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pubblicato il 3 agosto 2009 alle 17:47 dallo stesso autore - torna alla home

La voce la fa circolare Dagospia, il quale nel risiko estivo che sta coinvolgendo i giornali di centrodestra aveva già anticipato il ritorno di Littorio Feltri da Libero al Giornale: gli Angelucci starebbero pensando a Maurizio Belpietro per sostituire il pastore bergamasco alla direzione (che era soltanto virtuale, visto che per il tribunale Libero era diretto da Alessandro Sallusti: un escamotage utilizzato per scansare le eventuali querele, avendo Feltri già dato – e molto – quando dirigeva il Giornale).

E’ normale che Belpietro ci pensi: lasciare la Mondadori e il premier adesso potrebbe costituire un pericolo, per uno come lui (si sa, la gente è vendicativa). C’è però anche da dire che la dimensione del “settimanale” sta un po’ stretta per l’ambizioso Maurizio, che aveva lasciato la direzione del giornale di Paolo Berlusconi con la velata quanto malcelata promessa di finire, al primo giro utile, a dirigere il Tg1 o il Tg2. Invece il telegiornale nazionale è finito tra le mani di Augusto Minzolini, un ‘fulminato sulla via di Arcore‘ che sta svolgendo ottimamente il suo sporco lavoro (ma qualcuno deve pur farlo, come si suol dire). E sulla Rai non bisogna fare troppo affidamento, perché il Partito di Saxa Rubra è terribilmente potente. Secondo Dago, nel caso accettasse “Belpietro cercherà di portarsi dietro il vice Mario Sechi e l’inviato Gianluigi Nuzzi, mentre in tarda mattinata, attorno al laghetto di Segrate, Belpietro è stato visto parlottare con Filippo Facci, volitiva prima firma del Giornale diretto dal fucilato Mario Giordano“. E l’ultimatum scade stasera: o sì o no, poi gli Angelucci punteranno su qualcun altro.

Vada come vada (e considerando come probabile l’ipotesi che questo possa essere solo un segnale di nervosismo mandato da Belpietro all’editore), questo scambio di poltrone tra giornalisti equivicini appare davvero come un gioco delle tre carte: Feltri che lascia un quotidiano senza guida, come fece all’epoca dell’Indipendente (che alla fine non sopravvisse in quella dimensione) per passare al sempre al Giornale. Belpietro che salta il fosso e si siede alla destra del Padre, per scimmiottare proprio Feltri - con una linea magari più critica nei confronti del centrodestra – che a sua volta scimmiottava Montanelli. Nel mezzo, il povero Giordano che viene parcheggiato a Mediaset in attesa di trovare un’occupazione decente (e che produca magari risultati migliori rispetto alle ultime, deficitarie avventure).  Forse il rinnovamento generazionale dovrebbe arrivare anche alla pubblicistica di centrodestra. Alla fin fine, sono sempre le stesse facce. E non sono nemmeno belle.

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