suo stato di salute non è di competenza del WWF. Non è qui che nidificano specie di uccelli rari. Qui non si organizzano visite guidate. Qui si dorme, qui si bara. Qualcuno osa prendere il sole facendo compagnia al mare. Che forse le bottiglie di plastica non sono troppo sensibili da parlarci un po’. Ma è un esemplare raro, esattamente come lo sono alcuni splendidi fiori dall’altra parte, in quei circa 680 ettari “complessivi” (300 costituiscono la “zona Ramsar”) al di là delle dune. Giulia guarda da questa parte però, qui, dove c’è la monnezza. Non è la
sola, non è nemmeno la prima a denunciare, né l’ultima. Solo che lei lo fa senza saperlo. Sabato scorso l’emittente regionale Telenorba, così come aveva fatto qualche tempo fa il settimanale Il Corsivo, le ha dedicato un intero servizio. Ma già nel 2008 questo malinconico reportage era stato pubblicato da un gruppetto di amici fotografi su flickr. Nel presentarlo esordisce così uno di loro, Gianfranco Budano: Il mare è arrabbiato oggi, forse sa quello che siamo venuti a fare: siamo qui, siamo qui per documentare lo scempio”. Dopo più di un anno non sembra esser cambiato alcunché. Ed era così anche prima. Questa situazione non è storia recente. Non servono evidentemente le denunce né sul web né sulla carta stampata né sul piccolo schermo e nemmeno quelle propriamente dette tali. Perché? Cos’è questo scempio? Cos’è? Un paradosso, uno scherzo? Cosa?
LE DUE CAMPANE – Lo abbiamo chiesto prima a Carmine Annichiarico che lavora da dieci anni al WWF e che da diversi mesi riveste il ruolo del direttore dell’Oasi, e poi a Mario Mangione il quale, dopo dieci anni passati all’opposizione, da poco più di un anno ha riguadagnato al centrodestra (lista “Impegno e Trasparenza”) la poltrona di sindaco che aveva già occupato dal 1993 al 1998.
Cominciamo da Annichiarico




Conoscevo la riserva delle Cesine, un po' meno la situazione della spiaggia, ahimè
Grande lavoro Cocci.
A questo splendido pezzo, che mi ha lasciato stralunato ma purtroppo non sorpreso, mi viene in mente la canzone del mio (adorato) CapaRezza, “Vieni a ballare in Puglia”
Un sorriso al Salentu
C.
Gli amministratori responsabili hanno un NOME e COGNOME. Esattamente come i Sindaci che hanno consentito gli abusi edilizi. In un Paese, dove chi comanda è la CRIMINALITA' organizzata (e non), è naturale che si vedano questi scempi, nessuno fa niente perchè il fare qualcosa di giusto è pericoloso come toccare una vipera. Vi sono decine di “”onorevoli “” che “”COMANDANO”" in quei territori. Conoscete i LORO nomi, provengono da quei territori, vivono degli affari di quei territori, siedono in Parlamento con arroganza e protervia, sono riveriti e godono della “”protezione”" della stampa importante. Domanda: Ma a nord del Lazio, vi sono spiagge in quelle condizioni?
Il vero scempio è l'uso delle virgole in quest'articolo.
Il vero scempio è l'uso delle virgole in quest'articolo.
la notizia, oggi, dopo quasi un anno, è che le Cesine sono state RIPULITE!