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Giornalettismo estatedi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 19 agosto 2009 alle 15:15 dallo stesso autore - torna alla home

In quest’anno ci siamo spesso occupati della necessità di fare riforme strutturali, denunciando l’inazione del governo Berlusconi su questo fronte. Tra le tante, si è spesso ragionato su quella del sistema pensionistico, soprattutto a partire dall’autunno. Oggetto delle nostre critiche il ministro Sacconi, molto restio (per usare un eufemismo) ad affrontare l’argomento.

Adesso, meglio tardi che mai, è proprio dal suo ministero che si affronta la questione. Il Rapporto del Nucleo di Valutazione della Spesa Previdenziale del Ministero del Lavoro, che analizza l’andamento della spesa pensionistica dal 1989 al 2007, scrive nero su bianco che “il sistema pensionistico pubblico, nonostante i numerosi interventi correttivi, presenta un consistente deficit annuale”. Un deficit di  7,2 miliardi di euro nel 2007, senza contare i 31 miliardi di ulteriori trasferimenti dello Stato per gli interventi Assistenziali. E il disavanzo sarebbe anche destinato a peggiorare rapidamente, sempre secondo il rapporto del ministero.

Attenzione però: non tutte le gestioni sono in deficit. Quella dei lavoratori dipendenti del settore privato non presenta particolari problemi, anzi nel 2006-2007 è in avanzo gestionale. Tengono ancora quelle di artigiani e commercianti, anche se il “saldo contributivo” è in progressivo deterioramento perché ad essi si applica tuttora il metodo retributivo, anziché quello contributivo. Grossi  squilibri si registrano nelle pensioni dei dipendenti pubblici (un disavanzo complessivo pari a circa il 20% della spesa per pensioni annualmente erogata) e nel comparto del lavoro autonomo, la cui gestione è ampiamente e strutturalmente deficitaria (le entrate contributive coprono meno di 1/3 della spesa complessiva). Un presente tutt’altro che roseo.

Per il futuro il Nucleo dice che “gli effetti della recessione in atto determineranno un incremento del rapporto fra spesa pensionistica e Pil di circa il 10% nel triennio 2008-2010” Sono circa 1,4 punti percentuali di Pil. “Per mantenere stabile il rapporto tra spesa pensionistica e prodotto interno lordo l’economia italiana dovrebbe avere un tasso di crescita reale pari all’1,8% annuo”. Un tale livello “strutturale” di crescita in Italia non si registra da tempi lontanissimi, e quindi sembra piuttosto difficile da realizzare nei prossimi anni. A meno di non pensare a profondissime riforme strutturali, ad una ripresa dell’espansione demografica, e a molto altro.

Invece, nel triennio 2008-2010 la Ruef (cioè, lo stesso governo italiano che dice che tutto va bene) prevede una flessione del Pil pari al -1,6% medi annuo. Calcolatrice alla mano, è “un differenziale di 3,4 punti percentuali rispetto al tasso necessario (1,8%)“. Il processo di risanamento delle finanze pubbliche, conclude il rapporto, diventa “quanto mai necessario” e “passa sicuramente tramite un processo di razionalizzazione del sistema pensionistico in linea con gli interventi di riforma sinora adottati” che “non sono riusciti a tradursi in un miglioramento del rapporto tra la spesa pensionistica e il Pil a causa della modesta crescita economica registrata a partire dal 2001

Un così lucido e duro atto di accusa contro l’inazione del governo fatto dal governo dovrebbe soddisfarci, avendo detto e ridetto (assieme a pochi – certamente più autorevoli – altri) queste cose da mesi, ricevendo spesso in cambio delle insolenze o degli insulti. Invece, non c’è nulla da ridere. Si spera solo che l’ottimo ministro Sacconi, quando avrà finito le sue meritatissime e prolungate vacanze, si decida ad ammettere, visto che ora è il suo stesso ministero a dirlo, che è arrivato il momento di fare qualcosa, ovviamente tenendo conto delle diverse situazioni di categoria. Intervenendo a partire dagli squilibri più gravi e sulla sostenibilità di lungo periodo.

Scontando il fatto che fare – davvero – riforme necessarie e dolorose non è lo stesso che fare dichiarazioni di ottimismo, battute di spirito o minimizzare i problemi. Per quello ci sono i comici, non gli uomini di governo.

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