“Per risolvere la crisi bisogna aumentare le tasse”
05/06/2012 - Secondo due economisti tedeschi l'intera politica di austerità va ripensata
I rientri troppo rapida dal debito fanno male all’economia, reale e finanziaria. Per questo bisogna ripensare la politica economica europea, ripensando l’intero impianto accusatorio del debito. Se questo cresce meno del Pil nominale, indebitarsi non è un male. Allo stesso modo bisogna ripensare una politica fiscale che penalizzi le fasce di reddito più ricche che più hanno approffittato in questi anni di tagli di imposte ora non più sostenibili. E’ quanto chiedono due economisti tedeschi, Gert G. Wagner e Dorothea Schäfer , sulle colonne di Die Zeit.
ENIGMA FISCALE - A inizio marzo quasi tutti gli Stati dell’Unione Europea, con l’eccezione della Gran Bretagna e della Repubblica Ceca, hanno sottoscritto il Fiscal Compact. Il “Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria” obbliga gli Stati Membri ad avere ogni anno un deficit strutturale che non superi lo 0,5% rispetto al prodotto interno lordo.Tutti i paesi, che in questo momento hanno un debito pubblico superiore al 60%, devono ritornare al valore imposto dal Trattato di Maastricht in un tempo molto breve. Queste prescrizioni sembrano piuttosto ragionevoli. Dal punto di vista economico c’è però una possibilità pericolosa, ovvero se questi obiettivi vengono raggiunti principalmente attraverso pesanti tagli di spesa. La politica farebbe bene in questo caso, a preparare gli elettori alla verità. Chi vuole portare i debiti sotto la soglia di Maastricht del 60% del Prodotto Interno Lordo, e non vuole causare profonde storture economiche e sociali, non può sfuggiere all’aumento della pressione fiscale.
L’ERRORE DELL’AUSTERITY - La Germania, l’Italia e gli altri paesi sottoscrittori non vengono esplicitamente chiamati ad abbatere la loro massa debitoria attraverso il Fiscal Compact. Il trattato viene spesso interpretato in modo sbagliato su questo punto. Gli Stati devono solo avere un rapporto tra debito pubblico e ricchezza nazionale che sia inferiore al 60%, e mantenerlo nel tempo. Questo non può sembrare una differenza importante, ma lo è perché i debiti possono pure aumentare, sempre che la crescita economica sia superiore al loro aumento. Il Pil nominale deve quindi avere un incremento nominale che sia più forte di quello dei debiti. Un esempio: la Germania ha in questo momento un debito pubblico dell’81,2% e un prodotto interno lordo di 2570 miliardi di euro. Riuscisse al paese tedesco una crescita nominale del tre percento con un indebitamento dell’uno per cento della ricchezza nazionale, il debito complessivo crescerebbe di circa 26 miliardi di euro. Il rapporto Pil debito pubblico però scenderebbe sotto la quota dell’ottanta per cento. Chi è a conoscenza di quanto sia profondo il bisogno di investimenti infrastrutturali, sa che non esistono vere alternative ad un rientro calmo dei debiti. Pensare di poterlo fare attraverso l’estinzione rapida dei debiti e i tagli alla spesa è solo un errore populista.




















la culona inchiavabile a capo del quarto reich ha dichiarato la terza guerra mondiale all’europa. questa volta non usa, come suo nonno adolrfo il satrapo, i gas nei lager, ma fa la pulizia etnica degli europei servendosi di un’arma più letale: l’euro.
la culona inchiavabile a capo del quarto reich sa che la germania ha vinto alcune battaglie, ma ha perso tutte le guerre. Prima o poi ci sarà una resa CON GLI IDEATORI DELLE PULIZIE ETNICHE .
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