I cosiddetti Poteri Forti

10/06/2012

I cosiddetti Poteri Forti

Cinquant’anni dopo Pasolini, e giusto per il gusto di rispondere a Mario Monti, Ferruccio De Bortoli scrive una meravigliosa verità sui cosiddetti Poteri Forti nell’editoriale di oggi vergato per il Corriere della Sera. “I leggendari poteri forti, s’intitola”, e somiglia al giudizio analitico della sintesi di “La ricotta”:

I più recenti studi sulla composizione delle élite italiane ci dicono che la struttura è ancora quasi essenzialmente maschile. Nove su dieci sono uomini. Sette su dieci in Francia, sei nel Regno Unito. L’età media delle persone di potere cresce e ormai ha superato i 60 anni; le élite italiane sono forti nel consenso e deboli in competenze; viaggiano meno e sono più provinciali di quelle estere; conoscono poco le lingue; sono centro-nordiste e metropolitane, pressoché assenti al Sud, il ricambio avviene ancora troppo per cooptazione. Insomma, una classe dirigente a sesso unico, provinciale e autoreferenziale. Riluttante nell’immagine impiegata da Carlo Galli. Interprete del fenomeno sociale descritto nei suoi libri da Carlo Carboni: il passaggio dal familismo amorale all’individualismo amorale.

Insomma, “la borghesia più ignorante d’Europa”. Come diceva Pasolini appena cinquant’anni fa.

 

 

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