Giornalettismo estate

Berlusconi all’attacco di Rai3? Ma vi pare?

26 agosto 2009

Tranquilli, l’emergenza democratica può anche rientrare. Berlusconi non andrebbe mai all’attacco della terza rete Rai, come fa sapere oggi Repubblica. E’ un uomo di parola il Cavaliere e non si permetterebbe mai di tradire gli accordi presi oltre 20 anni fa col Partito Comunista, accordi che ebbero come protagonista niente di meno che il futuro leader del Partito Democratico Walter Veltroni, allora responsabile delle comunicazioni di massa del partito. Oggetto della trattativa era il cosiddetto “decreto Berlusconi”, targato Partito Socialista di Bettino Craxi, quello che avrebbe consentito a Silvio Berlusconi, aggirando il divieto per le tv locali di trasmettere a livello nazionale, di avere il via libera nella costituzione del secondo polo televisivo italiano. O meglio, bloccava l’azione della magistratura contro un comportamento fino ad allora non consentito dalla Corte Costituzionale. Il legislatore fu ben accorto dal normalizzare un atteggiamento anomalo della Fininvest, azienda quasi del tutto monopolista nel settore delle tv private. Il decreto fu convertito in legge definitivamente il 4 febbraio del 1985, nelle ultime ore disponibili, a 60 giorni dalla sua entrata in vigore. I parlamentari dell’opposizione, accorti nel garantire il numero legale, avrebbero potuto tranquillamente fare ostruzionismo e far scadere i termini per l’approvazione spingendo il dibattito oltre la mezzanotte. Ma giunse perentorio l’ordine di Uolter di far finta di nulla e di lasciar scorrere il decreto: il Pci aveva ottenuto l’assicurazione della terza rete nella lottizzazione delle reti Rai di fine anni ‘80.

Ecco, ad esempio, come si parla della vicenda sul web: “Il “decreto Berlusconi”, quello che serviva a sanare definitivamente il pericolo di oscuramento delle antenne del magnate di Arcore, venne convertito in legge alla Camera il 31 gennaio con i voti decisivi di 37 deputati missini. Il decreto arrivò al Senato il primo di febbraio, che era di venerdì e non venne approvato. Il lunedì si giocava tutto sul filo dei minuti: il testo passò in Commissione e arrivò in aula. Il presidente del Senato, Francesco Cossiga, contingentò il tempo degli interventi per evitare che l’ostruzionismo potesse affossare il decreto fortemente voluto da Bettino Craxi. La Sinistra indipendente, capeggiata da Giuseppe Fiori, inventò uno stratagemma procedurale e riuscì ad arrivare alle undici e mezza di sera. “Se quattro comunisti fossero intervenuti a parlare”, ricorda Fiori, “sarebbe passata la mezzanotte e il decreto sarebbe decaduto”. Il capogruppo del PCI Gerardo Chiaromonte gli spiegò, però, che l’ordine era di votare contro, ma di far passare il decreto. L’indicazione arrivava dal giovane responsabile del PCI per le comunicazioni, Walter Veltroni. Il fatto era che Bettino Craxi era riuscito a legare il passaggio del decreto in favore di Berlusconi a un riassetto della Rai che prevedeva, fra l’altro, il “passaggio” di Raitre sotto la sfera di influenza del PCI”.

Il decreto fu approvato e il sodalizio Fininvest-sinistra non terminò. La storia si ripeterà più avanti. “Intendo rivolgere a Berlusconi due complimenti sinceri, di stima. Il primo per la sua capacità di imprenditore che è riuscito a “inventare” un settore. Il secondo complimento va alla sua capacità di aver imposto, attraverso un alto grado di egemonia, i tempi della decisione politica in un settore così delicato come quello nel quale opera”, dirà qualche anno più tardi il comunista Veltroni, per il quale allora il Cavaliere evidentemente non costituiva un pericolo per la democrazia, in un’audizione alla Commissione Cultura della Camera dov’era in discussione la legge Mammì, quella del 6 agosto 1990 che normalizzerà la situazione fino ad allora esistente, rafforzando il duopolio televisivo e scongiurando la nascita di un terzo, e grossomodo confermando quanto stabilito dal decreto Berlusconi sei anni prima. “Ingratitudine” a decenni di distanza da quei fatti? No, crediamo nella parola del Cavaliere. Fabio Fazio, Luciana Litizzetto, Milena Gabanelli e Serena Dandini, ed anche il direttore di rete Paolo Ruffini possono oggi restare tranquilli e concentrarsi con tutte le loro forze sul proprio lavoro. Il Presidente del Consiglio non li tradirà. E quindi potremo ancora continuare a vedere sull’imprescindibile terzo canale Rai il notiziario con la figlia di Berlinguer, la nipote di Pajetta e il figlio illeggittimo di Trombadori,come se fosse un Congresso del PCI trasmesso in diretta 24 ore su 24. Mentre magari lanciano un servizio sui danni del nepotismo nella società italiana.

5 commenti a Berlusconi all’attacco di Rai3? Ma vi pare?

  1. pietro

    Se Berlusconi fosse un uomo di parola e non un pragmatico affarista interessato alle contingenze del momento avrebbe mantenuto l’impegno preso dopo il ribaltone del 1994, quando aveva deto che con Bossi non avrebbe mai più avuto nessun genere di rapporti.
    In realtà nonostante tutto come politico il Silvio ha sempre mostrato di farsela sotto al primo accenno di opposizione dura e quindi cercherà sempre di tenerla buona con concessioni sottobanco.
    Anche perchè se dovesse anche cacciare i vari Fazio Gabbanelli e Dandini chi metterebbe al loro posto? Il 99% dei giornalisti e uomini di spettacolo sui fedelissimi fanno abbastanza pena profesionalmente.
    Infatti tempo fa sul Giornale persino Belpietro l’aveva detto, che mettere incapaci di destra al posto di professionisti di sinistra abbastanza rodati e con un loro seguito di spettatori sarebbe stato un Karakiri per la destra, quando metti, come era stato fatto, un incapace che fa trasmissioni soporifere e dal seguito infinitesimale come Socci al posto di un Santoro instilli il ragionevole dubbio che tutti i discorsi sulla meritocrazia siano aria fritta.

  2. samuele

    “come se fosse un Congresso del PCI trasmesso in diretta 24 ore su 24. ”
    non mi sembra proprio che il tg3 faccia una dura opposizione o critica a questo governo. E ce ne sarebbero di cose da dire e inchieste da fare…

  3. Amadiro

    @ samuele
    infatti le fanno, ma mai in prima serata, quasi sempre dopo la mezzanotte… la inchieste della Gabanelli sono come i film porno: entrambi non possono andare in onda nelle fasce protette

  4. rebyjaco

    Ennesima riprova della necessità di un Berlusconi “”al comando”", chi ci vorreste mettere al Suo posto, Veltroni, Prodi, Fassino? Rileggendo la storia ci si può rendere conto del perchè questo partito, che è stato per decenni oltre il trenta per cento, e ha goduto , non solo dei voti, ma della fiducia dei votanti di sinistra, è diventato il “”fammi ridere”" del Paese Italia. Non si risolleverà con il Congresso, anche se i tre candidati sono apparentemente corretti, le ombre sinistre dei Dalema/Latorre, o Fassino/Letta, oscurano il futuro in maniera tale da non far pensare ad un miglioramento della situazione.

  5. Pingback: No alla Normalizzazione. No alla Lottizzazione. 19 Settembre. Una fascia rossa per la libertà d’informazione. « Yes, political! La rassegna stampa indignata e perplessa

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>