La tecnologia va sempre tenuta sotto il controllo vigile dell’occhio umano. Qualche distrazione può giocare, infatti, brutti scherzi e spiacevoli situazioni. Come è successo in questi giorni in Australia: un filtro installato dal Ministero dell’istruzione del New South Wales, lo stato più popolato del paese, mentre negava l’accesso a siti istituzionali o educativi, dava, invece, il via libera verso siti dai contenuti pornografici. I genitori si dicono molto preoccupati per l’accaduto, i responsabili del Ministero dell’Istruzione e della Formazione, invece, imbarazzati, minimizzano. Il filtro dai risultati fallimentari sarebbe stato utilizzato da tutti i computer presenti nelle scuole, compresi i pc portatili degli studenti.
E le gaffe del sistema sembrano eclatanti: è successo, ad esempio, che studenti di dieci anni alla ricerca di informazioni su un determinato tipo di uccello vengono dirottati su siti contenenti immagini e video pornografici. “Mia figlia ha digitato “swallow”, ma si è trovata su un sito maschile dal materiale inappropriato”, dice George Cochrane. “Il filtro – che da lunedì scorso è stato bloccato – non tutela nessuno”, denunciano i genitori, soprattutto i bambini che navigano da soli. Tentano di farsi perdonare, invece, quelli del ministero dell’Istruzione. Un portavoce fa sapere che solo alcuni siti sono sfuggiti al filtro e che si sta provvedendo ad aggiornarlo quotidianamente e e a rispondere ad ogni preoccupazione: “In rare occasioni un sito web inappropriato non è stato catturato”, fanno sapere.
Sulla scena politica, il portavoce dell’opposzione in materia di istruzione, Andrei Stoneryesterday etichetta la vicenda come una debacle del governo: “L’accesso ad Internet dovrebbe essere una compnente chiave della cosiddetta Rivoluzione dell’Istruzione di Kevin Rudd (Premier australiano, ndr)”. Intanto il Premier del New South Wales, Nathan Rees, e il Ministro dell’Istruzione Verity Firth, si rimboccano le maniche assumendosi le responsabilità sul caso e cercando di risolvere il problema nel più breve tempo possibile. Ma la sensazione è che la frittata oramai sia già fatta.




Mi chiedo, senza ironia, cosa succederebbe in Italia se la nostra Ministro dell’Istruzione si trovasse al centro di un caso del genere.
Che puritani che sono, questi anglosassoni!
C.
Sarebbe piu’ logico stilare una lista dei siti “buoni” ai fini scolastici dopodichè il filtraggio di tutti gli altri è abbastanza semplice. Se il filtro invece come sospetto è un filtro basato sulle parole allora è del tutto inutile perchè ci sara’ sempre un sito malevolo che supera la barriera. Tutto cio’ è dovuto al fatto che come con la televisione si vorrebbe che a badare ai figli ci fossero dei meccanismi automatici che sollevano i genitori dalle responsabilita’ di seguire costantemente i pargoli perche’ si sa i genitori lavorano, devono pensare alla carriera, poi vanno in palestra, poi vanno a bersi un drink con gli amici e i figli sono solo un appunto sull’agenda degli impegni.
Devo dire che qui in Australia il filtro e’ piu’ impopolare che altro. In realta’ sembra che non funzionera’ quindi non si dovrebbe arrivare all’attuazione pratica.
E le gaffe del sistema sembrano eclatanti: è successo, ad esempio, che studenti di dieci anni alla ricerca di informazioni su un determinato tipo di uccello vengono dirottati su siti contenenti immagini e video pornografici.
——-> ma se cercano uccelli dove devono essere dirottati su Cuba??? ahaah!!!