Influenza A, l’Odissea da affrontare per un test
31/08/2009 - Ci dicono di non preoccuparci, che il Paese è attrezzato per affrontare l’ emergenza virus H1N1, eppure anche sottoporsi al test di positività può diventare praticamente impossibile Una vera e propria via crucis. È quella che devono affrontare i pazienti
Ci dicono di non preoccuparci, che il Paese è attrezzato per affrontare l’ emergenza virus H1N1, eppure anche sottoporsi al test di positività può diventare praticamente impossibile
Una vera e propria via crucis. È quella che devono affrontare i pazienti che
arrivano al Policlinico Umberto I di Roma in preda al dubbio se abbiano contratto la nuova influenza. Nell’ospedale capitolino, infatti, chi fa i conti con una sindrome influenzale finisce per essere ‘rimpallatò da un padiglione all’altro in cerca di risposte.
I FATTI – Ne sa qualcosa I. S., giornalista 31enne, asmatica e da qualche giorno colpita da febbre, nausea, tosse e problemi respiratori accentuati dall’asma. I. rientra tra le categorie a rischio per le quali, a partire da metà novembre, è previsto il vaccino contro il virus H1N1. Ma il siero sarà distribuito soltanto tra 2 mesi e mezzo, per questo per la 31enne è importante sapere se quella che l’ha colpita in questi giorni è nuova influenza o se si tratta di un altro virus. Nel primo caso, infatti, potrebbe evitare di assumere il vaccino a novembre, potendo contare su una sorta di immunizzazione ‘naturale’. Sabato 29, nelle prime ore del pomeriggio, I. si reca al pronto soccorso dell’Umberto I. Le sue condizioni di salute, in quel momento, non destano particolari preoccupazioni, e il camice bianco addetto a smistare i pazienti le spiega che al pronto soccorso non possono far nulla per capire se ha contratto o meno la nuova influenza.
NON SI PUO’ FARE! - «Una circolare del ministero della Salute – spiega la donna – non ci dà più la possibilità di effettuare test, anche se lei è asmatica. Deve recarsi al reparto di malattie infettive, e lì sottoporsi al test. Ma oggi è sabato, non troverebbe nessuno in grado di aiutarla – aggiunge – torni lunedì mattina e vada all’accettazione delle malattie infettive dove potrà fare il test». Lunedì mattina I. è visibilmente migliorata, ma vuole comunque fugare ogni dubbio.
Così torna al Policlinico, stavolta alla ricerca del reparto di malattie infettive. Giunta a destinazione, la giovane chiede a un portantino dove si trovi l’accettazione del reparto, poichè i cartelli con le indicazioni non sembrano condurla alla meta. L’uomo risponde serafico: «L’accettazione? Non c’è più da 5 anni», ma le indica l’ambulatorio dove potrebbero sottoporla al test. I. arriva lì e spiega per l’ennesima volta sintomi, dubbi, farmaci assunti e tutto il necessario. Ma la caposala le spiega che il test deve essere eseguito dal pronto soccorso: «e lì l’unico posto dove possono farlo». La giovane ribatte che al pronto soccorso era già stata sabato scorso, e ora si trova nel reparto di malattie infettive solo per aver seguito le indicazioni che le erano state date. Niente da fare. La caposala si confronta con il capodipartimento, e la rispedisce al pronto soccorso, dove arriva furente. Non solo. Nuovamente si sente ripetere le indicazioni di sabato scorso: dal pronto soccorso cercano di nuovo di rimandarla a Malattie infettive. I. non ci sta e alza la voce, così i sanitari contattano il capodipartimento per capire chi deve eseguire il test: nessuno, a quanto pare.
VADA IN UN ALTRO OSPEDALE – La invitano, infatti, a rivolgersi a un altro ospedale, ad esempio allo Spallanzani, dove il reparto di malattie infettive è munito di pronto soccorso. Di fronte al nervosismo crescente della donna, i sanitari le dicono che le manderanno un infettivologo: sarà lui a decidere. I. attende in una saletta, ma al posto del camice bianco arriva un’infermiera che la interroga su sintomi e storia clinica. La inserirà in lista d’attesa, «e tra 4-5 ore – le spiega – potrà essere visitata da un medico, ma non so se potremo farle il test. La fase di contenimento del virus è finita, per questo non siamo più tenuti a farne». Quattro-cinque ore d’attesa, dunque, con l’interrogativo di una diagnosi che potrebbe anche non arrivare. «Una beffa - spiega la giovane – Ho preferito tornare a casa immediatamente, mi sentivo presa in giro fin troppo. Domani mi recherò in un ospedale dove c’è un reparto di malattie infettive munito di pronto soccorso. Lì, forse, sapranno aiutarmi. Ma nella circolare del ministero della Salute il test è previsto per donne incinte e categorie a rischio. E io, come ho ripetuto mille e mille volte al personale dell’Umberto I, sono un’asmatica. Peccato che nessuno mi abbia dato ascolto».













al Policlinico di Modena eseguono un test ogni10 persoe sospette, indipendentemente dalla gravità dei sintomi.
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