Visita <a href="http://www.liquida.it/" title="Notizie e opinioni dai blog italiani su Liquida">Liquida</a> e <a href="I widget di Liquida per il tuo blog">Widget</a>
pubblicato il 6 settembre 2009 alle 11:51 dallo stesso autore - torna alla home

Da che mondo e mondo, c’è un solo sentimento che spinge gli uomini a migliorarsi: la vergogna. Di questa caratteristica sembrano però essere sprovvisti in molti; stamattina vale la pena segnalarne due a caso: il ministro del Welfare Maurizio Sacconi e il nuovo editorialista di Libero Franco Bechis. Il primo, già socialista ai bei tempi di Craxi e ora piuttosto vicino a Comunione e Liberazione, rilascia una meravigliosa intervista a Sergio Rizzo del Corriere della Sera, in cui parla del caso di Dino Boffo, dimissionario direttore di Avvenire. Facile comprendere la necessità delle esternazioni: essendo ormai palese uno strappo tra la Chiesa e il governo, c’è chi – come Sacconi  - cerca di ricucire il tutto, o, piuttosto, di metterci una pezza.

Come? In primo luogo, dicendo che il centrodestra al potere e la Santa Sede sono comunque in grandissima sintonia in un tema che lui stesso conia: la biopolitica. Ovvero, nei  ”problemi che si impongono in relazione all’evoluzione della scienza e dei comportamenti sociali di regolare — in modi essenziali — i nodi della procreazione e del confine tra la vita e la morte. Su questi temi il Pdl, essendo si configurato come il più grande movi mento popolare in Italia, in grado quin di di raccogliere il suo consenso nel l’Italia profonda, si ancora inevitabil mente ai valori della tradizione dei qua li è orgogliosamente conservatore“. Traduzione: sono anni che il centrodestra porta l’acqua con le orecchie (cit.) alla chiesa su cellule staminale, eutanasia, fecondazione assistita. E continuerà a farlo. E vogliamo interrompere questa felice comunità d’intenti per un Boffo qualsiasi? Ma su, ma su, andiamo sul concreto e sul pragmatico: stavamo persino per riacchiappare Eluana per i capelli solo perché ce lo avevate detto…

Ma il non-plus-ultra dell’orrore Sacconi lo raggiunge più oltre, quando si dice convinto che la colpa di quanto è accaduto al direttore dell’Avvenire è da ricercarsi “all’interno di un mondo cattolico, ostile a lui quanto a noi“. Ovverosia, i famigerati cattocomunisti, oggi indicati come i responsabili del dossieraggio contro Boffo. Il che può anche essere plausibile, per carità. Dimentica però il ministro che il direttore di Avvenire, nonostante il dossieraggio di cui parla fosse in atto da mesi, era rimasto ben saldo sulla sua poltrona. Dalla quale ha dovuto schiodare quando Feltri ha pubblicato la “velina”, non prima né dopo. E quindi, dare la responsabilità di tutto ai cattocomunisti è da gente senza vergogna.

Un altro che non possiede la caratteristica è Franco Bechis, ex direttore del Tempo e di Italia Oggi, poi fermato nella sua corsa alla vicedirezione del Tg1 in quota Minzolini nonostante abbia messo in giro la bufala di Veronica Lario che se la faceva con la sua guardia del corpo poi rilanciata dalla Santanché, e oggi finalmente approdato a Libero. Nel suo intervento d’esordio odierno, Bechis fa uno sgùb di quelli da far rizzare i capelli: “La casta del bagaglio all’aeroporto di Fiumicino“, scrive il titolista senza sprezzo del ridicolo, “Franceschini ha la valigia preferenziale: ‘Lei non sa chi sono io’“, continua poi. E l’articolo racconta che il segretario del Partito Democratico si è trovato all’aeroporto in attesa per l’arrivo delle sue valigie insieme ad altre decine di passeggeri e, stanco per l’attesa, ha telefonato per farsele portare subito mentre gli altri passeggeri sono rimasti lì ad attendere in fila.

Se è vero, non è una bella cosa: Franceschini che passa avanti agli altri clienti che aspettano fa in effetti tanto casta e furbetti dell’aeroportino. Quello che però stupisce è che nell’articolo di Bechis non ci sia nemmeno una parola sul perché i passeggeri debbano attendere ore che i loro bagagli arrivino. Non spiega, il nuovo editorialista di Libero, che l’attesa spasmodica per i bagagli non è giusta in sé, ma tuttavia è una delle fantastiche caratteristiche che accomunano la vecchia e la nuova gestione di Alitalia. Con un piccolo problema, però: che il giornale di Bechis, così come Libero e il Giornale, è stato uno dei più grandi sponsor mediatici di Cai e della cordata dei capitani coraggiosi che avrebbe dovuto rendere finalmente Alitalia una compagnia seria, efficiente, funzionante. Con, finora, scarsi risultati. E se è una vergogna che Franceschini passi avanti agli altri, è molto di più una vergogna che Colaninno & Co. non siano ancora riusciti a far funzionare Alitalia nonostante le tante promesse fatte finora. Ma di tutto ciò nell’articolo di Bechis non c’è traccia. Casualmente. Chissà perché, eh?

Insomma, è evidente che Sacconi e Bechis con audacia e sprezzo del ridicolo, non si vergognano di quello che dicono e scrivono. Vergognamoci noi per loro: non basta, ma aiuta.

4 commentistampa - fallo leggere