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Rossi & Cabrini e la storia dell’omosessualità

All’interno della trasmissione “Password” su RTL 102.5, gli ex campioni del mondo di calcio Paolo Rossi e Antonio Cabrini hanno parlato dell’omosessualita’ nel calcio, tornando alle cose scritte su entrambi durante i Mondiali dell’82 in Spagna. “A me e’ andata bene io facevo l’hombre, mi sono salvato in corner, l’articolo terminava proprio cosi'”, ha scherzato Rossi che poi ha spiegato come e’ nata questa leggenda.

LA LEGGENDA METROPOLITANA – “Credo dal fatto che ci vedevano spesso affacciati da un balconcino dell’albergo dove eravamo in ritiro a Vigo, quello delle prime tre partite in Galizia. Vedendoci spesso affacciati insieme, magari al mattino col pigiamino, perche’ uscivamo poco e andavamo quasi niente alle conferenze stampa. Non so come salto’ in mente al giornalista di fare quel pezzo cosi’ ironico, poi era un giornalista molto spiritoso, carino”.

 

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OGNI MATTINA – “Ogni mattina sotto la nostra finestra parlavano i giornalisti – spiega Cabrini – perche’ c’era la conferenza stampa. Quella mattina io e Paolo eravamo alla finestra, ci eravamo appena svegliati quindi non eravamo dei fior fiori, con gli occhi addormentati. A quel punto il giornalista Pea fece una battuta, ma era molto ironica e spiritosa e disse – chi di due fa la femmina? – e Paolo disse, essendo meno bellino Antonio fa la muchacha, io faccio il maschio. Lui scrisse queste 5 righe sul giornale per fare una parentesi diversa dalle solite interviste sportive e questo scateno’ lo scandalo, ma piu’ che altro sulla stampa internazionale. Ma c’erano gia’ delle grosse problematiche con la stampa, una critica violenta, questa fu la goccia che fece traboccare il vaso, l’episodio che degenero’ il tutto”.

PARLA IL CAPITANO – Infatti parlo’ solo Zoff. “Che non e’ che fosse cosi’ eloquente – sottolinea Rossi -, pero’ poi ci prese gusto a parlare tant’e’ che quando finimmo il Mondiale aveva ancora voglia di parlare”. Nel calcio l’omosessualita’ e’ un tabu’. “Colleghi gay? Non credo, non me ne sono mai accorto. Almeno vivendo per tutto l’anno con i miei compagni non mi sono mai reso conto e probabilmente non c’era nessuno. A quel tempo mi pare lo avesse detto apertamente un giocatore dell’Anderlecht, si chiamava Lozano. Ma lui lo poteva dire perche’ era in Belgio. In Italia non vi rendete conto di quello che puo’ succedere, fischiano giocatori di colore negli stadi italiani, immaginatevi un po’ l’ignoranza e l’educazione che c’e’. Figuratevi se uno puo’ dire di essere omosessuale e poi presentarsi la domenica dopo davanti a 50.000 persone, saranno in 10 ad apprezzare la cosa”.

GLI ALTRI MONDI – Nel mondo della musica la realta’ e’ diversa. “E’ proprio una questione di cultura e educazione, il calcio e’ ancora in mano agli ignoranti, nel senso di persone che ignorano, di gente che non conosce questi problemi e non si pone il problema. Il mondo della musica e’ completamente diverso dove ci sono persone che conoscono le problematiche dei giovani d’oggi. Nello stadio c’è ancora il padre di famiglia che lavora tutta la settimana e poi arriva la domenica a dirne di tutti i colori ai giocatori. E’ un discorso che dovrebbe partire dalle scuole riproponendo l’Educazione Civica. Questo non c’e’ piu’, non bisogna meravigliarsi”. Secondo Rossi “l’omosessualita’ e’ molto diffusa non solo nel calcio, ma nonostante un passo avanti rispetto a 20, 30 anni fa quando giocavamo noi, i gay si guardano comunque con occhio diverso, ancora oggi siamo indietro cosi’ come sul discorso del razzismo. Ci vuole un po’ di tempo, siamo ancora indietro su questo, c’e’ ancora poca cultura”. (ITALPRESS)

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