Il buonsenso della Fornero per la laurea
di Carlo Cipiciani - 29/05/2012
Elsa Fornero ha detto che al giorno d’oggi “prendere una laurea non è obbligatorio” e “imparare un mestiere è fondamentale”. La superministro che sfoggia il buonsenso popolare che s’ascolta al bancone dei Bar: “Ma che studi a fare? Imparati un mestiere!”
Prendere una laurea non è obbligatorio, però in Europa il 25 per cento degli adulti è laureato, mentre in Italia siamo sotto al 18 per cento. I trentenni laureati in Europa sono oltre il 30 per cento, in Italia attorno al 20. Ancora più grande è la distanza con i paesi più evoluti, più ricchi e più dinamici – tipo Germania, Olanda, Gran Bretagna – e cresce anche quella dai Paesi “latini”.
Prendere una laurea non è obbligatorio, ma uno degli 8 obiettivi chiave a cui l’Unione europea ha deciso di dedicare più impegno – e risorse finanziarie – è quello di portare entro il 2020 la quota di trentenni laureati al 40 per cento. E le regioni più distanti da quell’obiettivo sono le italiane e le romene.
Laurearsi non è obbligatorio, ma nel Paese dove l’”ascensore sociale” è fermo, dove i figli di non laureati non si laureano quasi mai, e di conseguenza non arrivano in posizioni “direttive”, è un invito che emana uno sgradevole odore di “classismo”.
Laurearsi non è obbligatorio. E in Italia purtroppo non sempre serve: perché mancano quelle politiche che hanno permesso agli altri paesi di essere più evoluti, più ricchi, più dinamici e con molti più laureati che in Italia.
A questo dovrebbero servire i ministri. Il buonsenso da Bar, lasciamolo agli avventori che si bevono i grappini, ubriachi della loro ignoranza.











su certi argomenti i paragoni con altri paesi non reggono: noi abbiamo una percentuale minore di laureati, ma abbiamo bisogno di una percentuale maggiore di lavoratori specializzati (che “imparano un mestiere” invece di studiare), tant’è che sempre più spesso sentiamo parlare di “scomparsa di certi settori” perchè i ragazzi preferiscono fare altro. Inoltre, noi abbiamo una bassissima specializzazione del lavoro, cosa su cui potremmo puntare sia per creare nuovi posti di lavoro sia per sviluppare e far crescere meglio il settore industriale, sul quale dobbiamo puntare. Ultima cosa: dovremmo incentivare alcuni settori di studio che attualmente vengono ignorati in favore dei molto più “commerciali” giurisprudenza ed ingegneria, ad esempio. Il nostro problema non è che siamo pochi a laurearci (io sto per laurearmi in Relazioni Internazionali) quanto il fatto che la maggior parte di noi si laurei nelle stesse materie o negli stessi settori. Prima di criticare a vuoto ciò che il Ministro ha detto, cercate di vedere un pò più in là nelle sue parole.
Certo, è importante specializzarsi per un mestiere; e la Fornero poteva anche non intendere che non c’è bisogno di laurearsi, ma che sia i laureati che i non laureati debbano iniziare a pensare soprattutto ad imparare un mestiere. Certo è stata incauta nel modo di mandare il messaggio… sarebbe più opportuno far capire che sono proprio le scuole e le università che devono insegnare di più la professionalità che la teoria da professore monologhista.
In europa da un ventennio il tasso di attività – percentuale di abitanti in età da lavoro che lavorano – è qualcosa come dieci punti superiore a quello italiano.
E’ evidente che non è la laurea, il problema.