Il re del pop è morto, ma il mondo fa finta di niente e continua a festeggiarne il compleanno ad ogni latitudine: da Mosca a Delhi, da Londra a Città del Messico, migliaia di fan si sono ritrovati nel nome del mito. Noi siamo andati a dare un’occhiata a Brooklin
Dalla nostra inviata a New York
Micheal Jackson avrebbe compiuto 51 anni il 29 agosto 2009. Sono state organizzate molte iniziative in giro per il mondo per celebrarlo e ricordarlo. Spike Lee ha organizzato una grande festa a Brooklyn, nel cuore di uno dei parchi più belli di New York: Prospect Park, Nethermead meadow. (Il regista aveva girato il video della controversa “They Don’t Care About Us”, 1995, dall’album “HIStory: Past, Present and Future, Book I”. Il testo della canzone aveva suscitato accese polemiche).
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Piccoli fans |
Green passion |
Lei c’era |
Inizialmente il party era stato immaginato come un block-party: un incontro più intimo e di quartiere a Fort Greene Park. “Brooklyn style block party”, lo aveva definito Spike Lee in una intervista il 15 agosto scorso. Ma gli organizzatori hanno poi deciso di spostarlo in uno spazio più accogliente aspettandosi che molte persone avrebbero voluto partecipare alla celebrazione. Più di quanto un “Brooklyn style party” avrebbe potuto accogliere. La pioggia ha forse scoraggiato inizialmente: incessante e violenta fino a mezzogiorno passato, è finalmente diminuita per lasciare spazio ad una giornata nuvolosa e verso le 4 addirittura ad un timido sole.
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Trucco cubista |
Quasi interessati |
Il mago di Oz? |
Le persone hanno comunque cominciato ad arrivare intorno alle 11, con grandi ombrelli e galosce colorate. Ad aspettarli un grande telone bianco su cui firmare e lasciare saluti o ricordi. Accanto il banchetto di 40 Acres Filmworks, e un camioncino di Ben & Jerry’s, celeberrimo gelato da fare invidia ai golosi e dovrebbe fare impallidire gli ammiratori dell’Hagen Daz. L’erba bagnata non ha scoraggiato più di tanto. L’area antistante il palco si è riempita di persone festose, nostalgiche, eterogenee. Famiglie, bambini, animali (cani, soprattutto, ma anche un’iguana). Ordinati, sorridenti – perfino i cani sorridevano. Si respirava insomma un bel clima. E si poteva sentire una intensa emozione di orgoglio, che inevitabilmente esplodeva all’arrivo di alcune delle canzoni più amate e più celebri: Thriller, Billy Jean, ABC, Black or White, Human nature.
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I can do bad myself |
Una sola bandiera |
Lassù qualcuno… |
Ma la lista sarebbe davvero troppo lunga. Indipendentemente da quanto lo si ami, o lo si sia amato e poi espulso dalla propria vita, criticato per le ossessioni chirurgiche, l’abuso di sostanze di ogni tipo, gli strani matrimoni e legami familiari e, soprattutto, per il peso impossibile da dimenticare e difficile da conciliare con la sua voce eterea e – forse – eterna, Michael Jackson fa parte della nostra vita. Difficile non avere amato almeno alcune delle sue canzoni: e la prova è presto fatta. Basta riascoltarle. E possono essere state rimpiazzate, nel nostro cuore o nella nostra playing list, da canzoni migliori, più amate, diverse. Si può anche avere smesso di ascoltare musica. Ma l’effetto è più o meno quello della Madeleine proustiana. Can you feel it?
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Gemelli diversi |
Rainy day |
Tutto quello che resta? |




































Jackson è uno dei pochi che si possa definire immortale!
Belle le foto naturali senza nessun ritocco, le hai fatte tu, Chiara?