Rugby tra sport e polemiche
07/09/2009 - La stagione del rugby vive il suo momento di massimo affollamento sportivo: nel pieno dei campionati nazionali australi, all’inizio quelli boreali, il torneo piu’ prestigioso tra le migliori nazionali in corso… eppure l’attenzione anche dei non addetti e’ attirata da
La stagione del rugby vive il suo momento di massimo affollamento sportivo: nel pieno dei campionati nazionali australi, all’inizio quelli boreali, il torneo piu’ prestigioso tra le migliori nazionali in corso… eppure l’attenzione anche dei non addetti e’ attirata da uno scandalo, grosso, che stanno scuotendo l’ambiente.
E’ bello ci sia da discutere attorno al rugby, è indice di interesse e passione: un po’ meno bello è se quello sport finisce nei giornali solo quando c’è baruffa nell’aria. E’ questo solo un segnale dello strapotere mediatico del calcio nei Paesi Latini: altrove, ad esempio tra gli anglosassoni, le polemiche sul rugby sono un modo per accapigliarsi, schierarsi e disputare – fuori dal campo, da tifosi. Non per sminuire o affermare: “Anche il rugby (sottinteso, che se la tira tanto coi valori) in realtà’ è come tutti gli altri (sottinteso, il calcio)”. Eppure di fatti sportivi estremamente interessanti il rugby ne presenterebbe molteplici nel periodo tardo estivo, distribuiti su due Emisferi. Accenniamo ai principali, accompagnandoli con le loro polemicuzze, per stimolare l’interesse dei non addetti.
TRI-NATIONS - E’ il torneo in pieno svolgimento tra le tre nazionali australi al top del ranking mondiale, Sudafrica, Nuova Zelanda (i mitici All Blacks) e Australia. Quest’anno il dominio sudafricano e’ netto. Il fatto e’ che quest’anno gli Springboks (le antilopi saltanti, il nickname dei nazionali della Rainbow Country) si sono inventati un gioco efficace in modo mai visto prima, un approccio che stritola tutti senza pietà, al punto da suscitare negli avversari che le prendono regolarmente, accuse di gioco cinico e antispettacolare. Insomma, quelle polemiche cui i supporter della nazionale italiana di calcio sono abituati da sempre – i catenacciari, il “non juego” ai Mondiali del 1982, i difensivisti etc.etc. Ad aggravare le cose, questo era l’anno dei British and Irish Lions in visita in Sudafrica dopo dodici anni. Questa dei Lions è una squadra sovranazionale delle Isole Birtanniche, formata ogni quattro anni per giocare tre partite tre contro una nazionale dei maggiori ex Dominions inglesi dove si giochi rugby (cioè le tre nazioni del Tri Nations); in palio c’è la faccia (per quattro anni). Orbene, anche una delle migliori selezioni Lions di sempre e’ stata sconfitta dagli Springboks in giugno e adesso per dodici anni saranno solenni sfottò, cosa francamente poco sopportabile per un inglese. Il che non ha fatto altro che dar risonanza alle polemiche sul “non juego” catenacciaro sudafricano: lo immaginerete, dato il livello oggettivo, imparziale e per nulla sciovinista della stampa sportiva – e non solo – anglosassone. Come ne usciremo? Semplice, se i Sudafricani continueranno a vincere. Gli anglosassoni, contrariamente ai pietosi latini si stancano presto di star dalla parte dei perdenti: rischierebbero, a ragione, di assorbirne le caratteristiche.
TOP14 - Il primo dei campionati nazionali boreali a iniziare è sempre quello francese ed è anche l’ultimo a finire, tanto densa è la stagione tra impegni di campionato, di coppe e nazionali. Al punto che già dalle prime giornate alcune squadre francesi si trovano a dover giocare tre partite nell’arco di una settimana. La qual cosa è possibile nel calcio ma non troppo in uno sport di contatto fisico come il rugby. Un giocatore di buon livello francese, tal Peyrelongue da Biarritz, ha dichiarato senza peli sulla lingua: “Un calendario così denso è esattamente il modo per incentivare il doping”. Apriti cielo! Immaginate se un Dessena, un DiNatale se ne uscisse con una frase del genere. Vi terremo informati sugli sviluppi.
GUINNESS PREMIERSHIP - I migliori di tutti, quelli più “avanti” come sempre sono gli inglesi. Il loro campionato inizierà il prossimo weekend e come nel calcio è il più denso di campioni, insidiato da quello francese che fa un po’ la parte della Spagna calcistica – sarà per questo che il club francese più titolato, il Tolosa, ama farsi chiamare “il Real Madrid del rubgy”. La scena del crimine che sta rivoltando il rugby come un calzino è tutta inglese ma avviene nei quarti di finale dell’Heineken Cup, la Champions League del rugby, nella sfida tra London Harlequins e gli irlandesi di Leinster che poi vinceranno il titolo. Partita bloccatissima. Al 69’ l’ala Tom Williams degli Harlequins (Quins per gli amici) viene sostituito per ferita ed entra Nick Evans, il fuoriclasse neozelandese trascinatore della formazione. L’allenatore Dean Richards conta sulla sua abilità
di calciatore, ma l’ingresso non si rivela risolutivo e la partita termina a favore di Leinster per 5-6. In realtà tutti, incluso chi scrive e soprattutto l’allenatore di Leinster che ha subito fatto un esposto, si nota che Williams non aveva alcuna ferita sanguinante, fatto che secondo le norme vigenti non avrebbe permesso il rientro in campo di uno gia’ uscito in precedenza come Evans. A peggiorare le cose, in un secondo momento gli comparirà un taglio in bocca. Confesserà, negli spogliatoi l’ha fatto il fisioterapista Steph Brennan, membro tra l’altro dello staff medico della nazionale inglese.
LE CONSEGUENZE - Ed ecco servito il bloodgate che è costato caro ai protagonisti di questa sporca vicenda. Gli Enti preposti hanno bandito l’allenatore Richards per tre anni da tutte le competizioni mondiali. Ha ammesso di aver preso parte alla bravata, di aver progettato la messa in scena, ma non il taglio operato in un secondo momento. “Sono fortemente dispiaciuto per il ruolo che ho giocato in un incidente inaccettabile che ha fatto così tanto male al rugby”. Il medico Brennan è stato bannato per due anni, mentre il giocatore Williams, il “pentito”, rimarrà lontano dai campi di gioco per quattro mesi e gli è andata di lusso. I Quins dovranno pagare una multa e non potranno ricorrere in appello. Tutto questo dopo 14 ore di intense discussioni, valutazioni, interrogatori, e non è ancora finita, notizia fresca di giornata sono le dimissioni del presidente del club londinese: segnale che con tutta probabilità il tentativo di affidare il futuro e l’immagine della squadra a Ian McGeechan, l’ultrasessantenne ex coach dei Lions sopramenzionati, una tra le persone più rispettate nell’ambiente a livello mondiale, non andrà avanti.
UNA BRUTTA FIGURA - È, senza dubbio, una brutta macchia per questo gioco e per gli Harlequins. L’analisi sui nostri media è stata classica: ecco, pure questo è uno sport venduto al dio denaro e altre sinfonie molto simili. “Non siete diversi da tutti gli altri” è il commento comune di chi non vede l’ora di rinfacciarlo appena si presenti l’occasione, dai presunti stupri di gruppo in Australia (in un altro sport con la palla ovale comunque, il rugby cosiddetto “League”) alle amnesie di Bastareaud. Certo, la palla ovale non ci fa una bella figura, ma siamo onesti, almeno nel rugby i provvedimenti si prendono duri e tempestivi. Il rugby as we know it è finito da un pezzo ma, credeteci sulla parola se non l’avete praticato, è ancora un ambito distinto e diverso. Deve esserlo, non fosse altro perchè in questo sport si deve mettere la faccia dove altri non metterebbero manco i piedi. Come un pugile deve rimanere lucido anche sotto i pugni, un rugbista non può permettersi di rovinare tutto per un istante di follia e un allenatore non può fare il furbetto. Paradossalmente questi problemi comportamentali non sono un portato del professionismo, sono piuttosto retaggio di antiche pratiche dell’era gloriosa dilettantistica, quando bastava una strizzata d’occhio dell’allenatore per mettersi a zoppicare e venir sostituiti. Proprio perchè ora c’è il professionismo e le tv, certi atteggiamenti non sono più accettabili ed è giusto vengano stroncati con vigore.













Ma come funzionano le sostituzioni a rugby? Un sostituito può rientrare facendo il cambio con un infortunato?