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pubblicato il 2 settembre 2009 alle 09:30 dallo stesso autore - torna alla home

“Tifo per Bersani”, “Primarie per le regionali in Campania”, “An e Fi non riescono ancora a combinarsi come partito vero”. Pure provocatoriamente secessionista: “Qualora non ci fosse il riconoscimento delle ragioni del sud tanto vale la pena dividersi”. Parte la riscossa di Clemente.

Clemente Mastella è tornato. Incassata l’elezione come parlamentare mast11 Colpo di scena: Mastella è vivo (e lotta insieme a noi)europeo si mostra pronto a rimboccarsi le maniche, entusiasta di ritornare a combattere nell’arena politica. Lo incontriamo in occasione della presentazione del suo ultimo libro, “Non sarò Clemente”, scritto a quattro mani con Marco Demarco, direttore del Corriere del Mezzogiorno, col quale racconta episodi, retroscena e riflessioni di trent’anni di carriera politica. Gli chiediamo se l’Udeur riuscirà a trovare il vigore che aveva raggiunto un paio di anni fa e quindi ad avere una rinascita come quella vissuta nel dopo-Udr di Cossiga. “Abbiamo il dovere di provarci. Non è detto che saremo nello stesso stato di salute – ci dice – però indubbiamente possiamo riprendere quota e possiamo posizionarci in una situazione campana e meridionale in larga misura con caratteristiche simili e in parte difforme a quelle del passato. Esiste un’area politica compatibile con noi, col nostro consenso elettorale”. Fiducioso. La prima tappa sarà la Festa dell’Udeur a Telese, che comincia giovedì. Non una manifestazione celebrativa come tante altre, ma da sempre motivo di dibattito e confronto vero e costruttivo, ci tiene a sottolineare Mastella: “Riprendiamo un discorso politico, nonostante l’alto grado di difficoltà del sistema politico italiano. Possiamo ancora giocare un ruolo. Centravanti? A centrocampo? L’importante è che uno sia nel novero dei convocati”. Per ripartire.

LA CRISI DEL BIPARTITISMO - L’ultima immagine significativa è quella del discorso tenuto in Parlamento in occasione delle dimissioni da Guardasigilli, immagine più volte ripresa nel libro. Il governo era quasi del tutto assente. Poche eccezioni. Mastella snobbato dai suoi stessi compagni di banco. Pochi giorni e per Romano Prodi fu la caduta. Guai ad additare particolari responsabilità all’ex Ministro della Giustizia, però. “Il governo già era caduto. Non c’era più la maggioranza. Tanto è vero che si è sciolto il blocco sociale quando si è andati alle elezioni dopo tre mesi. Se era una cosa che poteva tenere, di grande forza, avrebbe avuto una consistenza e un valore che andavano al di là delle vicende che riguardavano un piccolo partito come il mio, il più piccolo della coalizione. Si era sciolto il blocco sociale, tant’è vero che non riesce a recuperare nemmeno dopo un anno alle Elezioni Europee. C’è qualcosa che non va, c’è una crisi di identità, una crisi di cifra politica che determina un consenso moderno sul piano personale”. Se dovesse dare un consiglio al Pd, quindi? “Se tornassero ad essere Ds e Margherita spaccati sarebbe la cosa migliore”. Ha davvero le idee chiare sugli ex-alleati. Ne parlerà ampiamente più tardi nell’incontro ansa 12029082 46470 Colpo di scena: Mastella è vivo (e lotta insieme a noi)pubblico, soffermandosi sugli equilibri del sistema politico. La crisi del bipartitismo potrebbe essere dietro l’angolo, lascia intendere Mastella: “I partiti più grandi tentati da bipartitismo non riescono a guidare e a padroneggiare il loro bipartitismo interno. Si ritrovano da una parte e dall’altra in difficoltà. Quelli che avevano tentato di far fuori tutti si ritrovano a destra e a sinistra in crisi. Ds e Margherita che non riescono ad essere partito, An e Fi non riescono ancora a combinarsi come partito vero. C’è un intuizione ma non un partito. C’è, insomma, una sorta di bipartitismo che cerca di fregare proprio i partiti che avevano patteggiato il bipartitismo italiano”.

FORZA BERSANI - La svolta potrebbe arrivare dopo il congresso democratico. E lì che tutte le carte in tavola potrebbero mescolarsi, da una parte e dall’altra della barricata. Anche il governo non ne uscirebbe indenne: “Prevedo che se vince Bersani nel centrosinistra una parte della ex Margherita se ne andrà. Non c’erano le condizioni prima, non ci saranno a maggior ragione dopo. E questo può mettere in moto il meccanismo. Creando la crisi a sinistra le difficoltà si paleseranno anche dall’altra parte, soprattutto con l’avvicinarsi delle elezioni politiche. Secondo me vince Bersani e faccio anche il tifo per Bersani, perché questo potrebbe aprire una fase nuova nella politica italiana. Non ritengo che il lodo Alfano metterà in discussione il governo Berlusconi. Se non fosse accettato metterebbe in discussione tutto, ma siccome c’è stato già un pronunciamento della Corte precedenetemente e avendo fatto una legge che tenga conto delle obiezioni della Corte divenga oggettivamente difficile che la Corte dica no al lodo Alfano. Creerebbe squilibri istituzionali che è la cosa peggiore per un Paese: non è là il punto di debolezza”.

PARTITI? WHAT? – Quali sono allora i partiti? “I partiti che vediamo in campo sono partiti di natura editoriale: il partito di Repubblica e del Giornale. E’ la fine della democrazia. E’ una sorta di pseudo-regime da una parte e dall’altra”. Quello che si rifà al centrosinistra lo avrebbe martoriato durante l’esperienza di governo. Lo spiega Demarco introducendo. Parla dello scoop dell’aereo presidenziale utilizzato da Mastella per spostarsi con suo figlio ed andare a Monza per il Gran Premio di Formula Uno: “L’attenzione non solo dei media ma negli ultimi tempi anche dell’attività giudiziaria, servizi segreti, si è soffermata su Mastella. Da quando un giorno è stato fotografato su un aereo presidenziale Mastella ha capito che le cose si stavano accelerando. Su quell’aereo c’erano anche altri Ministri. Ma Rutelli sparisce dalle prime agenzie. Mastella resta. La campagna mediatica conseguente lo porta alle dimissioni”. C’è spazio per criticare il sentimento antimeridionalista, di tanto in tanto di moda, mostrarsi contrariati verso il partito del Sud, lanciare stoccate alle regioni a statuto speciale: “Come facciamo a fare il partito del Sud se abbiamo accettato tutti senza alzare la voce che il 30% dei candidati a destra e a sinistra nel 2008 sono stati immigrati dal nord? L’unica immigrazione dal nord al sud è quella politica. E la gente non ha detto nulla”, dice Mastella. Che poi continua e provoca: “Arrivo al paradosso che qualora non ci fosse il riconoscimento delle ragioni del sud tanto vale la pena dividersi. Ognuno fa la sua Repubblica: il Nord e il Sud”. Frecciatine che i partiti territoriali non gradiranno: “Ci sono alcune anomalie. La Sicilia è quella che grazie al SuperEnalotto ha recuperato 40 milioni di euro in virtù dello statuto speciale. Il Sicilia il presidente della Regione è anche il Capo delle Forze di Polizia”.

REGIONALI 2010 - Ultimo capitolo: le elezioni regionali. Quelle sì berlusconi mastella Colpo di scena: Mastella è vivo (e lotta insieme a noi)potrebbero segnare l’inizio della riscossa mastelliana. Altro che festa dell’Udeur ed elezione a Strasburgo. Il partito comincia a scaldare i motori. Mastella pure: “Bisogna fare le primarie”, propone. Vuol fare il Presidente della Regione? Risponde di no. E motiva diplomaticamente: “Laddove il centrodestra che è più forte stenta a trovare un candidato, la cosa più corretta è fare le primarie. E’un modo elegante per uscirne. Trovare un’intesa sarà difficile. L’Udc porrà questioni di programma, essendo considerato l’asse portante, la bilancia, alzerà il prezzo in maniera enorme e porrà problemi fino alla fine. In Campania e nell’intero paese. Non sceglieranno una linea politica generale in tutto il Paese, al loro posto anche io probabilmente farei lo stesso”. E non si ferma qui: “Sono per un candidato politico e non esterno”, dice, dando l’impressione di voler palesare la contrarietà ad un’eventuale candidatura di Gianni Lettieri, presidente dell’Unione industriali di Napoli, il cui nome è tra quelli in prima fila , insieme a quelli di Nicola Cosentino e Mara Carfagna, per la guida del centrodestra nella prossima primavera. Mastella nega, dice di non riferirsi a lui, facendone una questione più generale: “Il problema non è Lettieri. E’ inaccettabile il principio che ognuno è candidabile, dall’esterno: sarebbe la fine della politica. Il matematico faccia il matematico. Il politico faccia il politico. Il fatto di essere passati dal professionismo (della politica, ndr) ad oggi, dove non c’è più, e quando c’è viene guardato male, non mi pare che abbia avvantaggiato il Paese. Dov’è l’esempio che l’associazionismo dovrebbe dare alla politica? Vedo eredità all’estero ed altro. Dov’è il tratto di natura pedagogica che dovremmo accettare dagli altri?”.E se De Mita andasse da solo?”, gli chiede qualcuno, mentre lui sta firmando autografi. “Non lo conosci!”, la pronta risposta.

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