Alitalia ritarda anche quando deve cacciare l’A.D.

27 luglio 2009

E’ con grandissima sorpresa che si apprende dal solito pissi pissi Dago Dago dell’ipotesi di cambio al vertice della compagnia di bandiera. La poltrona dell’amministratore delegato Rocco Sabelli starebbe infatti tremando già da un po’:  ”Sabelli potrebbe essere sfiduciato a breve. Di fronte alle perdite enormi della compagnia di bandiera, i soci storici si sono rifiutati di versare la seconda parte dell’aumento del capitale. E sottolineano ancora le nostri fonti di uno violento scontro esploso in Intesa – la banca che si è assunta l’onere del salvataggio perché gravata del debito enorme di Air One di Carlo Toto, fra l’amministratore delegato Corradino Passera e il direttore del Corporate Micciché, colui che ha voluto e ottenuto, anche contro la volontà del presidente Roberto Colaninno, Rocco Sabelli alla guida della compagnia”.

Insomma, è una vera sorpresa che il bilancio Alitalia sia in passivo, soprattutto perché il fantomatico Piano Fenice assicurava che l’azienda sarebbe tornata in utile in tempi brevissimi, grazie al nuovo miracolo italiano della cordata Cai, che avrebbe portato il load factor (il coefficiente di riempimento degli aerei) brevissimamente al livello delle compagnie low cost. E’ accaduto? No: “Il load factor si è attestato al 63% in maggio e al 62% in media nel periodo marzo-maggio dopo un disastroso 43% in gennaio e 51% in febbraio. La tendenza è indubbiamente positiva, ma non bisogna dimenticare che per l’insieme dei due preesistenti vettori il load factor è stato del 68% pur nell’anno critico 2008 e del 73% nel 2007. Nella vecchia Alitalia, inoltre, il load factor di break even, cioè il valore che avrebbe permesso il pareggio di bilancio, si collocava attorno all’82% e l’azienda registrava perdite consistenti in quanto quello effettivo era solo al 72-74%. Nella nuova Alitalia si può ipotizzare, grazie ai nuovi contratti di lavoro e alla maggiore efficienza produttiva dei velivoli, che il load factor di break even possa essersi ridotto sino al 75-77%, difficilmente al di sotto. La strada da percorrere verso il riequilibrio del conto economico sembra pertanto ancora molto lunga“.

Anche perché nel frattempo il promesso miglioramento del servizio non è arrivato: in ritardo, dopo 7 mesi di gestione Cai, risulta essere ancora il 30% dei voli. E a Fiumicino la puntualità di Alitalia scende addirittura al 56%. Ecco perché la poltrona di Sabelli starebbe tremando; ed ecco anche perché sarebbe stato richiesto l’intervento della Cassa Depositi e Prestiti - che risponde al ministero dell’Economia – per coprire i rossi del bilancio. E se davvero la CDP rientrasse con una quota, ci sarebbe da ridere fino a domattina: ma come, fino a ieri ci si bullava della privatizzazione di Alitalia, e di colpo lo Stato, dopo essere uscito dalla porta, si troverebbe di nuovo costretto a rientrare dalla finestra? In un paese normale i responsabili di una privatizzazione “a perdere”, il cui conto finale per il cittadino italiano assommerà all’incirca a 4 miliardi di euro, sarebbero inseguiti con il forcone. Qui probabilmente non succederà nulla, anche perché l’alternativa è che a sottoscrivere la parte restante dell’aumento di capitale sia Air France, che così diventerebbe l’azionista di maggioranza del consiglio di amministrazione: con il risultato che la disastrata compagnia di bandiera finirebbe davvero nelle mani dei terribili francesi, per fermare i quali si era approntata la cordata di furbetti dell’aeroplanino. E allora sì che ci sarebbe davvero da ridere.

2 commenti a Alitalia ritarda anche quando deve cacciare l’A.D.

  1. maria teresa

    In un Paese normale, appunto. Tanto il cittadino italiano ormai non reagisce più.

    Titolo fantastico :D

    Bello Giornalettismo Estate, e le notizie fresche fresche. :-)

  2. Gianluca

    … e io pago! che tristezza mi vergogno di essere italiano!

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