“Tifo per Bersani”, “Primarie per le regionali in Campania”, “An e Fi non riescono ancora a combinarsi come partito vero”. Pure provocatoriamente secessionista: “Qualora non ci fosse il riconoscimento delle ragioni del sud tanto vale la pena dividersi”. Parte la riscossa di Clemente.
Clemente Mastella è tornato. Incassata l’elezione come parlamentare
europeo si mostra pronto a rimboccarsi le maniche, entusiasta di ritornare a combattere nell’arena politica. Lo incontriamo in occasione della presentazione del suo ultimo libro, “Non sarò Clemente”, scritto a quattro mani con Marco Demarco, direttore del Corriere del Mezzogiorno, col quale racconta episodi, retroscena e riflessioni di trent’anni di carriera politica. Gli chiediamo se l’Udeur riuscirà a trovare il vigore che aveva raggiunto un paio di anni fa e quindi ad avere una rinascita come quella vissuta nel dopo-Udr di Cossiga. “Abbiamo il dovere di provarci. Non è detto che saremo nello stesso stato di salute – ci dice – però indubbiamente possiamo riprendere quota e possiamo posizionarci in una situazione campana e meridionale in larga misura con caratteristiche simili e in parte difforme a quelle del passato. Esiste un’area politica compatibile con noi, col nostro consenso elettorale”. Fiducioso. La prima tappa sarà la Festa dell’Udeur a Telese, che comincia giovedì. Non una manifestazione celebrativa come tante altre, ma da sempre motivo di dibattito e confronto vero e costruttivo, ci tiene a sottolineare Mastella: “Riprendiamo un discorso politico, nonostante l’alto grado di difficoltà del sistema politico italiano. Possiamo ancora giocare un ruolo. Centravanti? A centrocampo? L’importante è che uno sia nel novero dei convocati”. Per ripartire.
LA CRISI DEL BIPARTITISMO - L’ultima immagine significativa è quella del discorso tenuto in Parlamento in occasione delle dimissioni da Guardasigilli, immagine più volte ripresa nel libro. Il governo era quasi del tutto assente. Poche eccezioni. Mastella snobbato dai suoi stessi compagni di banco. Pochi giorni e per Romano Prodi fu la caduta. Guai ad additare particolari responsabilità all’ex Ministro della Giustizia, però. “Il governo già era caduto. Non c’era più la maggioranza. Tanto è vero che si è sciolto il blocco sociale quando si è andati alle elezioni dopo tre mesi. Se era una cosa che poteva tenere, di grande forza, avrebbe avuto una consistenza e un valore che andavano al di là delle vicende che riguardavano un piccolo partito come il mio, il più piccolo della coalizione. Si era sciolto il blocco sociale, tant’è vero che non riesce a recuperare nemmeno dopo un anno alle Elezioni Europee. C’è qualcosa che non va, c’è una crisi di identità, una crisi di cifra politica che determina un consenso moderno sul piano personale”. Se dovesse dare un consiglio al Pd, quindi? “Se tornassero ad essere Ds e Margherita spaccati sarebbe la cosa migliore”. Ha davvero le idee chiare sugli ex-alleati. Ne parlerà ampiamente più tardi nell’incontro
pubblico, soffermandosi sugli equilibri del sistema politico. La crisi del bipartitismo potrebbe essere dietro l’angolo, lascia intendere Mastella: “I partiti più grandi tentati da bipartitismo non riescono a guidare e a padroneggiare il loro bipartitismo interno. Si ritrovano da una parte e dall’altra in difficoltà. Quelli che avevano tentato di far fuori tutti si ritrovano a destra e a sinistra in crisi. Ds e Margherita che non riescono ad essere partito, An e Fi non riescono ancora a combinarsi come partito vero. C’è un intuizione ma non un partito. C’è, insomma, una sorta di bipartitismo che cerca di fregare proprio i partiti che avevano patteggiato il bipartitismo italiano”.
FORZA BERSANI - La svolta potrebbe arrivare dopo il congresso democratico. E lì che tutte le carte in tavola potrebbero mescolarsi, da una parte e dall’altra della barricata. Anche il governo non ne uscirebbe indenne: “Prevedo che se vince Bersani nel centrosinistra una parte della ex Margherita se ne andrà. Non c’erano le condizioni prima, non ci saranno a maggior ragione dopo. E questo può mettere in moto il meccanismo. Creando la crisi a sinistra le difficoltà si paleseranno anche dall’altra parte, soprattutto con l’avvicinarsi delle elezioni politiche. Secondo me vince Bersani e faccio anche il tifo per Bersani, perché questo potrebbe aprire una fase nuova nella politica italiana. Non ritengo che il lodo Alfano metterà in discussione il governo Berlusconi. Se non fosse accettato metterebbe in discussione tutto, ma siccome c’è stato già un pronunciamento della Corte precedenetemente e avendo fatto una legge che tenga conto delle obiezioni della Corte divenga oggettivamente difficile che la Corte dica no al lodo Alfano. Creerebbe squilibri istituzionali che è la cosa peggiore per un Paese: non è là il punto di debolezza”.




E' spaventoso! Come la Mafia di Chicago, imperitura, con doppio petto, sempre sulla breccia. Chi salverà i cittadini Italiani, quelli che lavorano, studiano e soffrono e non sognano di essere corrotti da un politico immorale dei tanti in circolazione. Ai cretini che sostengono “”le istituzioni”" che li massacrano, i Sindacati che li “”negoziano”" le leggi che li castigano, che piangono e si lamentano quando vengono colpiti dall'ingiustizia e dalla carenza di mezzi per sopravvivere, mando un caldo saluto per questo autunno dove cominceranno a vedere la faccia di questa politica economica.
via mastella dalle palle…poco uomo…per nulla politico…solo corrotto e venduto…basta pagliacci…vogliamo solo politici…e' chiedere troppo?????
Ho gia scritto un commento, ma quando vedo quel nome sento lo sdegno e la ripugnanza che mi assalgono. Togliete questo articolo, fatemi il favore. GRAZIE!