Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha dichiarato che la nostra “democrazia nasce dalla Resistenza”. Dimentica di aggiungere che se fosse stato per lui e per i suoi compagni di partito, la democrazia sarebbe morta nella culla, sostituita da un regime sovietico. La memoria è selettiva, ma il ricordo “annebbiato” non giustifica cinquant’anni di scippo del sangue dei martiri per la libertà, da parte dei volonterosi seguaci della tirannia.
























ma sei così convinto che napolitano e i suoi compagni di partito volessero l’Italia come l’URSS? e secondo te se l’avessero voluto davvero non saremmo diventati un paese socialista?
le cose sono due: o secondo te la DC è stata il massimo difensore della nostra democrazia, oppure forse dentro il PCI tutti questi servi dell’URSS non c’erano, né si è mai pensato ad altro che ad un sostegno economico da parte dei russi. A conti fatti mi sembra che l’unico piano di conquista del paese attraverso un golpe l’abbiano preparato gli americani.
nel senso: io non sono mica convinto che nel PCI fossero tutti indipendenti dal PCUS, ma mi chiedo da cosa tu tragga le tue certezze.
Proprio vero. Che cattiva memoria.
Ci si dimentica che buona parte di quei “martiri della libertà” erano dei “volonterosi seguaci della tirannia” considerato il numero di formazioni partigiane legate al Partito Comunista clandestino.
Ci si dimentica pure che i “volonterosi seguaci della tirannia” hanno contribuito, non poco, a stilare una Costituzione considerata ancora oggi da tanti esperti, non ex KGB come l’amichetto del nostro PdC, come un modello da imitare, soprattutto nella I parte.
Ci si dimentica che, mentre oggi si continua a rimestare nella storia senza nemmeno conoscerla come i Pansa e l’autore di queste tre righe, il primo Ministro della Giustizia del dopoguerra, che incidentalmente era anche il segretario del partito dei “volonterosi seguaci della tirannia”, promulgò una amnistia a favore degli ex fascisti per favorire la pacificazione del paese.
Ci si dimentica, in sostanza, di azionare il cervello prima di usare la tastiera del PC.
Mi sa che il sole fa brutti scherzi.
1. La Resistenza (su cui, ricordiamolo in questo paese dalla memoria corta, fino a poche settimane fa, gran parte dei componenti dell’attuale maggioranza di governo, a partire da Silvio Berlusconi mai presente alle celebrazioni del 25 aprile, aveva giudizi “stravaganti”) nasce da una lotta che ha visto assieme comunisti, socialisti, cattolici e liberali. Che hanno versato molto sangue, aiutando la “liberazione” avvenuta grazie agli eserciti inglese e americano. Parlare di “scippo della memoria” da parte di esponenti dell’ex partito comunista, mi sembra altrettanto “stravagante” (e sono davvero molto buono con questo giudizio…) a meno di non pensare ad un fortissimo colpo di sole. Senza offesa.
2. Tutto il gruppo dirigente del PCI, credimi, aveva ben chiaro quale sarebbe stata la “collocazione” post bellica dell’Italia (visto che furono gli angloamericani e non i sovietici a liberarla. E le loro scelte, al di là delle “favolette” che oggi si raccontano, se si esclude pochissimi membri (e certamente NON Giorgio Napolitano, o Palmiro Togliatti, e poi via via Berlinguer & c.) sono state scelte di difesa della nostra fragile democrazia, e non di sostegno alla “dittatura”. Dover puntualizzare (qui su Giornalettismo, non su qualche sito “demenziale” di Forza nuova) una cosa del genere fa davvero male al cuore. Davvero.
Certo con i se e con i ma non si fa la storia, è stato un bene che le elezioni del ‘48 sono finite come sono finite (e da quello che mi risulta, il risultato non dispiacque poi tanto a diversi esponenti del PCI di allora). Ma un “pericolo sovietico” non c’è mai stato seriamente. Sarebbe stata la guerra civbile, e lo sapevano tutti.
3. Dire che il PCI abbia avuto un percorso difficile e contradditorio nel corso della sua storia su moltissimi temi, oscillando spesso tra massimalismo e riformismo (ed è la ragione per la quale non mi sono mai sentito “comunista”) è un conto, dire che era una specie di organizzazione tesa o rovesciare la democrazia è una sciocchezza troppo grossa. Specie detta da una persona intelligente come te.
Stasera mi sento un po’ a disagio, come membro e scrittore su questo sito. Domani scriverò un pezzo dicendo che la Lega nord è un’accozzaglia di buzzurri ignoranti. Se questo è il clima, mi adeguo.
Buon tutto. Ci si vede fra un po’
C.
Domanda stupida: Se le formazioni “Garibaldi” et similia erano la stragrande maggioranza del movimento partigiano, esattamente chi ci ha condotto a libere elezioni ed alla democrazia? Ed esattamente chi sarebbero invece i martiri della libertà a cui è stato scippato il sangue, visto che a quanto pare i comunisti sono tutti sopravvissuti?
…. promulgò una amnistia a favore degli ex fascisti per favorire la pacificazione del paese.
Forse questo è stato l’unico errore, perchè non si sono chiusi i conti con il passato…
evidentemente ha preso un colpo di sole. Una sciocchezza simile mi è raramente capitata di doverla leggere. E’ quasi pari a quelli che affermano che negli ultimi 50 anni abbia governato il PCI.
Per il resto quoto in pieno Comicomix.
Saluti e buone vacanze.
A me pare che con i “se fosse stato per” si vada poco lontano, anche perché la storia non consente controprove.
Ammesso e non concesso che, in un’Italia senza la presenza immanente delle forze alleate come pure di quelle sovietiche (presenze che hanno condizionato univocamente le dinamiche politiche in quasi tutti i paesi dell’epoca), il prevalere senza opposizioni della componente comunista potesse condurre all’introduzione di un regime di tipo sovietico (ne dubito: secondo me ci sarebbe toccato tutt’al più un regime malgrado tutto più blando, tra titoismo e franchismo), per fortuna non è andata così e invece la democrazia, pur con diversi limiti, si è consolidata. A questo dobbiamo pensare e, se si deve trovare un fondamento condiviso del superamento collettivo della dittatura, questo non può che essere individuato nella Resistenza (come giustamente ha fatto Napolitano).
Quest’ultima fu un movimento relativamente di massa e come tale comprese (questo è il mio pensiero) veri “martiri della libertà”, che sono sempre inevitabilmente una minoranza ed in Italia purtroppo lo sono stati più che altrove, e molte persone spinte anche o solo da motivazioni diverse (desiderio di rivalsa, volontà di favorire un cambio di regime, ambizione etc.). Ognuno in cuor suo sapeva che cosa lo animava ed è difficile giudicare dall’esterno.
Ciò credo valga anche per i comunisti dell’epoca: in un movimento di massa come quello c’erano sicuramente i sovietici (come Togliatti) ma credo anche persone sostanzialmente di idee socialiste, ossia democratiche, traumatizzate dal trattamento che i socialisti italiani avevano subito dai fascisti e quindi contente di poter avere dietro le spalle il grande fratello russo (di cui sottostimavano le malefatte) a cui fare ricorso in caso di bisogno.
Come nella Dc c’erano i Moro, i De Gasperi e gli Scelba, così sarà stato anche nel Pci.
Per quanto riguarda specificamente Napolitano, mi pare che di denunce delle malefatte sovietiche e di riflessioni critiche sulle debolezze del pensiero comunista ne abbia fatte. Non credo fosse obbligato a ritornarci sopra in questa occasione, in cui rivestiva i panni del capo dello Stato e non quelli del vecchio dirigente del Pci. Anche Fini, quando difende il ruolo del Parlamento, non precisa ogni volta: “… per quanto, se fosse stato per me ed i miei compagni di partito, in passato quest’aula sorda e grigia sarebbe potuta diventare un bivacco di manipoli”. L’ha detto un po’ di volte, ogni tanto lo ricorda, ma non porta in eterno la corona di spine.
Napolitano, come Fini, ha fatto il suo percorso mentale, è una alta carica istituzionale e come tale si comporta e parla, esaltando doverosamente il meglio della memoria comune senza tacere (nelle circostanze più opportune) il peggio.
Preferisco loro ad altri, nello stesso gruppetto degli immuni per legge, che la memoria selettiva (nonché l’arte illusionistica) la praticano tutti i giorni e che scippano per davvero parole come “popolo” e “libertà”.
Nessun colpo di sole, ma un errore: non tutti i comunisti erano pronti alla dittatura, anche se continuo a pensare che collettivismo e democrazia mi paiono incompatibili e continuo a chiedermi perché dei sinceri democratici avrebbero dovuto votare comunista, quando esistevano partiti socialisti democratici che non perlomeno seguivano con tanta cieca fedeltà Stalin.
Se si vogliono definire i leghisti una masnada di buzzurri ignoranti, si faccia pure, anche se spero che non si ripeta il mio errore.
La maggioranza delle forze partigiane non erano comuniste, eppure la storia della Resistenza è stata spesso volgarizzata in un racconto dove ai comunisti è stato dato un peso molto superiore al loro numero (circa un terzo delle forze in campo), mentre il ruolo dei partigiani non comunisti è stato marginalizzato o negato completamente. Non si ricordano casi di operazioni militari partigiane contro le brigate comuniste, mentre esistono esempi di assalti dei partigiani comunisti contro formazioni cattoliche o monarchiche.
Riguardo alla posizione del PCI sulla democrazia nel dopoguerra, vogliamo ricordare cosa ne pensavano Longo, Secchia o Pajetta? Buona parte del partito era più che pronta alla rivoluzione.
Togliatti stesso riteneva l’adesione alla democrazia un espediente tattico, con l’obbiettivo di arrivare nel tempo ad un rovesciamento del regime per via elettorale non appena le condizioni di politica estera fossero state favorevoli. Si tratta di una strategia simile a quella nazista o a quella del FIS in Algeria: un uomo, un voto, una volta sola. Quanto a Napolitano, fortunatamente ha cambiato opinione negli anni, ma fino al 1968 non ha avuto alcuna remora ad appoggiare la repressione sovietica contro i moti nel Patto di Varsavia, moti che certamente non erano condotti da spietati reazionari, ma da socialisti desiderosi di cercare una maggiore democrazia.
@Marpa: senza amnistia e senza l’apertura agil ex-fascisti, il PCI si sarebbe inimicato una fett aimportante di potenziali sostenitori ed avrebbe perso intellettuali prestigiosi come Moravia, Bocca, Fo o Scalfari, tutti ex-fascisti o collaboratori del regime che si che si sono ravveduti. Avremmo dovuto fucilare anche loro?
@ Falkenberg
vedi, il problema è che il vero articolo l’hai postato come commento…
Inoltre non penso proprio che quel 30% di popolazione che votava comunista volesse un regime sovietico a costo di scatenare una guerra civile. Si sapeva benissimo che parte del merito per la liberazione fosse degli alleati, e passare dall’altra sponda avrebbe sicuramente causato un’ulteriore guerra. Credo non fosse nemmeno nell’interesse dell’URSS destabilizzare la regione.
Sempre in IMHO.
“La maggioranza delle forze partigiane non erano comuniste”, questa chi te la ha raccontata? Pansa? Dammi la fonte storica che son proprio curioso.
La maggioranza delle forze partigiane ERA comunista semplicemente per il fatto che erano gli unici ad avere una struttura clandestina organizzata e che quindi attraevano, chiaramente, attraevano chiunque volesse opporsi con le armi ai tedeschi che controllavano il Nord Italia. Le brigate cattoliche, azioniste e monarchiche erano decisamente in numero minore.
Inoltre ti dimentichi che i socialisti erano insieme ai comunisti sia nelle Brigate garibaldi, sia in seguito politicamente nel Fronte Democratico Popolare che si presentò alle elezioni del 1948. La scissione di Palazzo barberini che dette vita al PSDI avviene infatti solo nel 1947, non durante la guerra.
In quanto a Secchia, Pajetta e soci quello sporco bolscevico di Montanelli ricordava che, dopo l’attentato a Togliatti, Pajetta gli telefonò in ospedale “Compagno segretario. Abbiamo occupato la Prefettura di Milano.” e Togliatti gelido “Bravi. E adesso che ve ne fate?”
Tanto per dire come venivano considerati all’interno del PCI.
Inoltre non è neanche vero che il PCI era pronto alla rivoluzione e il solo motivo che non sia successo è perchè ci hanno salvato gli americani con la loro forza di dissuasione.
In Grecia, nonostane il paese fosse stato assegnato al blocco occidentale dai patti di Yalta e Teheran, il Partito Comunista iniziò nel 1946 una guerra civile che si protrasse fino al 1949.
Quindi come vedi nemmeno con i se e i con ma le tue tesi stanno in piedi.
Rimane il fatto che il PCI ha, assieme agli altri partiti nati dalla resistenza, stilato e sottoscritto la Costituzione e ha contribuito nel bene e nel male alla formazione di un regime democratico in Italia. Capisco che possa dare fastidio oggi però con tutti i suoi lacci e lacciuoli.
non pensavo che il revisionismo andasse di moda fino a questo punto.
Dai Falk, eri partito bene ammettendo l’errore nel commento, ma se scrivi che la maggioranza dei partigiani non era comunista perseveri.
Ci sono migliaia di fonti, non è che a 60 anni di distanza si possa scrivere l’opposto come esercizio di stile o per fare gli alternativi. I cattolici e i liberali dentro la resistenza saranno stati il 10% a essere larghi. E addirittura ci sono molte discussioni nella storiografia sulla composizione comunista, nel senso che alcuni sostengono che il vero lavoro sporco lo abbiano fatto tutte quelle compagini anarco-comuniste (quelle sì di stampo sovietico e rivoluzionarie) che vennero via via liquidate tra il ‘43 e il ‘45. Questo per dirti quanto tu sia lontano dalla storia. Addirittura il PCI sarebbe stato l’assassino dei veri comunisti collettivisti, come li chiami tu.
il punto secondo me è che in questo Paese il PSI è morto con Nenni, non si è più ricostituito in modo credibile, e da 60 anni scambiamo il PCI per un partito comunista, quando a quel 30% di consensi ci arrivò proprio grazie al fatto che in realtà era (più o meno consapevolmente) un partito prettamente socialista (o socialdemocratico).
Quanti komunistelli indottrinati, ma si sa: il comunismo è un male dell’anima, chi ne è colpito non può guarire.
Sarà la storia ad eliminare definitivamente le ultime scorie.
@Sam: Non credo che il 30% degli italiani volesse una dittatura, come non credo che il 35% dei tedeschi volesse un regime hitleriano. Quello che volevano i vertici di tali partiti era invece diverso – ed i comunisti lo dichiararono, esplicitamente, per anni.
@AG: EDurante la guerra, dove vi erano speranze d’instaurare uno stato totalitario o aderire ad uno, come ad esempio in alcune zone del Friuli, non vi furono problemi ad attaccare anche altre formazioni partigiane. E’ evidente quale fosse l’obbiettivo, il problema per il PCI erano l’opportunità ed il momento, che mancarono nel resto d’Italia. Il fatto di accettare, realisticamente, che non era possibile applicare al resto d’Italia quello che si era cercato di fare in alcune aree prova il valore di Togliatti come politico, ma non esime dalla responsabilità di quanto avvenuto e non elimina il valore di prova di quel tentativo.
Oppure questo non è mai accaduto? Longo era talmente poco considerato che divenne segretario; Secchia fu a lungo un membro di primo piano del Partito. La differenza la fece Togliatti, (anche grazie all’esperienza greca) che aveva capito come una rivolta non avrebbe avuto successo; preferì quindi adottare una tattica differente, ma gli obbiettivi rimasero gli stessi. I vertici comunisti aderirono alla democrazia in maniera strumentale e dichiararono sempre che l’instaurazione di uno stato costituito secondo le linee sovietiche fosse il fine ultimo della propria azione politica.
Riguardo alla Costituzione, lo stesso PCI indicò esplicitamente i paesi del Patto di Varsavia come modello e ne difese gli aspetti totalitari per decenni, al contrario degli altri partiti antifascisti; i contributi del PCI alla democrazia italiana nel periodo della Resistenza ed in quello immediatamente successivo, e ve ne sono stati, avvennero almeno inizialmente nonostante il proprio programma e non grazie ad esso e di sicuro non autorizza a definire il PCI come l’autentico custode dei valori della battaglia per la libertà e la democrazia.
L’Italia ha preso la strada “”occidentale”" perchè l’America ha deciso così!. Sicuramente d’accordo con la Russia si sono spartiti l’Europa e noi siamo stati fortunati o semplicemente era impensabile l’Italia nel blocco Sovietico. Il resto delle argomentazioni, sono sciocchezze. I Comunisti, sono stati il pungolo per consentire alla popolazione tutta di ottenere i miglioramenti che senza questo partito di “”controllo”" sicuramente non sarebbero venuti. Come esempio, senza questo grosso partito, la mafia che controllava la DC., avrebbe avuto gioco facile e il progresso avrebbe tardato ad arrivare. La Costituzione Italiana, (secondo Cossiga che non stimo), è forse la peggiore d’Europa, (ha pure spiegato il perchè ma non ricordo bene come) comunque è opinione generalizzata (meno in Italia), che sia così. E’ frutto dei compromessi “”storici”" famosi nel nostro Paese, e tutti i compromessi storici non partoriscono mai un gran chè. Così siamo messi e non vale la pena sentirsene orgogliosi, il tutto ha finito per produrre la peggiore classe politica e la più corrotta d’Europa, e su questo non vi sono dubbi. Se qualcuno vuole sentirsene orgoglioso, faccia pure. Un soggetto come Berlusconi, poteva apparire solamente in Italia, se questo può essere considerato come un vanto, allora siamo alla scemenza. I Fascisti del Nord, ripetono la strada dei Fascisti di Benito, gli stessi slogan, (anche se Loro li limitano alla “padania”, le solite camicie, verdi invece di nere, le stesse proposte “”patriottiche e imbecilli”" il tutto condito con una ignoranza (consensuale) che fa spavento. Mi vergogno a dirlo, ma mi sento orgoglioso di essere Toscano. Scusatemi.
Falk ammette che i coministi in Italia speravano di arrivare al potere per via elettorale, e quindi applicando la retorica berlusconiana “avendo dalla propria parte la maggioranza degli italiani” ma sopratutto erano perfettamente coscienti che questo in un momento in cui l’interesse dell’URSS era stabilizzare la divisione in blocchi di influenza era impossibile.
E il comportamento di Togliatti era molto probabilmente frutto anche di esplicite indicazioni da parte di Mosca.
Detto questo Falk dovrebbe considerare la storia del PCI esclusivamente in base alle effettive scelte in parlamento e nelle amministrazioni loocali, non in base a presunti e mai realizzati obbiettivi.
Altrimenti che si dovrebbe dire dell’attuale maggioranza, in cui ci sono persone che fino a 20 anni fa sognavano il ritorno del fascismo, persone come Bossi che hanno esplicitamente difeso Saddam Hussein e Milosevich, o il Silvio che ha difeso accoratamente lo sterminio russo in Cecenia.
A proposito che ne pensa dell’allontanamento della Turchia dgli Usa di cui il Silvio si prende il merito?
Favorire la nostra dipendenza dal metano russo appoggiando ogni comportamento che impedisca vie alternative per quello kazako è nei nostri interessi?
falkenberg, ti sei preso una bella insolazione! lo sanno tutti che sin dai tempi di marx obiettivo dei comunisti erano blande riforme sociali di mercato del lavoro da attuarsi all’interno di un quadro liberal-democratico.
Io sto aspettando ancora le fonti storiche dove viene provato che la maggioranza dei partigiani non era comunista, Falkenberg.
Tutto il resto sono chiacchiere a vanvera come se io dicessi che se nascevo alto e biondo e avevo come zio Agnelli a questo punto dirigevo il Corriere dopo aver fatto il fotomodello.
Questo, evidentemente, crede che democrazia significhi mettere una croce su un foglio di carta.
In quanto a questo mi domando che differenza sostanziale ci sia tra il PCUS sovietico ed il governo delle corporazioni berlusconiano. C’è una sola differenza: l’elettore italiano è chiamato a porre una croce, può scegliere tra simboli formalmente diversi, che di fatto sono la stessa identica cosa; l’elettore sovietico era chiamato a porre una croce, disponendo di un unico simbolo.
La differenza consiste in questo: l’elettore sovietico era immediatamente consapevole di vivere in un regime illiberale, mentre l’elettore italiano se ne accorge solo dopo aver apposto una croce a tutti i simboli disponibili.
Chi parla di democrazia in questo contesto è, evidentemente, un clown.
Vorrei ricordare, a chi se ne fosse dimenticato, che democrazia significa governo del popolo, e che l’unico strumento che ha il popolo per far valere le proprie ragioni è la lotta. Armata se necessario.
Non esiste nessun sistema di potere che garantirà al popolo altre prerogative che non siano quelle che esso stesso saprà conquistarsi.
Con la forza.
Falkenberg, a parte il fatto che ti reputo un povero stronzo, mi rammarico per il titolo di questo articolo.
Speravo che questo titolo fosse rivolto agli archivi insabbiati dei servizi segreti, che fosse rivolto all’omicidio Pinelli, che fosse rivolto alle commemorazioni dei caduti nelle missioni di guerra…
Invece no…da bravo povero stronzo, hai sprecato un titolo con un buon potenziale, per un “articolo” di merda.
Ciao