Giornalettismo estate

Gabbie salariali: tempesta d’agosto o lucida strategia?

12 agosto 2009

La baruffa estiva sulla reintroduzione di stipendi differenziati nel territorio merita un primo approfondimento, tra le cicale che cantano e i ministri che sparano dichiarazioni a raffica. La storia comincia con la pubblicazione di uno studio di Bankitalia sulle differenze dei livelli di prezzo al consumo tra nord e sud. Che, per amore di verità e dei fatti, mostra semplicemente che tra il Nord e il Sud del paese non ci sono sostanziali differenze di prezzo nei prodotti alimentari, nell’abbigliamento e nell’arredamento (un terzo circa della spesa per consumi delle famiglie), che nei servizi come sanità, riparazioni, premi di assicurazione e altri, essa è inferiore nel Sud di un 15%, che al Sud si spende di più in combustibili ed energia.

La vera grossa differenza tra Nord e Sud sta nel costo degli affitti, che comprende però anche quelli “figurativi”, cioè che vengono artificialmente imputati al proprietario di un’abitazione (e che quindi mostrano solo che il valore delle case è più alto al Nord). Inutile dire che la sostanza di questi dati era stranota: l’Istat da anni produce annualmente statistiche sul consumo delle famiglie, che mostra questi divari nella spesa tra Nord e Centro da una parte e Sud dall’altra. Ma sono importanti i fatti nella realtà virtuale dell’Italia del 2009?

No, non lo sono. Ed ecco partire, lancia in resta, il capo del governo Umberto Bossi, immediatamente seguito dal suo rappresentante Silvio Berlusconi, che reclama la reintroduzione della gabbie salariali per compensare il divario esistente tra il Nord e il Sud. Ovviamente, non importa neppure che l’“Indagine sulle imprese industriali e dei servizi”, pubblicata contemporaneamente dalla stessa Banca d’Italia, evidenzi che è superfluo cercare nuovi meccanismi per compensare il maggior costo della vita al Nord rispetto al Sud, perché le retribuzioni lorde al Nord sono già più alte di circa il 15% rispetto al Mezzogiorno (anno 2008). Anche questi, peraltro, sono dati noti e stranoti. Ma a qualcuno interessa?

Ed ecco partire il diluvio di dichiarazioni. Si distingue, come sempre, uno dei membri più rappresentativi del governo delle chiacchiere: Renato Brunetta. In un’intervista alla Stampa ha coniato l’ennesimo slogan: Il “federalismo contrattuale”. Per cercare di difendere l’indifendibile proposta delle “gabbie” salariali (che per inciso ad un esponente del Partito delle Libertà dovrebbe far venire l’orticaria, dato che puzza di Gosplan da lontano un miglio) il geniale economista “traduce” le proposte di BerlusBossi ripartendo con la tirata sul costo della vita diverso tra Nord e Sud (quindi, dimostrando di non leggere i documenti di Bankitalia e le statistiche Istat) per ribattezzare con quel nome evocativo un istituto che – a leggere i contenuti della sua intervista – assomiglia tanto alla già prevista (e finora poco applicata) contrattazione decentrata. Cosa che, diciamolo subito, è  buona e giusta se bene applicata, tenendo conto che nelle aziende piccole servono dei correttivi al modello “base” e che comunque alcuni aspetti del modello sottoscritto andrebbero corretti.

11 commenti a Gabbie salariali: tempesta d’agosto o lucida strategia?

  1. Le gabbie salariali dividono l’Italia!

    Il consenso alla proposta di adeguare i salari al costo della vita nelle singole realtà locali, risente, per forza di cose, del clima che da sempre si respira nell’Italia delle tante regioni, delle inutili province e dei mille comuni. Un’Italia “unita” sulla carta costituzionale, ma da sempre divisa nei fatti in tutto e per tutto. Un’Italia “campanilista”, sempre e soltanto protesa all’interesse del singolo, quasi mai attenta all’altro e al bene comune! La prova chiara e lampante viene fuori quando si parla di smaltimento dei rifiuti, discariche, rigassificatori, alta velocità, fonti di energia rinnovabili e centrali nucleari: tutti approvano, tutti acconsentono, ma fuori e ben lontano dalle mura di… “casa propria”! Per cui se chiedi ad uno di Canicattì (senza offesa per i canicattinesi, beati loro!?) di adeguare il salario al costo reale della vita della sua città, sicuramente ti senti risponde l’esatto contrario di quello che ti risponderebbe uno che vive e lavora a Roma! Ognuno guarda al proprio orticello e come sempre accade nel bel paese a prevalere non è “il bene comune”, ma l’interesse del “singolo”! Ma è proprio in questi casi che si ha il polso della “classe politica” di una grande nazione, in cui tempi e decisioni devono essere dettati e scanditi non da interessi “elettorali”, ma da politiche serie, ferme e decise. Se un chilo di pane costa 3euro in una grande città e 1euro al paesello, se un appartamento di 100mq viene a costare 650mila euro a Roma, mentre a Canicattì con la stessa cifra ci esce fuori una villa con piscina, è proprio in questi casi che un governo serio, un sindacato degno ed un a classe dirigente adeguata modulano le proprie decisioni ed operano le proprie scelte! Inutile buttarla sempre in caciara e ricorrere alle solite divisioni tra Nord e Sud d’Italia! Ma “gli studi di settore” – evidentemente pilotati da chi non vuole seriamente porre mano ad un problema che pure esiste – battono la lingua sempre dove il dente duole! Dall’analisi disaggregata per area geografica, infatti, emerge una netta polarizzazione delle opinioni: tre cittadini su quattro al Nord si dicono favorevoli alle gabbie salariali, al Sud si dichiarano contrari. Insomma un’Italia divisa in due, in maniera netta. E non potrebbe essere altrimenti: ognuno tira l’acqua al proprio mulino! A “Canicattì” – dove il costo della vita è tre quattro volte inferiore rispetto a Roma – non ci stanno a vedersi tagliare lo stipendio a favore di un operaio o un impiegato della capitale che invece sarebbe ben lieto di vedersi arrivare in busta paga sette/ottocento euro in più al mese! Nella parte settentrionale del Paese è prevalente la convinzione che il provvedimento costituirebbe anche un incentivo allo sviluppo del Meridione. Tra i cittadini del sud, al contrario, è maggioritaria la sensazione che la differenziazione del costo del lavoro finirebbe con l’accentuare ulteriormente le diseguaglianze tra le diverse aree del Paese. Tornando sul piano nazionale, l’incertezza va anche ricondotta al fatto che la differenziazione dei salari è considerata “erroneamente” come già acquisita: il 58% degli italiani ritiene che esista una sensibile disparità di trattamento a livello economico tra lavoratori del Nord e del Sud, tale da rendere superflua l’introduzione delle gabbie salariali(!?). Ma signori miei, quali campioni siete andati a scovare? Se si prende in considerazione la busta paga di un impiegato alle poste, al catasto o all’agenzia delle entrate, oppure lo stipendio di un poliziotto o di una maestra dove sono tutte queste disparità di trattamento a livello economico tra chi lavora al Nord e chi al Sud? Allora o s’interviene sui salari (non togliendo a nessuno, ma dando qualcosa in più a chi vive in aree metropolitane con il costo della vita più elevato!) oppure s’interviene sul reale costo della vita: una cosa è certa, così non si può più andare avanti!

  2. E’ necessario intraprendere delle reali riforme e nello stesso tempo è necessario RILANCIARE l’economia. Questo è non solo necessario , ma indispensabile!

  3. @liberlavox:
    Nel tuo contributo ci sono molti elementi che meriterebbero un approfondimento. A partire da uno: Più che un problema “regionale” il problema è locale. Ovvero, seguendo il “delirio” leghista, dovremmo pensare a differenziazioni non tanto e non solo tra Lombardia e Clabria ma, ad esempio, tra aree metropolitane e paesi. O perché no? Tra centri storici e quartieri periferici.
    E perchè no? tra il negozio di via Garibaldi e quello di via Pancrazi

    Insomma, l’esatto contrario di cio che ci si aspetterebbe da una voce liberale. A parte il fatto che, come dimostrano i dati, in termini di “potere d’acquisto” (cioè di confronto tra reddito disponibile e prezzi al consumo) le cose non stanno come ha sostenuto Bossi

    @oneenergydream:
    Lo diciamo da mesi, anni. Noi (nel nostro piccolo) e tanti altri (nel loro grande). ma c’è chi fa orecchie da mercante

    @tutti:
    Ovviamente Berlusconi (che FORSE legge Giornalettismo…^_^) ha ritrattato di aver parlato di gabbie salariali, anzi precisa di aver richiamato la contrattazione decentrata.
    http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/daassociare/visualizza_new.html_1644275861.html

    Sì, qualcuno deve aver preso un colpo di sole…^_^

    Ah, nel frattempo un altro ministro (Zaia) farnetica addirittura su salari differenti per gli statali tra nord e sud…chissà in base a quale istituto contrattuale.
    http://www.repubblica.it/2009/08/sezioni/economia/tremonti-banca-mezzogionro/gabbie-polemica-pdl/gabbie-polemica-pdl.html

    Magari Brunetta può dargli una mano: meglio pagare di più un “fannullone” del nord che un onesto impiegato statale del sud. Interessantissimo, vero?

  4. Brunetta non ha difeso le gabbie salariali, ha rigettato la proposta in toto. Non si è dimenticato della contrattazione decentrata, che al contrario cita e descrive nell’intervista alla Stampa.
    Zaia è un emerito cretino e lo sappiamo, ma non spariamo nel mucchio. Sarebbe come, a sinistra, se si mettessero in bocca certe uscite di Cento o Pecoraro Scanio ad un Bersani,un Bassanini o ad un Pinza.

  5. Una uniformità imposta per legge, come avviene oggi, costituisce un problema per il Sud molto più che per il Nord, che probabilmente ne trae alcuni benefici (più che compensati dal costo dei trasferimenti assistenziali verso Sud) .

    La proposta leghista è un’idiozia, ma come troppo spesso accade, è la soluzione sbagliata ad un problema reale. Imporre per legge l’equiparazione salariale fra aree con differenze di reddito procapite superiori al 30 per cento significa azzoppare le aree mno sviluppate; la differenza di costi non riguarda soltanto gli affitti, figurativi o meno. Anche se il costo della vita fosse simile, il costo del lavoro al Sud sarebbe comunque minore che al Nord, altrimenti i maggiori costi relativi a logistica e sicurezza renderebbero un’attività al Sud meno conveniente di una al Nord, a parità di altre condizioni.

  6. grano

    A mio avviso Liberal Vox centra il punto quando scrive: “Se si prende in considerazione la busta paga di un impiegato alle poste, al catasto o all’agenzia delle entrate, oppure lo stipendio di un poliziotto o di una maestra, dove sono tutte queste disparità di trattamento a livello economico tra chi lavora al Nord e chi al Sud?”.
    Ecco, è vero che NEL PRIVATO gli stipendi al Nord sono superiori a quelli del Sud ed è vero che la qualità dei servizi è più alta, ma è anche vero che NEL PUBBLICO a parità di mansioni un impiegato alle Poste a Bologna, uno a Feltre ed uno ad Isernia prendono (credo) gli stessi soldi e che con quei soldi l’impiegato di Bologna stenta ad arrivare a fine mese, quello di Feltre tira la cinghia all’osso e quello di Isernia magari ci campa decentemente.
    Purtroppo nel pubblico non c’è contrattazione decentrata né mobilità territoriale, per cui vengono meno i meccanismi di retroazione che concorrono statisticamente ad avvicinare (se non ad allineare perfettamente) i differenziali tra stipendi ai differenziali nel costo della vita.

  7. @Falkenberg:
    Non si spara nel mucchio. SE Brunetta avesse detto: “No alla Gabbie salariali, c’è già la contrattazione decentrata” non lo avrei neppure citato. Invece, arrampicandosi sugli specchi, ha parlato di fatto della Contrattazione decentrata (che è già prevista, appunto) cambiandole nome. Oltre al fatto di aver ripetuto la litania sul potere d’acquisto (che, dati alla mano, è un FALSO problema, almeno rispetto a come è stato posto)

    Riguardo invece al tema delle differenziazioni salariali, se ne può (se ne deve) discutere. IO sono per la contrattazione decentrata a partire da una base nazionale uniforme. Ma che si basa sulla contrattazione delle parti e sulla produttività “aziendale”, non su discutibili “diktat” governativi, comunue li si voglia chiamare, basati su differenze “regionali” tout court (perchè non differire tra stipendi di Milano e quelli di Collio, allora?). Partendo da un principio, però: che se si vuole davvero lo sviluppo del sud, bisogna lavorare, più che sulle “convenienze di costo” sui “fattori di contesto”. Perchè – a meno di non ritenere che la soluzione sia di creare un enclave “cinese” nel sud d’Italia, perlatro impossibile a meno di non uscire dalla Ue – agire SOLO sulle convenienze di costo non ha dato i frutti sperati. Cominciare ad esempio allo sradicamento delle mafie e al ripristino dell’etica e della legalità. (Impresa titanica anche per chi non è già debole di suo su questo fronte)

    @grano:
    Il problema esiste, ma io terrei conto anche di altri fattori.
    Ad esempio, che il costo della vita non è solo diverso tra nord e sud, ma anche tra metropoli e città di provincia o paesi. Estremizzando: Perchè un impiegato delle poste di Napoli ha lo stesso stipendio di uno di Isernia, visto che il suo personale costo della vita è più alto?
    Oltre al fatto che, come ricordi tu, nel pubblico impiego sarebbe molto arduo applicare meccanismi analoghi a quelli del privato in materia di retribuzione.

    Al fondo di tutto c’è il solito equivoco: quello di parlare di “Nord” e di “Sud” quando le cose da noi sono un po’ meno semplici. E oltre al fatto che si tenta da anni di far credere che ad essere penalizzato sia il “Nord”, quando ad essere penalizzato è l’intero paese.

    :-) a tutti

    C.

  8. Comicomix, credo che sulla necessità di flessibilità a livello aziendale siamo entrambi d’accordo, così come sulla stupidità dell’idea delle gabbie salariali :)
    Il mio punto è che il problema permane: la possibilità di differenziare i salari a seconda del settore e dell’area geografica non è sufficiente, ma è necessaria. E’ giusto cercare di rimuovere le cause “ambientali” di minor produttività al Sud, ma al momento le differenze di produttività esistono e quindi devono essere riconosciute e tenute in conto anche a livello salariale, altrimenti sarà difficile veder euno sviluppo alla luce del sole.

    Riguardo a Brunetta, scusami, le prime righe dell’intervista che hai citato mi sembrano chiare: “Nessuno vuole introdurre le gabbie salariali, anche perché le gabbie salariali significano rigidità”. Poco oltre parla esplicitamente della contrattazione decentrata (“qui serve federalismo contrattuale, ovvero dare quanto più possibile spazio alla contrattazione decentrata”) e della sua applicazione in un contesto a geometria variabile: non di regione, ma di distretto, ad esempio, o ad altri livelli.

  9. Comicomix, credo che sulla necessità di flessibilità a livello aziendale siamo entrambi d’accordo, così come sulla stupidità dell’idea delle gabbie salariali :)
    Il mio punto è che il problema permane: la possibilità di differenziare i salari a seconda del settore e dell’area geografica non è sufficiente, ma è necessaria. E’ giusto cercare di rimuovere le cause “ambientali” di minor produttività al Sud, ma al momento le differenze di produttività esistono e quindi devono essere riconosciute e tenute in conto anche a livello salariale, altrimenti sarà difficile veder euno sviluppo alla luce del sole.

    Riguardo a Brunetta, scusami, le prime righe dell’intervista che hai citato mi sembrano chiare: “Nessuno vuole introdurre le gabbie salariali, anche perché le gabbie salariali significano rigidità”. Poco oltre parla esplicitamente della contrattazione decentrata (“qui serve federalismo contrattuale, ovvero dare quanto più possibile spazio alla contrattazione decentrata”) e della sua applicazione in un contesto a geometria variabile: non di regione, ma di distretto, ad esempio, o ad altri livelli. Diciamo tutti e tre (quattro, comprendendo Sacconi) le stesse cose
    :)

  10. massimo

    OK indigniamoci pure..pero sarebbe interessante se tutti quei signori indignati di professione, quei politici che non hanno mai lavorato in vita loro, provassero ad anadare su uno di quesi siti di ricerca annunci di lavoro, e provassero a fare i test del tipo”guadagni abbastanza?”. Be sorpresa delle sorprese si accorgerebbero che lo stipendio medio a parita di altri fattori dipende dalla provincia di residenza…..toh guarda un po…
    Ma giochiamo ancora, proviamo a variare che so, il sesso..l’eta’?
    Ecco a voi le gabbie sessuali e le gabbie di eta’….
    Facciamopure finta di non sapere….

  11. @massimo:
    Appunto. Esistono differenziazioni di retribuzione per sesso e per età, ma nessuno se ne preoccupa.
    L’indignazione (che poi è semplice osservazione, per quello che mi rigurada) non è sul fatto che non esistano i problemi di copertura del potere d’acquisto.
    Ma che, come hai scritto tu, essi sono un po’ più complessi delle distinzione semplice tra Nord e Sud.

    E che la risposta non sono le “gabbie”, di sicuro.

    C.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>