Lavoro, il Sud brucia

31/08/2009 - E’ l’antipasto al settembre caldo della crisi. Lavoratori licenziati e precari a spasso. Che ingaggiano forme di protesta estrema per attirare l’attenzione dei media e del governo. Dai quali si sentono abbandonati. E il peggio deve ancora arrivare. Ma Cazzola

     
 

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E’ l’antipasto al settembre caldo della crisi. Lavoratori licenziati e precari a spasso. Che ingaggiano forme di protesta estrema per attirare l’attenzione dei media e del governo. Dai quali si sentono abbandonati. E il peggio deve ancora arrivare. Ma Cazzola (PdL) chiede di spegnere le telecamere

Tra le martoriate lande di quello che l’Economist ha definitoil caotico Mezzogiorno d’Italia” le fabbriche chiudono o licenziano, e i precari stanno perdendo anche il brivido dell’incertezza se otterranno o meno un rinnovo contrattuale. I tagli sono fatti con cesoie risolute e nette, i cancelli chiudono senza fare rumore. Un silenzio che pare una condanna a morte e c’è chi ha ancora voglia di esprimere la propria rabbia e il proprio dissenso. Quando gli equilibri saltano, le proteste scivolano come tessere del domino e diventano l’unica espressione, sempre più estrema, dei disagi di una crisi economica che sta diventando sociale.

ECCE SUD -Rivogliamo il nostro lavoro. Nessuno, in questi giorni, ci ha prestato attenzione. Siamo disperati e disposti a tutto, anche a lanciarci di sotto”, dice uno degli otto operai licenziati dalla società Elettra, i quali, lasciato il presidio di protesta in atto da due settimane presso il termovalorizzatore di Acerra, hanno pensato di salire sull’alta torre centrale del Maschio Angioino a Napoli. Solo dopo l’intervento di mediazione del prefetto Giampaolo Pansa, nel pomeriggio di venerdì, gli operai sono scesi dal monumento. I sindacati hanno chiesto un incontro in Prefettura con Guido Bertolaso e la società Elettra per affrontare i temi del lavoro e delle prospettive occupazionali della società. L’esempio è quello della Innse, e viene, ironia della sorte, dal Nord: “Dopo l’esemplare vittoria dell’Innse, dobbiamo essere pronti e uniti ad affrontare un autunno caldissimo. Ormai non c’è più utopia: LA LOTTA DURA PAGA!”, si legge in uno dei tanti gruppi nati su Facebook a sostegno degli operai pionieri della nuova forma di protesta. Così a Melfi, nel potentino ancora oggi gli operai sono sul tetto della fabbrica Lasme dell’indotto Fiat-Sata. La protesta è sfociata venerdì in un corteo di 500 operai metalmeccanici, secondo le stime dei sindacati organizzatori Fiom, Fim e Uilm, cui hanno partecipato il Presidente del Consiglio regionale della Basilicata, Prospero De Franchi, alcuni sindaci e i segretari generali della Basilicata di Cgil, Cisl e Uil. Hanno ottenuto da parte della dirigenza la sospensione temporanea della messa in mobilità dei 174 lavoratori, che poi è stata riattivata per la scelta dei lavoratori di mantenere il presidio all’interno dello stabilimento, e non fuori come richiesto dai vertici della Lasme in sede di trattativa.

BRIVIDI FREDDI – Ieri mattina a Teverola nel casertano due dipendenti, licenziati con altri dieci, da un’impresa di pulizia, la Pluriservice, hanno trascorso circa otto ore sul tetto del centro commerciale Medì, gruppo Mediterraneo spa, che nella zona industriale ospita una galleria di 120 negozi. Sono intervenuti i vigili del fuoco di Aversa e i carabinieri per cercare di calmare gli animi. Uno dei colleghi di lavoro, disperati per il licenziamento ha dichiarato in lacrime: «Sapevamo che le cose non andavano eppure speravamo fino alla fine che si trovasse una soluzione». Il prefetto Ezio Monaco è intervenuto convocando un tavolo in prefettura per martedì alle 10, per mediare tra le parti in causa, convincendo i lavoratori ad abbandonare la protesta. Si allunga invece la lista delle aziende casertane, ventotto, ad aver chiesto la Cig in deroga, dopo la delibera della Regione Campania a marzo. Nella zona di Caserta si registrano solo nel settore metalmeccanico aziende in crisi di rilievo come la Ixfin, la Formenti, la Jabil e la Siltal. Il totale dei lavoratori a rischio tra cessazione di attività, mobilità e cassa integrazione sono 2.105. Emblematica l’odissea dei dipendenti Ixfin, ex Olivetti di Marcianise e della Finmek di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta. I lavoratori avevano chiesto l’intervento del ministero del Lavoro presso l’Inps per l’erogazione della cassa integrazione in deroga. In caso contrario i 700 dipendenti rischiano di essere inseriti nelle liste di mobilità. “Abbiamo già un accordo firmato dalla Regione Campania e il Ministro del lavoro ci deve convocare, non sappiamo perché non lo fa. C’è bisogno che qualcuno cominci a guardare che 700 famiglie sono da quattro anni in cassa integrazione e non hanno nessuna risposta”, dice Antonello Accurso, Rsu Uilm della Ixfin.

SCUOLA, I TAGLI FANNO MALE – Confermati i tagli del personale scolastico che solo a Benevento e provincia lasciano senza occupazione fissa cinquecento persone. Sindacati e istituzioni scendono in campo per trovare una soluzione e chiedere al ministro dell’istruzione Mariastella Gelmini la revisione del piano nazionale di riduzione dell’organico nel settore scolastico. Ieri i comitati dei lavoratori della scuola, personale docente e amministrativo, hanno incontrato alcuni rappresentanti del mondo politico per verificare la possibilità di un intervento immediato che possa scongiurare l’eliminazione di 500 posti di lavoro nel Sannio e rendere meno grave la situazione di crisidell’intero settore. Stesse problematiche ad Arezzo, Caserta, Palermo.

MA I SOLDI CI SONO O NO? – Anche perché gli emolumenti promessi tardano ad arrivare. Il segretario generale Uilm Campania Giovanni Sgambati dichiara: “I lavoratori non possono vivere di soldi virtuali. Vi è un continuo scarico di responsabilità tra Governo, Regione e Inps. Chi vive qui è sempre più esasperato, si sentono anche bombardare da annunci di ingenti quantità di risorse messe a disposizione ma che di fatto nessuno ha mai visto“. Stesse difficoltà in alcune aziende in provincia di Chieti, una delle zone più industrializzate dell’Abruzzo che ha visto più che raddoppiate dall’inizio dell’anno l’utilizzo delle ore di Cassa integrazione, 2.622.432 in più rispetto al 2008, un aumento del 252%. “L’esplosione l’abbiamo nella Cassa integrazione ordinaria che è quella che si riferisce alle difficoltà di mercato in assenza di commesse da parte delle aziende. Il settore più esposto è quello della meccanica. Significa che nella crisi ci siamo e ci saremo ancora a lungo se il governo non interverrà adeguatamente con un sostegno ai redditi bassi. L’altra esigenza è quella di innalzare il tetto delle 52 settimane a disposizione per la cassa integrazione ordinaria per evitare che si inneschino nelle aziende processi di licenziamento”, dice Michele Marchioli, segretario provinciale generale Cgil Chieti.

I MEDIA DEVONO STARE ZITTI – Non possiamo certo permetterci di affrontare le sfide che l’autunno riserva sul terreno dell’occupazione rincorrendo lavoratori che si arrampicano sui monumenti cittadini e che minacciano di buttarsi – replica Giuliano Cazzola, vice presidente della commissione lavoro della Camera e responsabile Lavoro del Pdl In un paese ordinato e civile le vertenze individuali e collettive le affrontano le parti sociali, il governo e la magistratura, non certo Bertolaso, i Vigili del Fuoco e la Protezione Civile. Purtroppo c’è un solo modo per far cessare questa spirale ingovernabile: spegnere le telecamere”. Ed è difficile dargli torto, se non altro perché è vero che l’effetto-emulazione funge da moltiplicatore. Ma rimane che chiudere gli occhi non risolve in alcun modo il problema. Che congiunturalmente viene evidenziato dalla crisi, ma strutturalmente esisteva da anni, in aziende in molti casi decotte, che stavano in piedi solo grazie ai finanziamenti pubblici. Il problema è invece il dopo-Cigs, una volta che questa sarà arrivata. Per queste aree non c’è uno straccio di piano di sviluppo industriale pubblico, l’iniziativa privata è quella che è. La cassa integrazione è un ottimo anestetico sociale, ma ha un difetto: non è eterna. Quando i soldi fatalmente finiranno, che succederà?

(ha collaborato Teresa Scherillo)

     
 

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