Libertà vo cercando (confessioni di uno pseudo-blogger)

03/09/2009 - SPERANZA - Io mi ostino a credere che il mondo appartenga alla speranza offerta da uomini e donne coraggiosi e sapienti; e questa fede, però, è continuamente smentita dalla macina stritolante del potere finanziario, burocratico, dispotico, idolatrico che, dove più

     
 

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SPERANZA - Io mi ostino a credere che il mondo appartenga alla speranza offerta da uomini e donne coraggiosi e sapienti; e questa fede, però, è continuamente smentita dalla macina stritolante del potere finanziario, burocratico, dispotico, idolatrico che, dove più dove meno, spadroneggia imperterrito nel pianeta come una Struttura inscalfibile, tanto che, a volte, si comincia a dubitare che la ragione abbia fatto reali progressi nel corso della storia umana. Ciò che alimenta questo sospetto è, soprattutto, il fatto che, nella maggior parte dei cittadini del mondo occidentale libero ed emancipato, la consapevolezza non si accompagna alla responsabilità. E la libertà senza responsabilità diventa un feticcio senza contenuto, diventa anzi qualcosa di obbligatorio (come cantava Gaber) che si riempe a casaccio di cose perfettamente inutili di cui si può fare benissimo a meno. La libertà è faticosa da vivere, da mantenere, da esercitare sia per sé che per gli altri. Meglio il recinto: è più facile vivere in gabbia. Pensare esige energia, vigilanza, fatica. Annebbiare la mente esige un divano, una partita, un telegiornale minzoliniano.

DIETRO IL SUPEREROE - E dunque? Dunque solo l’auspicio che dentro le nostre righe d’internauti, che dietro i nostri post, a volte faticosi e facinorosi, a volte scherzosi e leggiadri, si possano ritrovare numerosi Don Chisciotte pronti a confondere la rappresentazione con la realtà, il segno con la cosa stessa, tutto questo per «adempiere la promessa dei libri» (Michel Foucault). Dire: “Io scrivo, io espello me stesso, il mio vuoto potere di piccolo uomo incapace di essere un Übermenschma desideroso d’esserlo, almeno per un giorno. Perché il blogger deve diventare il vero superuomo che prende il volo, e va lontano, diretto a compiere azioni concrete di salvataggio. Il blogger è un piccolo Carl Kent di provincia che deve quotidianamente ricordare all’uomo che «l’uomo è qualcosa che deve essere superato. Che cosa avete fatto per superarlo? Tutti gli esseri fino ad oggi hanno creato qualcosa che andava al di là di loro stessi: e voi invece volete essere la bassa marea di questa grande ondata e tornare ad esser bestie piuttosto che superare l’uomo?» (F. Nietzsche, quello vero).

     
 

2 Commenti

  1. Luca Massaro scrive:

    Troppo buona. Grazie

  2. Lucia scrive:

    “La mia preoccupazione, però, è la stessa di Montaigne: ossia, che chi scrive commenti sui pensieri di pensieri si trova seduto, senza accorgersene, su di un ramo alto e pericolosamente secco.”

    Chi scrive parla al cuore del lettore più che ai suoi organi uditivo-visivo….

    E' un bellissimo articolo, i miei complimenti Luca!

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