“C’è un piano per uccidermi”

di - La storia di Asma Jahangir, attivista e avvocato che ha speso una vita in difesa dei diritti umani. Perché in Pakistan chi critica muore. Amnesty International invoca protezione. L'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Navi Pillay, ha espresso preoccupazione. E Il primo ministro pachistano Yousun Raza Gilani prova a rassicurare

"C'è un piano per uccidermi"
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Asma Jahangir, nota attivista e avvocato che ha speso una vita in difesa dei diritti umani, denuncia l’esistenza di un piano per ucciderla

TROPPE MORTI SOSPETTE - Nell’ultimo anno il numero dei difensori dei diritti umani uccisi in Pakistan è  aumentato, coinvolgendo in molti casi l’Isi, come nel caso del sequestro e dell’uccisione del giornalista Saleem Shahzad. Dopo aver fondato la Commissione per i diritti umani del Pakistan, Asma Jahangir è stata nominata avvocato presso la Corte suprema e presidente dell’Associazione degli avvocati della Corte suprema. Dal 1998 al 2004 è stata Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulle esecuzioni extragiudiziali, arbitrarie e sommarie e dal 2004 al 2010. Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla libertà di credo e di religione.

UNA STORIA DI FAMIGLIA - Cresciuta in una famiglia benestante e attiva nel campo della difesa dei ditti civili, figlia di un ufficiale governativo entrato in politica una volta in pensione, Malik Ghulam, che  trascorse poi due anni in prigione e altri a domiciliari per la sua opposizione alla dittatura e per aver denunciato il genocidio in Bangladesh da parte delle truppe pakistane. Anche la madre, una delle prime donne musulmane del paese a ricevere un’educazione superiore, si distinse per la sua vocalità contro la tradizione e per l’intraprendenza, lanciandosi nell’industria delle confezioni una volta che il governo ebbe confiscato le terre della famiglia come punizione accessoria per il comportamento del marito.

 

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OGGI INVECE - Anche Jahangir, allora giovanissima, si trovò a protestare per l’ingiusta detenzione del padre da parte del regime allora guidato dal Ali Bhutto, padre di Benhazir, agli inizi degli anni ’70. Con un curriculm senza macchia e con un tale credito nei confronti della famiglia Bhutto, potrebbe sembrare strano trovarla ora tra i più attivi e autorevoli sostenitori del governo di Alì Zardari, marito di Benhazir, assurto a candidato del partito famiglia (il PPP) e quindi a presidente e a dominus di un governo del quale il suo partito esprime anche il primo ministro.

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