Air France vola via, ritorna Intesa

22 aprile 2008
In Alitalia la situazione è, come al solito, disperata ma non seria. Air France, con un comunicato diffuso ieri sera, ha ufficializzato il suo ritiro dalla trattativa. “Gli accordi non sono più validi“, secondo La Stampa: si chiude così, forse per sempre, una telenovela cominciata ormai un anno fa. Massimo Giannini, su Repubblica, parte all’attacco: “Ora saranno soddisfatti. I “difensori della nazione” e i “paladini dell’occupazione”. Il Pdl che ha appena vinto le elezioni e il sindacato che ha appena perso la faccia. Il ritiro di Air France significa la fine dell’Alitalia e certifica la sconfitta dell’Italia. Si compie il destino di un’azienda depauperata e depredata da decenni di cattiva gestione finanziaria e di pervasiva “usucapione” politica. Si chiude nel peggiore dei modi un “buco nero” costato alla collettività 15 miliardi in 15 anni, 270 euro per ogni cittadino, neonati compresi“. Mentre l’Enac ha fatto sapere proprio stamattina che senza garanzie per la liquidità potrebbe arrivare il ritiro della licenza.

Forse è un caso, forse no che il ritiro arrivi proprio quando Enrico Salza, presidente del consiglio di gestione di Intesa San Paolo, ha rilasciato – per la prima volta da febbraio – una dichiarazione in cui manifestava apertura  nei confronti del vettore di bandiera: “Se l’operazione Alitalia fosse di respiro internazionale saremmo interessati, sotto varie forme“. L’aggettivo “internazionale” poteva significare che finalmente a Ca’ de’ Sass si erano decisi a trattare proprio con Spinetta? Oppure si parlava di Aeroflot, il concorrente russo (che quest’anno sul mercato ha perso il 40% del valore della sua capitalizzazione)? O ancora Lufthansa? Massimo Mucchetti, come sempre, sul Corriere si pone delle domande intelligenti: ” il patriottismo economico continuerà a ispirare il nuovo governo nei rapporti con le imprese o verrà dismesso una volta esaurita la sua funzione elettorale? [...] posto che la classe politica, di governo e d’opposizione, sia in prevalenza patriottica, tutto si ridurrà alla difesa degli assetti azionari di alcune imprese o si arriverà a una politica industriale che, in mancanza di iniziative private spontanee, crei la convenienza a investire nella modernizzazione del Paese?”. Dopo le dichiarazioni di Tremonti – alcune sicuramente giuste e ragionevoli, come il discorso sul ruolo delle banche centrali nella crisi dei mutui – staremo a vedere i fatti concreti.

Intanto, sul Sole 24 Ore si parla della crisi dei mutui e dell’impatto sulla crescita: “A proposito della crisi dei mercati innescata dai mutui subprime americani e le relative ripercussioni sull’economia globale, il 2007 è stato caratterizzato per l’Eurozona da continui rischi per la stabilità dei prezzi nel medio termine e solo la necessità di avere più informazioni sulla crisi dei mercati finanziari e sul suo impatto sull’economia reale ha spinto il Consiglio direttivo della Bce a mantenere invariati i tassi nella seconda parte dell’anno“. E da Francoforte arriva un altro richiamo: “I programmi di stabilità presentati da ultimo dall’Italia, ma anche da altri membri dell’Eurozona in termini di pareggio di bilancio e di riduzione del deficit strutturale, sono «tanto più deludenti» in quanto diversi Paesi continuano a beneficiare di un gettito fiscale eccezionalmente robusto che migliora la posizione strutturale di bilancio «anche se la durata di un tale gettito è tutt’altro che assicurata nel tempo». Lo dice la Bce nella parte del Rapporto annuale 2007 dedicata ai conti pubblici dell’Eurozona“.

Il totoministri odierno è più appassionante del solito. Secondo Il Giornale, Calderoli è in forse come vicepremier, mentre per Sacconi ci potrebbe essere il welfare. Renato Schifani avrà il coronamento di tre legislature spese a dar battaglia in parlamento: sarà presidente del Senato; per Formigoni sembra ci sia qualche intoppo, e Berlusconi gli avrebbe prospettato altri due anni in Regione prima di spiccare il salto verso il governo nazionale, così come per Galan e Roberto Maroni, per il quale si allontana il Viminale. Luca Zaia è l’unico candidato, ad oggi, per le politiche agricole, così come Marcello Pera sembra tornato in auge: potrebbe essere l’erede di Mastella alla Giustizia. Ferdinando Aiuti e Francesco Cognetti sono in corsa per la Sanità. Confermati Mara Carfagna alla Famiglia e Claudio Scajola alle Attività Produttive. E l’accostamento non può non essere significativo.

Ultime segnalazioni: la “rassegna epistemica”  torna sull’Iraq e sulla politica internazionale americana.

Un muratore umbro (Mario Ferretti), intanto, ha vinto il Grande Fratello. Ecco cosa intendevano i padri costituenti, quando avevano scritto che la sovranità appartiene al popolo, il quale però la esercità nelle forme garantite dalla Costituzione.

(il capolavoro qui a fianco è di Diderot. Ma è inutile dirlo)

 

 

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