“Non moriremo più di aborto clandestino”
di Tommaso Caldarelli - Le donne turche manifestano contro la modifica della legge sull'interruzione di gravidanza
Basta un secondo per perdere tutto quello che si ha. Diritti faticosamente conquistati: il che in un paese critico come la Turchia è particolarmente preoccupante. Così basta una voce per scatenare una vera e propria mobilitazione popolare: le donne di Istanbul sono scese in piazza, in massa. Per difendere la legge sull’aborto che permette loro di chiedere un’interruzione volontaria di gravidanza.
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IN DIFESA DELL’ABORTO - Il Guardian ci spiega che “gli aborti sono legali in Turchia fino alla decima settimana di gestazione, ma il partito Giustizia e Libertà al governo starebbe lavorando su una legge per limitarli alla quarta settimana, fuori dai casi di emergenza”.
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Il premier Recep Erdogan ha le idee chiare in materia: “Non c’è differenza fra l’uccidere un bambino nella pancia della mamma e ucciderlo dopo la nascita. L’aborto e i cesarei sono piani segreti per fermare la crescita della Turchia”, dice il leader di Ankara. Il ministro della salute si accoda: “Presenteremo la nostra legge entro la fine del mese. Le donne che hanno subito uno stupro dovrebbero lasciare che lo Stato si prenda cura del piccolo”. Il mondo femminista si è letteralmente scatenato: “Se l’aborto fosse cancellato in Turchia, le donne continuerebbero ad averne bisogno, ma abortirebbero in condizioni poco salutari e pericolose”.
SALUTE PUBBLICA - “Personaggi di dubbia reputazione inizierebbero a far soldi sulla loro reputazione”, spiega Tugba Özay Baki, del collettivo femminista di Istanbul; un ginecologo aggiunge qualche dato: prima della legalizzazione dell’aborto nel 1983, 250 gravidanze su 10mila finivano con la morte della madre, di queste 225 capitavano perché le donne abortivano con il filo, con sostanze chimiche o con penne di animali. “E l’aborto è stato legalizzato proprio per questo”, spiega. Alla manifestazione di sabato, le donne urlavano: “Siamo donne, non macchine da riproduzione”, “Akp – via le mani dal mio corpo” e “L’aborto non è in discussione”. Il corteo ha incontrato la decisa approvazione della cittadinanza.
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Gli uomini: prima ti stuprano o rifiutano il cappuccetto e poi ti costringono pure a tenerti il frutto del loro danno. Le donne nn sono contenitori di sperma!