Secondo uno studio di due ricercatori americani,negli ultimi tempi il benessere cresce di più nei paesi che hanno regimi totalitari. Se il blocco democratico perderà il suo primato nella produzione di ricchiezza, gli equilibri del mondo potrebbero uscirne sconvolti
La geoeconomia è una nuova branca della geopolitica, in altre parole è l’applicazione dei principi economici alla geopolitica. Questi nuovi studi cercando di elaborare basi economiche su cui poi costruire scenari geopolitici. In passato la geopolitica ha fatto, ovviamente, riferimento all’economia (le guerre dell’acqua tra Isreaele e Siria, la disoccupazione come fattore scatenante della questione nord-irlandese, l’assalto all’ultimo continente disponibile, l’Antartide, ad alto valore geostrategico per le sue riserve di materie prime, acqua purissima compresa) ma fino ad ora non erano mai stati applicati rigorosamente indici economici alla geopolitica.
LO STUDIO – Paul Swartz e Brad Setzer hanno elaborato un super indice di rischio geoeconomico. I due ricercatori del “Consiglio per le relazioni internazionali” del governo americano hanno studiato i trend economici e le direzioni degli investimenti mondiali, partendo dai dati storici disponibili dall’inizio del XX secolo. Il primo risultato interessante, ma prevedibile, è stato che – con la fine della Guerra Fredda – l’output di ricchezza degli Stati democratici è aumentato considerevolmente. Ma la crescita economica cinese sta erodendo costantemente questo vantaggio, rendendo sempre meno democratica la ricchezza prodotta globalmente.
DEMOCRAZIA vs DITTATURA – Le democrazie tendono a preferire un mondo popolato da altre potenti democrazie, Stati che garantiscono transizioni politiche pacifiche, e quindi stabili. Questo sistema evita picchi eccessivi nell’elaborato equilibrio finanziario globale, che sulle borse aperte 24 ore al giorno fonda la sua stessa esistenza. Ma il XXI secolo si è aperto non solo nel segno della Cina, ma anche nella frantumazione di tanti piccoli Stati non sempre democratici, dalle economie sempre più aggressive. Secondo le proiezioni del Consiglio per le relazioni internazionali e del Centro per gli Studi Geoeconomici nel 2030 per la prima volta nella Storia contemporanea, i paesi democratici produrranno meno ricchezza degli Stati retti da regimi autoritari.
IL PETROLIO, ELEMENTI DI GEOSTRATEGIA – Se la produzione di ricchezza è stata a

ppannaggio, nel XX secolo, degli Stati democratici, la produzione di greggio era concentrata in Stati che non lo erano. Ma se finora (il prezzo del greggio, il controllo della raffinazione) permetteva alle democrazie di guadagnare comunque dall’uso delle risorse di paesi ricchi di materie prime, quello che sta succedendo oggi è che questi paesi si stanno rendendo sempre più indipendenti dal gioco delle democrazie, e iniziano a pesare sempre più nello scacchiere internazionale (vedi il Sudan), ma dopo gli ultimi ritocchi alla costituzione anche la Bolivia di Morales è sulla buona strada). Insomma i regimi hanno iniziato un percorso di affermazione economica sfruttando al meglio le loro risorse internazionale.
LE CONSEGUENZE – Il potere di dissuasione, dalle trattative sui brevetti alla gestione dei prestiti, fino a questioni prettamente politiche come il rispetto dei diritti umani, si è da sempre appoggiato sulla ‘ricchezza’, sul potere economico che dispone direzioni e portanza del flusso di ingenti somme di denaro. Se – come Swartz e Setzer prefigurano – il “blocco democratico” perderà la sua primazia sulla produzione della ricchezza, gli equilibri politici del mondo ne usciranno conseguentemente sconvolti.























Molto interessante…però però, sarò cattocosa fino al midollo ma “ricchezza democratica” mi fa venire un certo prurito, anche se so che non è razionale.
L’approccio di un centro studi governativo americano non potrebbe comunque essere diverso da questi. Gli Stati Uniti si considerano – fin dalla sua nascita – come bastione ed esempio democratico per il resto del mondo. Non che sia un approccio sbagliato, ma è ovvio che noi europei tendiamo ad essere più complicati. Un Samuel Huntington non può che essere statunitensem perchè una teoria “semplice” (riduttiva ma ricca di spunti) come lo “scontro tra civiltà” non avrebbe potuto trovare terreno culturare e accademico fertile in una Europa disseminata di contraddizioni e con una storia che sembra affetta da singhiozzo cronico…
Per la prima volta in 300 anni rischiamo di non avere più una potenza egemone liberale, perlomeno nella retorica. Le conseguenze potrebbero essere devastanti, ma la probabilità che avvenga rapidamente e linearmente sono ridotte.
Da un lato, l’egemonia americana potrebbe sopravvivere abbastanza a lungo da permettere la piena transizione liberale, se non democratica, di almeno una delle grandi nazioni asiatiche e di alcune africane. Dall’altro, il fallimento di tale transizione ridurrebbe drasticamente il tasso di sviluppo mondiale, con le peggiori conseguenze , almeno nel breve e medio periodo, per gli stati più poveri e quindi in teoria meno democratici; è difficile adottare politiche parassitarie e distruttive quando il valore delle materie prime che esporti crolla per calo della domanda o il lavoro dei tuoi schiavi non è più particolarmente necessario.
Nel caso lo scenario più pessimistico si avverasse, prepariamoci ad una replica di cattiva qualità di 1984.
Samuel Huntington avrebbe potuto essere tranquillamente europeo: l’idea dello scontro di civiltà è tipicamente europea, dai tempi delle guerre persiane.
@Falkenberg
E’ europeo l’idea dello scontro tra civiltà, inteso come diverse, numerose, civiltà. Huntingtong tende a usare parametri “dualistici” (noi vs loro) che non appartengono al gioco complesso di alleanze e di divisioni (divide et impera, dice ancora qualcosa?) della cultura europea.
Rispetto allo studio in sè, per quanto una caduta lineare è ovviamente poco possibile, sono le direttrici del grafico che contano più dell’esatta quantificazione. Ci saranno picchi, riprese e nuovi crolli, ma il trend potrebbe confermarsi. Con tutte le conseguenze del caso.
diffondeta la ricchezza tra i poveri, aumentate il loro livello di benessere materiale e spirituale, trasformerete presto una dittatura in democrazia o dittatura paternalista che fa rima con illusoria democrazia
riducete la ricchezza dello stesso popolo…..presto sarete costretti a trasformare la demopaternademocratia in dittatura
dove chi fischia fuori dal coro è stroncato
il povero sarà sempre sotto dittatura…il ricco anche, ma in modo alterno
Dittature vs Democrazie: il sorpasso del PIL…
Secondo uno studio di due ricercatori americani,negli ultimi tempi il benessere cresce di più nei paesi che hanno regimi totalitari. Se il blocco democratico perderà il suo primato nella produzione di ricchiezza, gli equilibri del mondo potrebbero usci…
li’ mangiano in pochi,qui mangiano in troppi.auffidersen
@EsseEmme. Hai assolutamente ragione riguardo alla “Linearità”; stavo solo cercando di capire quale potrebbe essere la traiettoria possibile, nel caso il trend continuasse. La mia speranza è che il trend s’inverta, ovviamente grazie alla crescita del numero di democrazie.
@Falkenberg
Non credo che sia proprio nessuno pronto, con coscienza, ad augurarsi il contrario…
Hai ragione, ma purtroppo la legge delle conseguenze inattese è sempre in agguato: le migliori intenzioni hanno spesso portato al peggior risultato.
Ecco che va in scena l’ennesimo atto di quella tragicommedia manierista che da ormai trent’anni s’ostina a reggere le sorti di un occidente senile e transeunte. Un occidente troppo avvezzo al narcisismo ed all’autocompiacimento per avvedersi delle enormi piaghe che presagiscono il disfacimento di quella trama di ipocrisie che sino ad ora gli ha garantito la preminenza morale sulla quale costruire le proprie fortune.
Quando l’occidentale parla di democrazia indica il vessillo della propria egemonia infisso sulla nuca delle culture subalterne chiamate a celebrarne il mito e sopportarne i costi.
La verità è che l’occidente usa la retorica della democrazia come una mazza da schiantare sul cranio delle culture devianti ad uso e consumo del proprio imperio e del proprio benessere. Ma non è in grado di reggere all’onda d’urto di ritorno dei miliardi di sottoposti che ora inseguono quelle chimere, create ad arte per istupidirne la volontà.
Ed ecco che i vari Falkenberg si sentono costretti nell’angolo da quell’esercito di scimmie ammaestrate che, non più paghe delle noccioline con le quali si pretende di sfamarle, travolte le sbarre, mordono la frusta e minacciano l’incolumità dell’aguzzino.
E straparlano.
Come Maria Antonietta che intendeva sfamare il popolo con i croissant. E finì per perdere la testa.
Così i vari Falkenberg si renderanno conto delle dinamiche in gioco solo quando, separata la testa dalla sua naturale sede, avranno modo, seppure per un piccolo frangente, di vedere le cose secondo una nuova prospettiva.
Non ci sarà nessun sorpasso in termini di PIL da parte delle economie emergenti…questo sistema di produzione collasserà molto prima che 4 miliardi di esseri umani possano godere degli odierni standard di vita occidentali.
Il PIL, in quanto parametro, è morto e sepolto.
Non esiste nessuna contrapposizione ideologica reale tra democrazia e dittatura. Si tratta di pura retorica di regime basata su decenni di mistificazioni e propaganda tese ad identificare concetti categoricamente diversi, quali capitalismo e democrazia.
Il capitalismo è una forma di produzione sociale, la democrazia una forma di governo…il nazismo, ad esempio, fu una forma storica di governo basata sul modello economico capitalista.
La contrapposizione vera in atto riguarda i privilegi del nord del mondo a discapito della sudditanza (lo dice la parola stessa) di coloro che, nell’ottica occidentale, a mala pena si possono definire esseri umani. Certo, sono detentori di diritti umani, in base ai quali l’occidente muove guerre, ammazza, stermina, colonizza e sottomette, ma non sono esseri umani.
Agli stronzi che si empiono le fauci del termine democrazia…qual’è la differenza sostanziale tra la conquista del suffragio universale ed i cinque milioni di extracomunitari “regolari” che vivono e lavorano sul “nostro” territorio e che non godono di qualsivoglia fondamentale diritto umano…non dico del diritto di voto, ma nemmeno del diritto all’integrazione?
A parte le stravaganti e deliranti affermazioni di Z secondo me l’articolo e le statistiche citate semplificano una situazione che chiunque non sia digiuno di storia conosce come estremamente complessa.
Prima di tutto mi sembra che la Cina faccia in effetti il 99% della crescita dei paesi non democratici, considerando che altri paesi in crescita come Brasile, India e Turchia sono difficilmente catalogabili come non democratici, la preoccupazione di simili statistiche è quella di una riduzione dell’influenza degli USA non certo quella di un fallimento della democrazia.
è divertente sentire Falk dire “la piena transizione liberale, se non democratica, di almeno una delle grandi nazioni asiatiche”
Cosa significa ALMENO UNA? Oltre alla Cina quali sono le grandi potenze asiatiche non democratiche?
C’è da considerare che la Cina è sempre stata una grande potenza economicamente fino all’aggrssione militare inglese dei primi dell’800 e il suo principale problema è stato che era un economia basata sui consumi interni e chiusa al commercio con il mondo esterno, che aveva una produttività dell’agricoltura doppia di quella europea ancora nel 18° secolo.
Il grafico pubblicato mi sembra ridicolo, prendere un grafico con oscillazioni ventennali ed interpolando un andamento di pochi anni come se fosse una tendenza lineare è una puttanata pazzesca.
Le mie affermazioni sono deliranti?
Caro Pietro, o non conosci la storia o non sai di che parli.
Vogliamo parlare del colonialismo ottocentesco?
Vogliamo parlare di come Churchill e Eisenhower consideravano Mussolini e Hitler?
Vogliamo parlare della guerra civile spagnola?
Vogliamo parlare del ruolo dei servizi segreti americani nel dopoguerra italiano per quanto attiene alla riabilitazione dei burocrati fascisti nel nostro paese?
Vogliamo parlare del mito liberale di Kennedy e della Baia dei Porci, nonché della crisi dei missili nucleari?
Vogliamo parlare del Cile di Pinochet e di Kissinger premio nobel per la pace?
Vogliamo parlare di Milosevich, Saddam Hussein, Johnsohn, Truman e Nixon?
Chi finanziava Saddam nella guerra Iran-Iraq?
Chi finanziava ed armava i talebani nella guerra per la “liberazione” dell’Afghanistan?
Chi ha sostenuto il sionismo israeliano e la diaspora palestinese?
I grandi alleati americani in medio-oriente (Arabia Saudita ed Egitto) sono paesi democratici?
Chi ha condotto una guerra in Kossovo per un pompino andato storto?
E Guantanamo? E Abu Graib?
E le fortune della Cina? Meglio la Cina dei sindacati…
E tutti i dittatori africani sostenuti dalle multinazionali occidentali?
Potremmo andare avanti per settimane…
Ma dove la vedete voi ciechi di Sorrento questa grande lotta tra dittature e democrazie?
In Nigeria, territorio di conquista della Shell e dell’Eni, che avvelenano i pozzi, alterano il clima, generano scompensi ed iniquità mai viste (chissà perché metà delle puttane delle statali italiane sono nigeriane) sono in ballo almeno un paio di guerre civili.
Il governo “democratico” sostenuto dall’occidente attraverso i petroldollari ha appena sterminato qualche centinaio di civili innocenti nelle regioni controllate, indovina da chi? Dai talebani…
Ecco…basta la parola…
Talebani…fondamentalisti islamici…antidemocratici…
E allora che muoiano…e più ne muoiono e meglio ci sentiamo…noi occidentali…e tu, Pietro…perché nemmeno a te fotte un cazzo se muore qualche migliaio di negri, che la stampa occidentale definisce talebani. Anzi, son convinto che ti senti sollevato.
E tutto questo per garantirti il privilegio di accendere il tuo cazzo di computer e scrivere che io deliro.
E magari hai anche sottoscritto le obbligazioni Eni, tanto per non saperci né leggere né scrivere.
All’occidente della democrazia non gliene fotte un cazzo.
Questa è LA VERITA’.
Non solo non gliene fotte un cazzo adesso, non glien’è mai fottuto un cazzo.
La democrazia mondiale non è la tua minchia di croce su un foglio di carta. Sono miliardi di negri, sudamericani ed asiatici chiamati a governare il mondo assieme agli occidentali.
Ma loro non sono pronti. Sono rozzi, ignoranti, sono negri.
Tutta qua la vostra paura, al di là dell’infinito letamaio di insopportabile retorica che ogni giorno riuscite impassibili a rigurgitare.
E allora vorrei ricordare un paio di particolari che, forse, sfuggono a qualche megafono ridondato del rigurgito sistemico:
1. Non esiste al mondo civiltà più genocida, in termini quantitativi e qualitativi, di quella occidentale.
2. Prima della civiltà occidentale nessun’altra civiltà era mai riuscita ad occupare e rivendicare ogni centimetro quadrato del globo terrestre, arrivando addirittura a piantare una bandiera su un altro pianeta.
3. Nessun’altra civiltà prima di quella occidentale era mai riuscita a minacciare l’esistenza stessa della vita sulla terra ed a tenere l’umanità intera sotto scacco grazie a questo ricatto.
4. Nessun’altra civiltà prima di quella occidentale era riuscita a creare un sistema per il quale il proprio benessere relativo venisse pagato dal resto dell’umanità in termini di inquinamento e depredamento delle risorse naturali non presenti sul proprio territorio.
Detto questo, torno al punto di partenza.
All’occidente, inteso come istanze di potere che lo governano, della democrazia non gliene fotte un cazzo.
Ed ora che si sente minacciato, ha trovato la pietra angolare sulla quale cementificare gli interessi tendenzialmente discordanti di classi dirigenti, leccaculo e classi subalterne.
Non per niente non si parla più di immigrati, si parla di clandestini.
Perché?
Perché se si parlasse d’immigrati si dovrebbe parlare delle centinaia di migliaia d’immigrati italiani in tutti i paesi ricchi del mondo, se si parla di clandestini, si parla di negri.
E i negri sono, per Pietro, come per Falkenberg, come per l’autore dell’articolo, in buona sostanza, carne da macello.
E la democrazia con tutto questo non c’entra un benemerito cazzo di niente.
Su, dai, posta un altro grafico…
Pietro, ho citato due continenti e due condizioni: democrazia e assetto liberale. La Cina non è democratica, nonostante una certa apertura al mercato. L’Indonesia (220 milioni di abitanti) è sulla buona strada, ma la sua democrazia è ancora fragile. L’India è una democrazia rappresentativa, ma sta riemergendo dal fallimento dell’esperimento fabiano e poi socialista da meno di vent’anni, un fallimento che l’ha portata sull’orlo di un regime autoritario. Le democrazie africane sono , in molti casi, purtroppo ancora in bilico.
Riguardo alla Cina, il declino relativo è cominciato prima del diciannovesimo secolo, proprio con la chiusura al mondo esterno di cui parli. Buona parte dell’incremento di produttività è stato ottenuto da allora con l’aumento dell’intensità di lavoro umano per unità di terreno, mentre quello nelle aree più sviluppate d’Europa era già dovuto a forme di meccanizzazione. Dovremmo poi considerare la mediana o le aree ad agricoltura intensiva, non la media, data la vasta presenza di coltivazioni estensive e di terre adibite a pascolo in Europa. L’effetto è stato evidente nei decenni successivi: in Cina la popolazione non poteva abbandonare l’agricoltura per dedicarsi ad attività a maggior valore aggiunto. Quando gli inglesi sono arrivati, la Cina era già un gigante dai piedi d’argilla.
Z, la fine della repressione della libertà economica ha tolto più persone dalla povertà e dalla fame di ogni altra politica statale. I dati li puoi trovare online e non vengono contestati neppure dall’anticapitalista più arrabbiato.
Includendo i regimi comunisti asiatici nel conto della “civiltà occidentale”, nonostante il loro rifiuto di tale caratterizzazione, il punto 1 è corretto: il regime di Pol Pot ha raggiunto risultati superiori a quello dei Mongoli. Qui si parlava di regimi democratici, in ogni caso: quelli comunisti, come quello nazista, non fanno parte del discorso. Non so cosa definisca tu come democrazia, ma se pensi ad una rivoluzione, sei dalla stessa parte dei peggiori regimi genocidi ed affamatori della storia.
“Riguardo alla Cina, il declino relativo è cominciato prima del diciannovesimo secolo, proprio con la chiusura al mondo esterno di cui parli.”
Ti riferisci alle Guerre dell’Oppio? Perché se così fosse gradirei che fossi più esplicito, tanto per mettere in evidenza un altro paio di ipocrisie occidentali…
“Z, la fine della repressione della libertà economica ha tolto più persone dalla povertà e dalla fame di ogni altra politica statale.”
Ritengo che questa sia la chiave di volta.
Questa è bene o male la litania più diffusa in tutto il pensiero economico occidentale.
Il problema è che si fanno i conti senza l’oste, che è l’attuale crisi (non economica bensì sistemica).
Allora vediamo come questa affermazione s’attaglia alle varie realtà geopolitiche.
Per quanto riguarda l’occidente credo che sia un dato di fatto che, in assenza dell’intervento statale, l’economia sarebbe andata a rotoli dall’oggi al domani. A mio avviso, il tentativo della classe dirigente è quello di salvare il salvabile, sperando di poter far pagare gli squilibri sistemici alle generazioni che nemmeno stanno nell’immaginario dei loro rispettivi genitori.
Cina: è miracolosamente apparso un articolo proprio oggi sul “sole24ore” di un economista americano di origini cinesi che sostiene che la borsa di Shanghai sia il teorema Tom Ponzi elevato a sistema. Sottoscrivo. Il PIL cinese vive di un 15% di consumi interni. Il resto è debito USA. Vedremo come andrà a finire.
Russia: qua siamo al paradosso. La gente stava molto meglio sotto l’unione sovietica. Il capitalismo non ha fatto altro che esacerbare le disparità sociali. Se non fosse per le quote di emigrazione assorbite dall’unione europea, nella ex unione sovietica si starebbe già morendo di fame. E non escludo che si stia morendo di fame.
Africa: il paradosso dei paradossi; il fallimento dei fallimenti. Centinaia di milioni di persone esposte al lato oscuro del capitalismo, senza alcuna tutela di sorta, nell’indifferenza più totale dell’occidente.
Quelli che sempre sono stati, e sempre saranno, per l’occidente, I NEGRI.
Intere nazioni africane sopportano, impotenti, quello che per centinaia di migliaia di persone è il discrimine tra la vita e la morte: il prezzo di una risorsa.
Può essere il petrolio, può essere il coltan, il cacao o le banane, non fa nessuna differenza.
L’economia locale non esiste.
La tratta dei negri non è mai cessata.
E’ semplicemente stata spostata, in loco.
Gli africani sono schiavi in casa loro.
La quasi integrità del territorio africano che conta è in mano all’occidente, alle corporations, al WTO.
Qualcuno s’è mai chiesto per quale motivo un nigeriano o un somalo siano disposti ad intraprendere viaggi di migliaia di km per finire in un Cie italiano?
Qualcuno di voi migrerebbe dalle campagne bresciane per andare a lavorare a Karachi o Samarcanda se non fosse una questione di vita o di morte?
Qualche giorno fa, sul “Corriere della Sera” c’era una rassegna dei leader mondiali più malvestiti. Sembrava la rassegna dei “nemici dell’occidente”.
Putin, Ahmedinejad, Evo Moralez, Mao, Chavez, Kim Il Sung, Fidel Castro e un paio di reggenti subsahariani vestiti di pelli d’animale.
Forse il “Corriere” non si rende conto che il mondo non finisce in Via della Spiga.
Forse nemmeno tu.
La tua liberazione economica è stata finanziata attraverso il 300% di debito nei paesi occidentali.
Vediamo un po’ che succede nelle economie collaterali se si passa dal debito al risparmio.
Vediamo un po’ se tutta questa ricchezza creata dalla libera circolazione dei capitali equivale, come io credo, alle spoglie di guerra di un sistema predatorio basato sulla legge della giungla o se è invece il volano progressivo che tu ti auguri.
La verità, caro Falkenberg, ha appena cominciato ad affacciarsi alla porta.
Spero tu abbia parecchi santi ai quali votarti, perché ti serviranno tutti.
“Non so cosa definisca tu come democrazia, ma se pensi ad una rivoluzione, sei dalla stessa parte dei peggiori regimi genocidi ed affamatori della storia.”
Guarda, Falkenberg, non saprei nemmeno come classificare questa tua affermazione…se non come ignoranza storica.
Lo dico per una volta senza sarcasmo.
Basti dire che quella borghese fu una rivoluzione.
Hai presente la rivoluzione francese, Napoleone ti dice qualcosa? La rivoluzione americana?
O stai dicendo che dalla rivoluzione borghese scaturiscono i peggiori regimi genocidi ed affamatori della storia?
Boh, resto in attesa di lumi.
In quanto a Pol Pot…studiò a Parigi, assurse al potere grazie ai bombardamenti illeciti ed indiscriminati dell’aviazione americana in Cambogia, fu sostenuto dalla Cia in chiave antivietnamita dopo l’invasione della Cambogia stessa da parte del Vietnam comunista.
Forse è meglio che eviti di parlare di Pol Pot, perché è più figlio della politica del containment che della rivoluzione socialista.
Anche senza Pol Pot credo che lo sterminio di tutte le civiltà precolombiane, le vittime del colonialismo europeo e i 50 milioni di morti della seconda guerra mondiale basterebbero ampiamente a garantire all’occidente il primato ad aeternum per quanto riguarda il guinness dei primati in termini di genocidi, violenze, soprusi e quant’altro di ameno la tua moralità occidentale possa e potrà mai partorire.
Divertente Z !
I morti della seconda guerra mondiale sono da addebitare alla democrazia?
Democeazia come la dittatura SOCIALISTA russa e la dittatura nazional-SOCIALISTA tedesca?
Che hanno iniziato la guerra come alleati?
Conosci il patto Molotf-Ribbentrop ?