Esteri

Sicurezza stradale: segnaletica e video-spot cruenti funzionano

8 settembre 2009

In questi giorni se c’è ancora qualcuno tra voi che ha deciso di fare le vacanze intelligenti e di partire inoltrandosi per le strade di Milwaukee (Wisconsin), della Papakura (Nuova Zelanda) o del Galles, non impressionatevi se, tra festeggiamenti vari, boccali di birra, e leccornie di tutti i generi vi imbatterete in segnaletiche stradali alquanto “inusuali”.

Strani cartelli stradali hanno invaso le vie del Milwaukee (Wisconsin) in questi ultimi mesi: si tratta di segnali stradali limitatori di velocità che, oltre a mostrare la velocità tenuta, indicano, in numeri, le conseguenze derivanti da un incidente stradale. La loro forma è molto somigliante a quella di una banalissima carta di credito gigante (vorrà dire qual cosa?), indicano il divieto di superare le 25miglia orarie (40km/h) e sono dotati di un radar di velocità connesso ad un display numerico. Fin qui niente che non si sia già visto anche nel nostro Bel Paese, ma, se per caso osate pigiare sull’acceleratore e per distrazione oltrepassate il limite consigliato, ecco che il cartello inizia a fornirvi dei dati inquietanti. Il radar posizionato vi informerà subito di quanti giorni vi ci vorranno per riprendervi da un infortunio derivato da un incidente stradale (sempre che abbiate la fortuna di rimanere vivi), ed il denaro speso per le cure sanitarie per tenervi in vita dopo un incidente. Se tutto ciò non dovesse bastare, il cartello vi indicherà anche quanto potreste spendere in danni alla carrozzeria. Sicuramente dopo aver visto un cartello del genere che vi prospetta la possibilità di rimanere 46 giorni in ospedale in bilico tra la vita e la morte preferirete scendere e andare a piedi (dopo i dovuti scongiuri!), lasciando la “bene amata” sul ciglio della strada. A Milwaukee sembrerebbe che questa tipologia di campagna volta a consigliare il rispetto dei limiti di velocità stia funzionando, in quanto il pilota rimane di certo più impressionato nel vedere quanti giorni lo attendono in ospedale piuttosto di sapere che potrebbe ricevere una semplice multa o, al massimo, avere noie legali. Quel che non è chiaro è quanto i dati forniti ai malcapitati siano realistici. Effettivamente nessuno, nemmeno la società che ha condotto tale campagna, ha fornito una spiegazione in tal senso, e, sorge il dubbio, che i dati non siano “propriamente” corretti. Resta comunque il fatto che dal momento in cui è stata intrapresa questa campagna gli incidenti sono in diminuzione.

SARÀ LA VIA GIUSTA? - Ma non è solo Milwaukee a darsi da fare in tal senso. Sono recentissime le campagne comparse in Nuova Zelanda (Papakura) e in Galles dove terribili immagini si ripromettono di sensibilizzare i guidatori distratti. Il governo di Papakura, infatti, non scherza quando si parla di sicurezza del traffico. La nuova campagna in corso ha previsto l’affissione di quadri che proiettano il volto di un bambino che, quando piove, comincia a piangere sangue come una qualsiasi madonnina laziale. Insomma un bel quadretto horror” con un retrogusto macabro che pare abbia spaventato i più sensibili e i bambini, ma abbia incoraggiato anche gli “irriducibili” a rinunciare alla guida. In Galles invece, hanno deciso di affrontare un altro piccolo problemino: recenti studi indicano che il 52% dei conducenti del mondo, gallesi inclusi, inviano messaggi con il proprio dispositivo cellulare mentre sono alla guida. Al fine di “educare” la gente e avvisarla che se si inviano messaggi di testo mentre si è al volante si può finire distesi su una barella di un obitorio, hanno scelto di realizzare un filmato violento, sanguinoso ma, a quanto dicono, efficace. Il video è stato realizzato con la polizia locale nella contea di Gwent (Galles), per essere successivamente proiettato nelle scuole dell’area come parte di un film di 30 minuti circa. Speriamo che abbiano almeno il “buon gusto” di non proiettarlo alle elementari!

E se dopo aver visto il video noi italiani rimaniamo ancora scioccati per i messaggi minatori che le segnaletiche stradali ci inviano mentre siamo in viaggio, vi invito tutti a fermare la macchina e a riflettere su questo dato: in Europa e negli Stati Uniti gli incidenti stradali sono la prima causa di morte tra i giovani. Nel mondo solo l’HIV/AIDS miete più vittime tra i giovani alla faccia del tanto reclamizzato virus H1N1!

3 commenti a Sicurezza stradale: segnaletica e video-spot cruenti funzionano

  1. aahh, mi piacciono queste cose creative:)

  2. Lucia

    “se per caso osate pigiare sull’acceleratore e per distrazione oltrepassate il limite consigliato, ecco che il cartello inizia a fornirvi dei dati inquietanti.”

    Non hanno calcolato un particolare: queste segnaletiche terrificanti possono essere, a loro volta, fonte di distrazione per il conducente…che facciamo guidiamo o leggiamo gli eventuali pericoli scritti e suscitate a loro volta dai cartelli?
    Brava Sigpar!

  3. Alessandro

    Gli spot sulla sicurezza stradale servono a noi giovani per farci ricordare che basta un attimo per perdere la vita. Ne ho visti diversi sulle nostre televisioni, più o meno convincenti, ma nulla a che vedere con lo spot in cui mi sono imbattuto più volte durante un viaggio di piacere negli USA. In pratica c’è un ragazzone deficientone che abborda una ragazzetta. I due si ubriacano durante la corsa assordante, poi lo schianto nei minimi particolari, con tanto di ultimo respiro. Al termine si vede la madre della giovane mentre accarezza il viso della figlia che giace nella bara e, in sovraimpressione, il suo ricordo di quando era più piccola, felice e sorridente nei suoi anni spensierati. Finisce con una scritta che dice (tradotto): è finito tutto, nel peggiore dei modi, per una testa di cazzo!”. Sono rimasto davvero colpito e mi son detto: gli americani esagerano sempre ma sono convincenti! Pochi giorni dopo, apro una rivista e vedo una foto dello spot con un articolo… con una certa meraviglia, scopro che è di un italiano, Giulio Gangi. Quelli sono spot che ti fanno davvero riflettere. Ancora mi vengono in mente quelle scene.

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