Ricordati che sei colonna di un sistema
01/09/2009 - Il 22 agosto 2009 a Bagnone, in provincia di Massa Carrara, viene centrato al Superenalotto il 6 più alto della storia. Il vincitore si porta a casa 147 milioni di euro e spicci. Bene così? Ma nemmeno per niente. Iniziamo
Il 22 agosto 2009 a Bagnone, in provincia di Massa Carrara, viene centrato al Superenalotto il 6 più alto della storia. Il vincitore si porta a casa 147 milioni di euro e spicci. Bene così? Ma nemmeno per niente.
Iniziamo con un po’ di matematica. Secondo Wikipedia la possibilità di fare un 6 al Superenalotto è 1 su 56.035.316.700. Se il concetto non vi fosse chiaro è mille volte più probabile partorire due gemelli siamesi (ma probabilmente meno divertente). Quindi per avere buone probabilità di vincere al Superenalotto dovreste prima partorire mille coppie di gemelli siamesi. Schifo eh? A quel punto tuttavia i soldi vinti vi basterebbero a mala pena per sfamarli (per non tacere del fatto che tendono a litigarsi il cibo). Se vi sentite proprio in vena di tentare la sorte potete farlo comodamente seduti
sulla poltrona di casa vostra. Prendete una moneta e lanciatela 36 volte. Se ottenete come risultato 36 croci avete vinto al Superenalotto (anzi avreste vinto, ma ahimè, non avete giocato).
LA MATEMATICA - Se non avete vinto potete ritentare a piacimento. Considerato che ogni lancio vi porta via circa 5 secondi e che per 36 lanci vi occorreranno circa 3 minuti, potrete aspettarvi di fare 6 al Superenalotto dopo circa 479.754 anni a condizione che giochiate 16 ore al giorno (la notte è dedicata al sonno, anche se non oso immaginare cosa possiate sognare dopo una giornata del genere). In pratica per godere i frutti della vostra meritata vincita avreste dovuto iniziare a giocare dal Pleistocene medio, all’epoca della seconda glaciazione. All’epoca sareste stato tuttavia un Homo Erectus ed è dubbio quindi che avreste avuto una moneta con cui giocare. Ma se per 36 lanci occorrono 3 minuti per giocare al Superenalotto bisogna aspettare metà settimana. Qui il calcolo si fa interessante. Occorrono infatti 538.801.122 anni per potersi aspettare una vincita. Avreste dovuto quindi iniziare a giocare durante il Periodo Cambriano anche se all’epoca non c’erano esseri umani ma solo echinodermi, trilobiti e ostracodi, tutte forme di vita troppo sviluppate per perdere tempo coi giochi d’azzardo.
I CONTI TORNANO - Ma voi siete furbi, voi fate il sistema. Così invece di giocare 2 colonne a un euro ne giocate duecento a 100 euro. Ora sì, che le probabilità sono a vostro favore! Invece di avere una ridicola probabilità su 56 miliardi di vincere ne avrete una altrettanto ridicola, ma su 560 milioni. Non vincerete ugualmente ma avrete in compenso incrementato del 100% la vostra probabilità di buttare al cesso 100 euro. (Le probabilità a cui mi riferisco sono quelle del Superenalotto con Superstar, qualunque cosa ciò voglia dire). Il problema principale del Superenalotto è che non un gioco equo. Appena il 38% viene rimesso in gioco nel montepremi. Immaginate che io vi proponga una scommessa in cui dovete giocarvi 100 euro a testa e croce. Se vincete guadagnerete 38 euro, se perdete dovrete darmi l’intera somma. Io sto “rischiando” solo 38 euro, voi 100. Ammesso che voi siate talmente sciocchi da accettare una scommessa del genere (e se giocate al Superenalotto probabilmente lo siete) dopo 100 turni avrò guadagnato 3100 euro. E indovinate dalle tasche di chi vengono? Ebbene, il Superenalotto è un gioco di questo ordine di iniquità. Dove vanno a finire gli altri soldi? Sorpresa, per ogni 100 euro giocati ben 49,5 vanno allo Stato, 8 al punto vendita e 4,4 alla Sisal. Giocare al Superenalotto, o agli altri
giochi d’azzardo gestiti dallo Stato, equivale quindi ad una spontanea e consapevole autotassazione. Lo stesso italiota che si lamenta di pagare troppe tasse poi è ben contento di andare sua sponte a versare l’obolo nelle casse dell’erario due volte a settimana. Evidentemente è talmente soddisfatto dei servizi che lo Stato gli eroga da volerlo premiare con una mancia. A volte non sta talmente nella pelle per la bontà del servizio che gratifica l’erogatore anche di un pacchetto di sigarette (il 75% del cui costo va in tasse) per un totale, in media, di ulteriori 1204 euro l’anno (a fronte di non si capisce bene quale vantaggio). Ovviamente questi giochi sono d’azzardo solo per il giocatore, non per il banco.
Nel 2007 lo Stato ha raggranellato dal solo Superenalotto 960 milioni di euro. Poiché il Superenalotto esiste dal 1997 possiamo stimare che lo Stato abbia da allora messo insieme una cifra parti al prodotto interno lordo dell’Islanda. La gente che gioca è evidentemente convinta di star facendo qualcosa di razionale per incrementare la propria qualità di vita. Eppure gli studi di Seligman (2003) hanno abbondantemente dimostrato che non vi è una correlazione lineare tra denaro e felicità. Per farvela breve, oltre una certa soglia minima, necessaria al benessere e al sostentamento, le persone più ricche non sono più felici. Su scala nazionale ad esempio gli abitanti dei paesi dell’America Latina riportano una soddisfazione esistenziale maggiore di quanto il loro potere d’acquisto farebbe supporre mentre in paesi industrializzati, come Stati Uniti, Francia e Giappone, la soddisfazione esistenziale non è cambiata quando è raddoppiato il potere d’acquisto.
LA VERITA’ – Come se tutto questo non bastasse “uno studio americano pubblicato su JAMA ha messo a confronto vincitori di premi consistenti tra 50 e 150 mila dollari, con vincitori di premi minori, 10 mila dollari circa. A
due anni dalla vincita la metà dei vincitori più ricchi andava in bancarotta, ma dopo 5 anni i vincitori di entrambi i gruppi avevano perso quasi tutti”. Vedere quindi queste masse di subnormali che fanno la fila per giocare solleva nel mio animo sensibile una mesta considerazione. Gli italiani (per non tacere dei tedeschi) sono una manica di idioti che ritiene che la felicità consista nell’avere una microscopica possibilità di vincere 147 milioni di euro e che più in generale che ciò che conti nella vita sia avere fortuna e che, infine, la felicità è qualcosa che viene dall’esterno, alla stregua di un deus ex machina che li salvi dal pantano delle loro bigie esistenze. Se questi sono i fatti viene da chiedersi allora quale sia la vera funzione del Superenalotto. Io credo che consista principalmente nel dare qualcosa da dire al TG1 dopo aver chiarito per l’ennesima volta che per affrontare il caldo bisogna 1. bere molta acqua 2. mangiare frutta e verdura 3. evitare di uscire nelle ore calde. Come li riempi altrimenti 30 minuti di telegiornale senza parlare dei guai di Berlusconi?













un grande ritorno
Secondo me bisogna creare migliaia di superenalotti e abolire le tasse. Così passiamo “da ognuno secondo si fa rapinare” a “da ognuno secondo quanto è scemo”, che mi sembra più giusto.
Sarebbe bello ritrovare un articolo di qualche anno fa dove si dimostrava che era meglio pagare più tasse che giocare al superenalotto dato il maggior guadagno statistico in benessere che se ne ricavava (contemplando corruzione e spreco delle PA)
Bella la citazione della canzone di Frankie Hi-Nrg MC e la dimostrazione che chi non ha mai giocato a lotto, ena e super, ha vinto negli anni diverse migliaia di euro.
Per caso il nome del vincitore di Bagnone è Ernest?
Strepitoso come al solito (io due eurini ogni tanto ce li butto al gratta e perdi, lo confesso!)
GRANDE!!!
Sono estasiato dal buon senso di questo gggiovane.
e tu saresti un giornalista? ma andare a zappare no eh?