SENTENTIA – E nel libro si ricorda anche che altri personaggi popolavano le stanze pontificie all’epoca dei fatti, e dopo. Uno era Julius Paetz, anche lui polacco, addetto all’anticamera del papa, cioè suo stretto collaboratore oltre che connazionale. Che fosse un accanito pedofilo era noto già all’epoca e forse per essere allontanato non solo dall’anticamera del papa il prelato venne addirittura promosso arcivescovo di Poznan, dove però collezionò in una ventina d’anni tante di quelle denunce per pedofilia da constringere il pur
devotissimo governo di Varsavia a minacciare di cacciarlo dalla Polonia se la Chiesa non avesse provveduto a trasferirlo d’autorità fuori dal Paese. Brava gente, il ciel l’aiuta. Doveva essere invece davvero cattiva, il giudice Adele Rando, l’unica che arrivò a scrivere una sentenza definitiva a proposito del caso di Emanuela Orlandi. Una sentenza di assoluzione, per non aver commesso il fatto, nei confronti di un buon numero di cittadini turchi. E nella quale si faceva notare che la reticenza, nella vicenda, non è venuta soltanto da testimoni. Ma anche e soprattutto da chi, nel Vaticano, aveva paura che scoperchiando il vaso di Pandora potesse uscire qualcosa di difficile da gestire mediaticamente. Nicotri racconta di una serie di testimoni da lui sentiti prima e dopo l’uscita del suo primo libro sulla vicenda (“Mistero Vaticano“), ed è soprattutto quanto raccolto negli anni a costituire materiale per il libro e per ricostruire i contorni di una vicenda che, depurata del suo coté disinformativo, appare davvero tragicamente più semplice di quello che sembra a prima vista. ”I due agenti del Sisde che ho conosciuto per motivi di lavoro nella città in cui mi trovavo allora, mi hanno detto che il servizio segreto civile, o meglio un suo settore, aveva saputo abbastanza presto che Emanuela Orlandi era morta la sera dello stesso giorno in cui è scomparsa, per l’esattezza in Salita Monte del Gallo, a pochi metri dal Vaticano. Non s’è trattato affatto di un rapimento, come del resto appariva già chiaro a chi non avesse le fette di prosciutto sugli occhi, ma di un decesso accidentale nel corso di un incontro conviviale del quale non ho voluto sapere né il tipo né le altre presenze. Il cadavere? È stato fatto sparire, onde evitare un altro caso Montesi. Non mi meraviglierei che fosse sepolto là dove non lo potrà trovare mai nessuno, vale a dire in Vaticano o nella tenuta di Castel Gandolfo. Del resto è stato un capo della polizia a dichiarare qualche anno fa che quando sparisce un bambino il più delle volte bisogna cercarlo sotto terra e vicino casa: a colpire sono amici e parenti invidiosi o rancorosi o viziosi“, si virgoletta nel libro. Le parole vengono da una persona che frequenta il Vaticano ed è stata spesso al seguito dei viaggi di papa Wojtyla così come del suo successore. In quella zona c’è il capolinea dell’autobus 64, quello che Emanuela usava per tornare a casa.
OPPURE… – Ricordate la canzone posta all’inizio di questo articolo? “Fatti mandare dalla mamma / a prendere il latte / devo dirti / qualche cosa / che riguarda noi due / tu digli a quel coso / che sono geloso…“. Ma se fosse andata così, perché qualcuno ha imbastito tutto l’ambaradan conseguente? Forse perché chi ha agito, ha poi “confessato” tutto al superiore, ma con una forma che non poteva consentire la delazione.

Magari, tanto da coprirlo ed effettuare un depistaggio. Cogliendo poi la palla al balzo per buttarla in caciara con la pista Agça, perché politicamente gli conveniva scagionare i paesi dell’Est dalla “chiacchiera” di aver avuto un ruolo nell’attentato. Un azzardo, sì. Che non sarebbe andato a buon fine senza una buona dose di fortuna e la possibilità di mettere in moto sin da subito elementi capaci di influenzare in qualche maniera le indagini, indirizzandole verso una direzione rispetto a un’altra. E c’è anche una chiacchiera da ricordare. Ricordate che si diceva che Alois Estermann (cara Wikipedia, c’è un errore clamoroso in quella pagina!) nella sua cassaforte custodisse un paio di dossier, tra cui uno proprio riguardante Emanuela Orlandi? Quello che molti dicono essere stato una spia della Stasi, forse fin dal 1979. Ma sono ipotesi. O peggio: soltanto chiacchiere. Un’ultima cosa: Emanuela abitava in Vaticano. E “cos’è che desideriamo più fortemente, Clarice? Noi desideriamo ciò che vediamo ogni giorno” (Hannibal Lecter, Il Silenzio degli Innocenti). E’ giusto che dopo tutto questo tempo di chiacchiere e bugie, siano finalmente i fatti a parlare.
Fine Le precedenti puntate: Debunking Emanuela Orlandi – 1 Debunking Emanuela Orlandi – 2 Debunking Emanuela Orlandi – 3



Ne so più di chiunque sulla Orlandi ormai
accettasi sfide (autori a parte ovviamente)!
Quello che non capisco è che se queste due persone del SISDE sapevano i fatti perchè non li hanno raccontato dicendo nome e cognome delle persone che avevano assistito al fatto o ne erano venute a conoscenza? L’autore del libro è così sicuro di dare così una “degna” sepoltura al caso?
A prescindere dal testo, eccepisco sull’occhiello:
“Cos’è che si desidera più fortemente, Clarice?”
Per colpa del pessimo, infame, grottesco e abietto traduttore di Harris in italiano (sia in libro sia in film), abbiamo questo al posto di
“How do we begin to covet, Clarice?”
Ogni volta mi sento male. Non ricordo il nome del colpevole, l’ho rimosso per censurare evidentemente istinti non belli, ma temo sia lo stesso che nell’episodio successivo della trilogia ci regalò
“Alcuni giorni dovrebbero iniziare con un tremito”
per
“You would think that such a day would tremble to begin”
e una traduzione di “entitlements” che era così dolorosa che nemmeno la ricordo.
Non date spazio su Giornalettismo a questi episodi di autentica corruzione.
traduttore, traditore topinamburs
Mi associo al commento di Sigpar, ma davvero dobbiamo scrivere la parola fine per “chiacchiera ricevuta”? E per grazia qualche fatto, qualche nome, magari, sarebbe possibile?
Nulla da ecceppire sulla caciara post discorso Wojtyla, così pure sul fatto che l’unico punto fermo di tutto il caso lo ha messo il giudice Rando, ma da qui a chiuderla così…E dai!!
Tengo a precisare una cosa: l’opinione pubblica non si innamora di un caso…a caso, lo dimostrano le decine di scomparsi i cui parenti chiedono maggiore attenzione appena ne hanno occasione, il fatto è che in 1/4 di secolo di caso Orlandi trasmissioni, speciali, giornali, telegiornali e libri hanno propinato alla pubblica opinione ogni possibile variante al caso.
A proposito dei depistaggi personalmente ho perso il conto delle bmw presumibilmente coinvolte nel caso: verdi chiare, anzi no, verdi scure, ops! nere ma comunque, si si scure, quelle bruciate, ritrovate parcheggiate, davvero non le conto più. Ma chi depista chi? E a che pro se Emanuela è morta?Che sia la Sciarelli per fare audience?
la bi
Finalmente una PERSONA che usa la materia grigia!!!
Il perché del comportamento dei due del Sisde lo si dovrebbe chiedere a loro e non a me. Io mi sono limitato a citare quanto mi è stato riferito, da persona che so attendibile, e nel libro specifico che non ho la più pallida idea se a questa persona sia stata raccontata una balla o no. Dal sopralluogo che ho condotto mi sono fatto l\’idea che possa trattarsi di un episodio non inventato, e nel libro spiego il perché. In ogni caso, non ho dato \”sepoltura\” proprio a un bel niente. L\’unica sepoltura che ho dato è alle balle rifilate da giornali, tv, prelati, salottini tv di pippi baudi, ecc., dimostrando in modo incontrovertibile e documentato come e perché si tratta di balle, molto spesso rifilate in mala fede. E del resto se non si fosse trattato di balle non sarebbe stato possibile passare con tanta disinvoltura, davvero da \”facce come il culo\”, anzi peggio, dal \”rapimento\” per lo scambio con Agca a quello tramite banda della Magliana. In attesa delle prossime puntate/puttanate, quando Emanuela diranno che è stata rapita dai cinesi o dagli iraniani o da Bin Laden… O – perché no? – dai marziani. Su un bel disco volante targato Bmw…
pino nicotri
Rileggendo con calma, mi chiedo e chiedo, che c’azzecca il capolinea del 64 con tutta la storia?
Il 64 é forse un numero esoterico?
All’epoca non era solo il capolinea del 64, c’erano altri numeri.
Lo usava per tornare a casa da dove?
Dalla scuola di musica, e quale autobus prendeva per andare e tornare dal Liceo Scientifico?
Caro Direttore,
sono d’accordo sul fatto che ci sia stato soppratutto in passato una certa “malafede” nel riferimento dei fatti magari proprio a favore dell’audience.
Chi scrive ha cominciato a documentarsi sul caso Orlandi solo dopo le rivelazioni della Super Test, a Giugno: davvero il colmo, 2 anni prima questa nulla sapeva ed improvvisamente Bang! Pubblico sfogo…(quindi mi sono sottoposta ad una full immersion, insomma. Anzi complimenti per Mistero Vaticano, illuminante per certi versi)
Ma mi scusi PERCHE’? Perchè al di la del fatto che sia viva o morta, perchè tanti depistaggi a distanza di 1/4 di secolo, diconsi 25 anni?
I depistaggi attuali mi sembrano una realtà oggettiva, esterna alle trasmissioni varie quindi non inventati di sana pianta insomma.Sorge spontanea una domanda:
Chi può avere interesse a depistare a tutt’oggi?
A che pro?
Si accettano lumi in proposito di qualsiasi tipo
grazie!!!
la bi
Sono sbalordito anch\’io per il fatto che si menta e si depisti per un quarto di secolo!Per giunta in modo così sbracato. Il giornalismo ne esce con le ossa rotte, soprattutto le \”grandi firme\”. La tv poi ne esce smerdata in modo che sarebbe irrimediabile se solo nel nostro Paese esistesse la memoria.
Che dire? Da una parte è legittimo pensare che ci siano responsabilità di un qualche pezzo grosso del Vaticano, e quindi bisogna sssolutamente chiudere il caso in modo credibile. Con la messinscena su Agca è andata male, perciò ora ci si prova con la Magliana. Domani chissà.
D\’altra parte quando nasce un mito, una leggenda metropolitana che soddisfa le ansie della gente, poi tutto si autoalimenta…. Nel libro faccio en passant un paragone con la storia di padre Pio, che è accertato essere una truffa a partire dalle stimmate, eppure il \”miracolo\” continua… Gli zingari non hanno mai rapito nessun bambino, semmai siamo noi che rapiamo i loro bambini per darli in affido o in adozione, eppure si continua a delirare di rapimenti e tentati rapimenti di bambini da parte di zingari! Ogni volta si monta un caso su una storia sballata, però quando la magistratura appura che il \”rapimento\” era una cazzata ci si guarda bene dallo scriverlo e dal dirlo in tv, ci si guarda bene cioè dal farlo sapere. Così la prossima volta si potrà ancora fare allarmismo inventandoci – per suggestione o malafede – un altro \”rapimento\”.
Il dramma è che siamo noi a pagare, con il canone e le tasse, la Rai che ci pro
Direttore,
volevo scrivere un commento solo dopo la lettura del suo libro, ma poi navignado qua e là mi sono imbattuta nella notizia lanciata da un froum circa l’uscita proprio in questi giorni di un libro che tratta del caso. Cade a fagiolo il suo ultimo commento: che ci possiamo credere o meno dalla presentazione evinco che finalmente qualcuno che scrive attenendosi agli atti (?) ed infatti zac! viene propinata una versione “nuova” del giorno del rapimento con altri particolari sulla ragazza riccia (che nel frattempo sarà magari diventata anche nonna)spunta anche un nuovo riferimento “geografico”. Mi domando non sarebbe l’ora di fare qualcosa per capire perchè e da chi vengono partoriti certi “fatti”? Alla faccia dell’autoalimentazione! Qui per spegnere l’incedio dovremmo chiamare gli specialisti dei pozzi di petrolio del Kwait
la b