Esteri

Obama, son finite le vacanze

7 settembre 2009

Raramente la fine delle vacanze è stata accolta con tanto sollievo da un presidente americano. Agosto è stato un mese di passione per Obama, tra afa, calo nei sondaggi, difficoltà sulla riforma sanitaria e l’ombra sempre più minacciosa dell’Afghanistan, mentre il tasso di disoccupazione è ormai prossimo alla doppia di cifra.

Il primo lunedì di settembre è la giornata del lavoro negli Stati Uniti, una festività che conclude la stagione estiva. Obama ha deciso una ripartenza molto intensa, con un discorso al Congresso nel quale presenterà la sua posizione sulla riforma sanitaria. Una svolta netta rispetto ai tribolati mesi di giugno e luglio, quando le differenze tra Rappresentanti e Senatori democratici costituivano il menu principale del dibattito. Raramente il presidente si rivolge alle Camere riunite in seduta comune se non per comunicazioni di estrema rilevanza, discorso sullo stato dell’Unione a parte. Obama ha così deciso di riprendersi il ruolo di attore principale a Dc, un passo rischioso che si rivolterebbe contro di lui nel caso, non improbabile, di naufragio della riforma sanitaria.

RIFORMA IN STALLO – La Costituzione assegna solo al Congresso i poteri legislativi, di conseguenza il successo dell’agenda domestica di ogni Amministrazione dipende da ciò che accade sul Campidoglio. Obama ha preso a modello il fallimento clintoniano in tema di sanità e si è comportato all’esatto opposto, evitando di dettare misure specifiche ai legislatori e indicando gli obbiettivi principali da conseguire. La mano libera della Casa Bianca ha però palesato le divisioni dei Democratici americani. Alla House la maggioranza è detenuta dai progressisti, che hanno vincolato il loro appoggio all’introduzione di un fondo assicurativo statale che possa competere con le strutture private. Nancy Pelosi, la Speaker della Camera, ha rimarcato più volte come sia possibile passare la legislazione solo in presenza della controversa “public option”, un’approvazione facilitata dopo l’accordo intercorso alle fine di lunghe trattative tra i Blue Dogs e il presidente della Commissione Energia e Commercio Henry Waxman. Il voto non è però ancora arrivato per evitare un peso eccessivo ai Rappresentanti dei distretti di tendenza repubblicana, che potrebbero pagare caro il loro appoggio ad una simile riforma specie se poi il Senato la bloccasse. Il testo della Camera prevede l’estensione di Medicaid, il programma di assistenza sanitaria ai più poveri, l’incremento dei crediti di imposta per pagare le spese mediche fino al 400% della soglia di povertà, un limite alle spese non coperte dai programmi assicurativi, l’obbligo per i datori di lavoro di fornire l’assicurazione sanitaria ai loro dipendenti , con un’eccezione per le imprese più piccole imposta dai membri della moderata Blue Dogs Coalition, il divieto di pratiche discriminatorie per le compagnie assicurative e la creazione di una Borsa delle polizze sanitarie così che famiglie e aziende possano scegliere i prodotti con maggior efficacia. Inoltre, un emendamento al testo prevede che Medicare possa coprire le spese effettuate per consulenze sul fine vita, una proposta che è stata fortemente osteggiata dall’opposizione repubblicana come finanziamento ai “Death Panel”.

PUBBLICA DIVISIONE - L’impianto del testo della Camera è parzialmente condiviso dalla maggioranza democratica al Senato, ma l’introduzione del fondo di assicurazione governativa in competizione con le compagnie private ha bloccato il percorso della riforma, che Obama sperava di firmare prima della fine dell’anno. I liberal considerano irrinunciabile la Public Option , giudicata come un compromesso rispetto alla loro proposta storica, l’introduzione di un’unica assicurazione pubblica sul modello di Medicare. I centristi, minoritari alla House ma decisivi al Senato, sono nettamente contrari, perché temono, tra le altre cose, una veemente reazione conservatrice ad un nuovo, massiccio intervento statale. La commissione Finanze della Camera Alta, guidata da Max Baucus, sta tentando un accordo con alcuni repubblicani moderati per licenziare un testo non troppo dissimile da quello della Camera, ma che sostituisca il fondo statale con una serie di cooperative assicurative locali che competano non sul mercato nazionale ma su quelli regionali. Baucus, spinto dalle pressioni dell’Amministrazione, ha annunciato che la commissione da lui guidata licenzierà un testo entro il 15 settembre. Obama dovrà chiarire il destino della public option, una misura appoggiata in campagna elettorale ma spinta con scarso entusiasmo. Il braccio di ferro tra le due Camere è aggravato dalle regole di funzionamento del Senato, che prevedono una maggioranza di 60 voti per passare la legislazione sottoposta ad ostruzionismo. Un simile quorum è irraggiungibile per la maggioranza democratica al Senato se la legislazione conterrà il fondo governativo, ma la procedura per l’approvazione del budget prevede un abbassamento della soglia alla maggioranza semplice. Eventualmente il caucus democratico potrebbe chiedere ai senatori dissidenti di votare a favore della misura per superare l’ostruzionismo repubblicano, ma poi bocciarla quando sarà sottoposta all’approvazione, dato che basteranno 51 sì. Un percorso complesso e difficoltoso, e il contradditorio impegno di Obama ha contribuito a rendere ancora più frammentata la proposta del suo partito. Il presidente sarebbe soddisfatto di approvare la legislazione senza la public option, perché aumenterebbe la copertura sanitaria a circa 40 milioni di persone, arrivando al 97% della popolazione.

CAOS AFGANO – La riforma sanitaria è il punto più importante dell’agenda domestica dell’Amministrazione Obama, e il fallimento sarebbe disastroso. L’Afghanistan sta però diventando un problema potenzialmente altrettanto pericoloso. Negli ultimi mesi i bombardamenti sul confine pakistano, rifugio di Talebani e Qaedisti, si sono intensificati, ma il generale che guida le operazioni a Kabul, Stanley McChrystal, reputa necessario un incremento delle truppe americane per impedire il deterioramento delle operazioni. Obama ha già inviato 21 mila soldati in più rispetto al 2008, ma secondo le valutazioni di McChrystal potrebbero essere necessari altri 45 mila. Una prospettiva bocciata dal Vice Presidente Biden ma sostenuta dai consiglieri di Hillary Clinton. Il sostanziale fallimento delle elezioni e i continui scontri sul campo rendono sempre più impopolare l’intervento bellico in Afghanistan. Per la prima volta un sondaggio di CNN ha rilevato un’opposizione alla guerra da parte dell’opinione pubblica americana, con una netta contrarierà dell’elettorato democratico alla missione. Secondo un’indagine di CBS la maggioranza del campione chiede la diminuzione delle truppe, non il loro aumento. In questi mesi la base progressista ha sostenuto con entusiasmo Obama, ma sulla guerra i liberal e i giovani non concederanno sconti neanche al loro beniamino. Lo spettro di Lyndon Johnson, il presidente che pose la fine alla discriminazione per i neri, riconobbe agli afro-americani del Sud il diritto al voto e introdusse fondamentali riforme di Welfare come Medicare, ma che nonostante ciò fu odiato e alla fine ripugnato dalla Sinistra americana per il Vietnam, ha iniziato ad agitare le notti di Obama, preoccupato anche dal repentino calo nei sondaggi

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