Su queste pagine avevamo lanciato un avvertimento su una fine non molto lontana delle politiche monetarie espansive. Il warning partiva da quella titubanza di inizio estate della Bank of England (BoE) ad ampliare il proprio programma di acquisto di titoli di Stato (qui il pezzo), ufficialmente per attendere il nuovo Inflation Report e da qui prendere decisioni meglio ponderate. Abbiamo visto come è finita questa storia: piano ampliato di 50 miliardi di sterline, cioè oltre i previsti 25 miliardi, e solo perché il Comitato della BoE non si è trovato d’accordo ad alzarlo addirittura di 75 miliardi come avrebbe voluto il Governatore.
Messa così, si direbbe che il warning ha sbagliato mira. Però gli analisti di mercato ci avvertono diversamente, più precisamente ci dicono che nel mondo, poco alla volta, la politica monetaria mondiale cambierà rotta. Ci si aspetta infatti a brevissimo una svolta della Banca Centrale di Israele, il cui paese non pare aver così subito la congiuntura mondiale negativa. Direte voi “ma che ci frega di Israele piccolo com’è?”. Ci frega, ci frega, perché proprio in quanto paese piccolo non ha senso che si metta da solo a “sfidare” la politica dei giganti USA e UE, tanto per far due nomi, per cui la manovra di Israele può ben essere un altro segnale anticipatore di qualcosa di più vasto. E infatti sempre gli analisti di professione vedono cambi di rotta entro l’anno anche per Norvegia Canada e Australia (credo non sia un caso che siano anche forti esportatori di materie prime, mercato che o per ripresa economica mondiale o per spinte inflazionistiche dovrà mostrare qualche impeto). Insomma qualcosa effettivamente si muove.
Non pare però che qualcosa debba muoversi in area asiatica. La spiegazione presentata riguarda la ricerca di Cina & C. di una via di sviluppo autonoma, per cui un ambiente ancora monetariamente espansivo viene visto come condizione necessaria perché investimenti e consumi interni permettano una qualche “emancipazione” dall’export. Questo secondo me dice qualcosa anche di quale fiducia abbia l’Asia sulla ripresa dell’occidente, ma soprattutto lo vedo come un segnale preoccupante di come potrebbe venir gestita la massa di liquidità intanto creata da Fed & C. che, come si è detto più volte, resta una forte minaccia per la stabilità monetaria occidentale: rifilata in Asia a fingere la nascita di una nuova locomotiva mondiale, creando squilibri contabili internazionali da urlo, che poi finiranno in un nuovo patatrac mondiale. Chiediamoci anche cosa vorrà l’Asia in contropartita.
E la Gran Bretagna? S’era detto che aspettava di vedere qualche nuovo dato prima di decidere, ed ecco qualche nuovo dato: l’inflazione resta all’1,8% e le possibilità di una sua discesa nell’anno sotto all’1% possono considerarsi ormai nulle. Oltre a questo è ammessa una generale incertezza sugli effetti reali (positivi) dell’attuale politica (nell’articolo sopra richiamato erano riportate forti perplessità al riguardo). Il quadro decisionale si completa con la giustificazione addotta dalla parte del Comitato che voleva allargare il programma di 75 miliardi di sterline: “una politica monetaria insufficientemente stimolativa lascerebbe l’inflazione sotto la soglia obiettivo per un prolungato periodo di tempo, deprimendo le aspettative inflazionistiche, e potrebbe pregiudicare la fiducia del pubblico nella ripresa, finendo così per impedirla”. Giustamente Schiavetti sul Sole24Ore del 22/08 commenta questa affermazione come “economicamente destituita di qualsiasi fondamento scientifico oltre che pratico: non si capisce infatti in che modo la fiducia del pubblico nella ripresa possa essere sostenuta da aspettative inflazionistiche sufficientemente alte e perché, se l’inflazione è bassa, tale fiducia viene meno, tra l’altro in misura tale da impedire la ripresa stessa!”. La BoE si ritiene comunque tranquilla di poter ribaltare la direzione della propria politica con agilità combinando vendite di titoli e rialzi dei tassi; Schiavetti in questo caso si indigna, giustamente, dell’evidente sprezzo del pericolo di forti scatti verso l’alto dei tassi di interesse in vero altamente contro-producenti. Tutto ciò è molto strano.




ah, Israele poi ha alzato davvero.