Finale col Boffo

4 settembre 2009

“Le dimissioni di Dino Boffo costituiscono un atto di filiale devozione alla Chiesa italiana ed un servizio reso alla comunità ecclesiale, e che questa gli deve essere profondamente grata”. O, se vogliamo uscire dalla retorica un po’ melensa del fu picconatore Cossiga, una simbolica firma in calce alle condizioni proposte dagli emissari del Cavaliere ai Mammasantissima di Oltretevere per stabilire, se non la fine delle ostilità, almeno una tregua non solo a Berlusconi, ma anche al suo governo.

Del resto, l’Avvenire non era stato tenero col primo sulla nota vicenda delle zoccole né aveva usato troppi riguardi al secondo, specie in tema di immigrazione e di politiche sociali. Per chi l’avesse scordato, fu proprio il quotidiano dei vescovi a paragonare il naufragio agostano di un gommone stracarico di eritrei niente meno che alla Shoah creando qualche imbarazzo anche all’interno degli ambienti cattolici, non necessariamente di provata fede filogovernativa. Insomma, Boffo qualche antipatia se l’era creata anche in casa per cui l’”inqualificabile attacco” del Giornale non deve essere dispiaciuto proprio a tutti. A Berlusconi no di sicuro, come hanno strillato tutti i noiosi difensori della libertà di stampa e della democrazia, ma probabilmente nemmeno a quelli che in Vaticano lavorano indefessamente per portare a casa la pagnotta.

Bando alle ipocrisie e fuori dalle tiritere moralistiche che interessano solo se accompagnate da foto eloquenti, montare la faccenda dello scontro poteva convenire a tutti specie perché sul tavolo ci sono, o stanno per arrivare, alcune questioni che stanno parecchio a cuore ai due litiganti.

Per capire di cosa stiamo parlando occorre fare un piccolo passo indietro e rileggersi l’intervista a Frattini apparsa all’alba sulle pagine del Corriere della Sera, difficile da classificare casuale nei tempi o nei contenuti. Il Ministro degli Esteri, che è il primo ambasciatore del regno, ma anche uno che se gli chiedi una cosa al mattino alla sera te la consegna cucinata a puntino, per chiudere la questione ha voluto mettere nero su bianco l’offerta di pace, e cioè il via libera al finanziamento delle scuole private e il rinvio sine die della questione delle coppie di fatto. Sul resto, il fritto misto a base di legge sul fine vita, nessun impegno particolare perché è un terreno troppo scivoloso per tutti, ma disponibilità a valutare le risoluzioni della commissione a due Quagliariello-Fisichella.

Nel primo pomeriggio è arrivata la risposta vaticana a mezzo accorata lettera di dimissioni del direttore di Avvenire accettata con rammarico da Sua Eminenza il Cardinal Bagnasco in persona. Il resto è cinema, da Franceschini che rispolvera i sindacati all’Italia dei Valori che replica il proprio stanco copione. E a far da spettatori quelli che credono che la fiction sia la realtà e che Gesù, probabilmente, sia morto di freddo.

6 commenti a Finale col Boffo

  1. Non sarei così categorico. La Chiesa oltreteverina non fa mai niente per niente: considera che porta a casa lo “sforzo” di Tremonti sulla scuola privata e lo paga con un Boffo qualsiasi, cioè una testa della CEI. Se è una resa, le condizioni ottenute sono abbastanza appetitose. In più ha già fatto sapere che ci sono rimasti male e sono amareggiati, il chè prelude ad un qualche secondo round che, prima o poi, si combatterà. In Vaticano ragionano su tempi lunghi e sottovalutarli è sempre piuttosto pericoloso. :-)

  2. grano

    Non solo. Le dimissioni di Boffo erano ormai nell'ordine delle cose (la Chiesa non ama prolungare confronti aspri non su questioni “di principio” ma su singole persone al suo interno o ad essa collegate e, quando capita, alla lunga preferisce sempre chiedere ai suoi uomini un passo indietro), per cui sarebbero arrivate comunque. Invece con grande abilità manovriera e sublime scelta dei tempi la Chiesa non solo ha negoziato dei corrispettivi economici certi e dei corrispettivi politici possibili per quello che avrebbe fatto gratis, ma è anche riuscita a fare di Boffo e di Avvenire dei martiri della libertà di stampa agli occhi dell'opinione pubblica, mentre Berlusconi ne esce come il tiranno temporaneamente vittorioso ma con evidenti peccati sulla coscienza.
    Li detesto, ma sul piano strategico tanto di cappello!

  3. e.

    che il cav sia o meno il 'mandante' (come dice sua sensibilita' d'avanzo), non credo conti molto: piu' importante e' che sia concepibile per uno dei suoi giornali e direttori portare avanti una campagna del genere

    stessa cosa vale per il risultato della partita: che il cav abbia segnato per primo, o addirittura vinto, non conta quanto il fatto che si sia potuto permettere di scendere in campo (espressione sua del tempo che fu). ci ha messo 15 anni, ma alla fine e' davvero sceso in campo, su tutti i campi

    ha modernizzato prima la comunicazione in italia. poi ha pensato bene di estendersi e modernizzare la politica italiana. e adesso, al terzo mandato, ha cominciato il lavoro piu' serio e de-sinistra: modernizzare la societa'.

    che lo avrebbero dovuto alla fine intraprendere i conservatori, questo lavoro, e' un apparente paradosso che non dovrebbe sorprendere coloro che la conoscono almeno un pochino, l'italia

    i compagnucci (ed ex e presunti ex) non dovrebbero rimanerci troppo offesi per il fatto che il lavoro di modernizzazione della societa' non sia del tutto compatibile con la dialettica democratica: Marx docet

    p.s. basta con questi editoriali 'alti': aridatece er papa frocio!

  4. Z

    “i compagnucci (ed ex e presunti ex) non dovrebbero rimanerci troppo offesi per il fatto che il lavoro di modernizzazione della societa' non sia del tutto compatibile con la dialettica democratica: Marx docet”

    Trovo sinceramente abbastanza esilaranti affermazioni di questo tipo, nelle quali l'autore palesa di non saper distinguere la differenza che intercorre tra democrazia e propaganda della democrazia. Democrazia significa letteralmente “governo del popolo” ed in quanto tale, se ha poco a che fare con la dottrina marxista ne ha ancor meno con la propaganda liberal-democratica.
    Quella che l'autore del post definisce dialettica, in accordo con la propaganda liberal-democratica, altro non è che la misura militare dei rapporti di forza vigenti nella società in questione.

    Ciò che m'infastidisce è la presunzione assolutamente fuori dalla realtà, che i regimi capitalistici occidentali abbiano come caratteristica connaturata il sostegno e la diffusione della democrazia, ovvero del governo del popolo.
    Questa presunzione è, alla prova dei fatti, contraria alla ragione, al buon senso ed alla storia.

    Altra cosa alquanto fastidiosa è l'attribuzione di tutti i mali dell'occidente capitalista al fantasma marxista. Ebbene Marx non c'entra proprio niente. Le analogie sono dovute allo stato totalitario e fideistico che l'ideologia capitalista ha saputo conquistarsi nel mondo occidentale: il potere tende a somigliare a se stesso quando non trova antagonisti.

    Se vuoi la democrazia, sii pronto a scendere in piazza e a prenderti qualche manganellata in testa, altrimenti continua a ribadire la propaganda di regime, esattamente come fanno gli iraniani che ogni giorno, cinque volte al giorno, s'inchinano alla volta della Mecca.

    Così per il capitalismo come per le derive marxiste, la democrazia è un nemico esiziale.

  5. Name

    ke articolo di merda…… sensa idee, senz'anima e senza attributi…. io mi darei all'ippica, altro che al giornalismo. ah, uno dei voti sopra è mio, perchè speravo di poter dare uno 0 all'articolo, non segnalarlo come valido…

    [Parte del commento rimossa dalla redazione]

    [Nota] Parte del commento è stata rimossa poichè ingiuriosa e minacciosa nei confronti di terze persone. L’indirizzo IP del brillante commentatore è conservato nei nostri archivi. In ogni caso, non è necessario dover provare per iscritto la propria imbecillità: molto spesso, si nota comunque. La Redazione

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