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Il bimbo che ha avuto giustizia dopo 33 anni

Etan Patz è morto. Il bambino scomparso 33 anni a Manhattan mentre, da solo, andava alla fermata dell’autobus per recarsi a scuola, è stato assassinato da un uomo rinchiuso nel carcere di New York.

LA MORTE – L’assassino si chiama Pedro Hernandez e ha detto agli investigatori di aver strangolato il piccolo, di averne avvolto il corpo in un sacco di plastica e di aver poi chiuso il cadavere in una scatola. Si chiude così una storia durata 33 anni. Come spiegato dal Daily Mail ci sono due versioni discordanti dell’omicidio. All’epoca l’uomo disse di aver attirato Etan con delle caramelle. Poi lo avrebbe accoltellato, fatto a pezzi e chiuso nel sacco. La seconda versione è appunto quella del soffocamento.

LA RICERCA – Lo scorso 20 aprile parlammo della speranza da parte dei genitori di arrivare a una soluzione data la svolta propagandata da investigatori, che avevano dichiarato la scoperta di resti umani durante gli scavi per l’approvvigionamento di gas. La polizia si concentrò 33 anni fa nello stesso punto visitato oggi dagli investigatori, un basamento,  all’epoca appena coperto dal cemento fresco.

UN’ICONA – La storia di Etan Patz commosse gli Stati Uniti tanto che Ronald Reagan dichiarò il 25 maggio giornata nazionale del bambino scomparso. Il volto del piccolo venne pubblicato ovunque in America, dai giornali ai cartoni del latte, finendo per diventare una specie di icona. La sua scomparsa scatenò un movimento di opinione in tutto il Paese al punto che Etan divenne un simbolo per la tutela e l’educazione dei bambini.

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LA SPERANZA – Quel giorno, Etan era uscito di casa nel quartiere di Soho per andare a prendere lo scuola bus. Era la prima volta che i suoi genitori gli permettevano di andare da solo. Forse si era sentito per la prima volta, quel giorno, un vero bimbo grande. I genitori, Stanley e Julie Patz non hanno mai perso la speranza di ritrovare il loro figlio, al punto che in questi 33 anni non hanno mai voluto cambiare il loro numero di telefono, nella speranza che potesse telefonare in qualsiasi momento. Non hanno mai neanche abbandonato la loro casa, nonostante il bimbo fosse stato dichiarato morto nel 2001.

LA FINE – Oggi invece la triste scoperta. Il corpo non è mai stato trovato nel basamento, ma Hernandez ha ammesso di averlo ucciso. Agghiacciante il racconto di come l’assassino avesse “studiato” la preda in ogni singola mossa, prima di attirarlo, violentarlo e ucciderlo. L’uomo si trova ora in carcere per una condanna di 20 anni subìta dopo la scoperta di uno stupro nei confronti di due ragazzini. Probabilmente non uscirà mai più di galera.

 

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