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Berlusconi contro la Chiesa? Tranquilli, è solo una finta

31 agosto 2009

E’ vero, tra il PresDelcons e la Santa Sede i rapporti non sono idilliaci. Ma alla fine saranno i fatti a contare. L’autogoal di Feltri peserà, ma soltanto a causa del prezzo politico che il governo dovrà pagare per esso. Ma Silvio è in una botte di ferro. A meno che ad ottobre…

Alla fine la Chiesa ci giudicherà dalle cose che faremo”. Non ha dubbi il deputato del Pdl Maurizio Lupi, che, insieme a Mariastella Gelmini, a Mara Carfagna e a Maurizio Sacconi, è uno dei più autorevoli rappresentanti del fronte di Comunione e Liberazione tra le fila berlusconiane. “Il tema vero sono le leggi che si approvano, e su quello saremo misurati. Il resto verrà dimenticato. E non parlo solo del testamento biologico, mi riferisco anche alla famiglia, alla libertà di educazione. Alla fine il Pdl ha sempre dimostrato di essere più affidabile”. Niente di più vero: è questa con ogni probabilità la chiave di lettura più corretta che fuoriesce dai complessi giri di dichiarazioni degli ultimi giorni, scatenatisi in seguito alle scintille tra Chiesa e Lega Nord prima, e tra Chiesa e Giornale targato Feltri poi. La voglia di chiarimento del Presidente del Consiglio, del fido Gianni Letta, ma pure dei leghisti Umberto Bossi e Roberto Calderoli (anche loro dicono di voler ricucire col Vaticano), è, quindi, la prova provata che di exit strategy possibili ce n’è una sola: non deludere le aspettative della Chiesa. Lo sa bene pure il laico Fabrizio Cicchitto: “In Italia si governa solo con una larga maggioranza tra laici e cattolici. Meglio quindi lavorare per superare le difficoltà vissute nelle ultime settimane”. Senza rischiare di ritrovarsi a casa. Insomma, la storia già scritta dice che vinceranno quelle che il Corriere della Sera definiva ieri “colombe”, quelli del dialogo, e perderanno i “falchi” come Feltri, Carlo Giovanardi, Vittorio Sgarbi, il prevedibile Daniele Capezzone, un berlusconiano d’assalto, così come le schegge impazzite alla Giuliano Ferrara.

IL TESTAMENTO BIOLOGICO – Invece che un assist vincente a favore del capo, insomma, l’irruenza di Feltri in questi giorni ha generato semplicemente un autogol al governo del Cavaliere, alla sua maggioranza e al giornale di famiglia. Un boomerang che rinvigorisce le posizioni delle gerarchie ecclesiastiche, di cui già si conoscono bene le richieste pronte ad essere poste sul piatto della bilancia, le solite: fine vita, Ru486, pillola del giorno dopo. Il testamento biologico sicuramente il tema più caldo. E’ rigorosamente vietato fare passi indietro sul testo già passato al Senato alcuni mesi fa. Dalla sponda vaticana lo avevano già fatto sapere a chiare lettere pochi giorni fa, tramite qualche autorevole rappresentante: “Parto dal presupposto che le leggi sono sempre perfettibili. Quindi anche quel testo può essere suscettibile di miglioramenti. Ma sinceramente non capirei uno stravolgimento di quelle norme nell’Aula della Camera perchè sono state votate da una larga maggioranza di senatori, compresi alcuni dell’opposizione. Mi risulta inoltre di difficile comprensione tutta questa insistenza a voler modificare il testo. In fondo alla Camera ci sono, più o meno, gli stessi equilibri parlamentari esistenti a Palazzo Madama. E quindi delle due una: o i senatori hanno preso un abbaglio oppure si tratta di un tentativo ideologicamente giustificato”. A parlare non era stato un parlamentare del Pdl, né Sandro Bondi, né Maurizio Gasparri e nemmeno Ignazio La Russa. Queste dichiarazioni appartengono al cappellano di Montecitorio e presidente della Pontificia Accademia per la Vita, Mons. Rino Fisichella. La Chiesa è chiara: per quanto riguarda il testamento biologico, la proposta della maggioranza non va ritoccata, rivista, ridiscussa. Parole confermate oggi in toto dal Presidente del Senato Renato Schifani, che ci tiene a sottolineare che la legge, a fine marzo fu votata dai Senatori “liberamente, con coscienza e senza ingerenze di alcun tipo: né politiche, né religiose, né tantomeno istituzionali”. Tra i banchi della maggioranza resteranno a bocca asciutta i liberali come Benedetto Della Vedova che denuncia la “retorica artificiosa e passatista del Dio, patria e famiglia”, il Presidente della Camera Gianfranco Fini, i laici cattolici come Gianfranco Rotondi che lamenta, invece, “il rapporto sbagliato tra politici e Chiesa”. “Dovrebbero essere distinti e distanti”, dice.

BERLUSCONI STA PER CADERE? – Paradossalmente non era tanto il popolo dei militanti leghisti a mettere il bastone tra le ruote dei rapporti tra maggioranza e gerarchie ecclesiastiche, quando sul web inveiva contro vescovi e sacerdoti: “Ipocriti!” e molto di più si leggeva nei forum della gente padana. Nel centrodestra chi filo da torcere ne dava parecchio era proprio Fini, colui che come ricordava Pierluigi Battista sul Corriere, sulla laicità e sull’immigrazione piace più alla sinistra che alla destra, ed è affaccendato, secondo voci, nel dialogo condito da tanto feeling col Presidente Luca Cordero di Montezemolo: un feeling che potrebbe condurre alla chissà quanto fantomatica costruzione di una alternativa vera all’attuale maggioranza. Secondo quanto segnalano Libero e Dagospia, al fianco di Montezemolo e il “suo” think tank Italia futura, Gianfranco Fini e la sua Farefuturo non farebbero mancare il loro apporto. Come nel caso del primo incontro pubblico del 7 ottobre, quando “si parlerà di come migliorare la mobilità sociale in Italia, partendo da uno studio preparato dal docente alla Carnegie Mellon University di Pittsburgh, Irene Tinagli, una delle menti del pensatoio diretto dallo storico e politologo Andrea Romano”. La connotazione degli incontri è sempre più politica, i toni di Montezemolo sempre più “proto-berlusconiani”. Si tratta solo di suggestione?

Un commento a Berlusconi contro la Chiesa? Tranquilli, è solo una finta

  1. goodidea64

    L'articolo sarebbe corretto se il Vaticano e la Conferenza Episcopale Italiana (che controlla l'Avvenire) fossero la stessa entità. Non è così, quindi l'esame che fai non è del tutto corretto, o pecca di superficialità.
    Vorrei ricordare solo che il “caso Noemi” irritò molto i vescovi, non solo per il comportamento libertino del premier, ma per il forte ritardo del commento che arrivò dall'Osservatore Romano. Mentre Silvio dichiara in questi giorni che il Papa la può ricevere in qualsiasi momento.

    Si può quindi ipotizzare una spaccatura nei poteri ecclesiastici, non voluta da Roma, ma dal governo italiano che vede la base della gerarchia della chiesa cattolica un pericoloso avversario.

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