Come lo sfruttamento intensivo della minima trovata uccide la fantasia.
Al confronto dell’ultimo film della saga di Harry Potter, Kagemusha
l’ombra del guerriero, nipponica pietra miliare di consistenza marmorea, è una comica di Ridolini, mentre il decalogo di Kievslowski – tutto intero, beninteso, senza inutili pause frapposte tra i dieci capitoli – è più leggero di Pretty Woman. Il film inizia con l’inespressivo maghetto adolescente e il suo grandemente rimbambito preside che si smaterializzano rimaterializzandosi a piacimento altrove nonché con torme di spiriti maligni che si librano rapidi e tremendi nel cielo. A malgrado di tutti questi svolazzamenti, si coglie subito come il motivo portante della pellicola sia la grevità. Un plinto su un piede al confronto ha la leggerezza di un colibrì. Dopo quindici minuti di scene incomprensibili il film magicamente (una delle poche magie che ci regala questa pizza mortale) si trasforma in una di quelle terrificanti fesserie ambientate nelle scuole superiori comunemente chiamate pop corn movies. Un’ora di amorazzi, sbaciucchiamenti, sguardi languidi, per i quali giova procurarsi apposita ciotola ove rigettare i pop corn ingurgitati con foga tra uno sbadiglio disarticolante e l’altro allo scopo di mantenersi svegli. Dopo ore e ore di agonia gastrica, il film, in ossequio alla moda attuale, finisce senza finire veramente, sospendendo l’azione e rimandando tutto al prossimo capitolo, che, se non ci sono brutte sorprese (saga nella saga, spin off, continuazione delle avventure con i bisnipoti Potter), dovrebbe essere l’ultimo. A parte che ho già letto su internet come finisce la storia (sono troppo ignorante per leggere un libro di tale portata), berrò l’amaro calice, sciroppandomi il trito epilogo quando lo daranno al cine. L’eco di Matrix, l’eco del Signore degli Anelli, l’eco di mia nonna in carriola: insomma è tutto un deja vu e con tutti questi echi dopo sei film uno reclama il silenzio.
IL VOLO DELLA ZIA - Ma il punto non è il film in se stesso, quanto il vuoto che in esso potente risuona. Una mezza ideina svolta e risvolta e ritorta e controritorta fino a diventare essa stessa la personificazione di uno dei personaggi del film. Non di uno dei personaggi migliori, che sono i malvagi dissennatori o i mangiamorte o Voldemort o Draco Malfoy (tra l’altro l’interprete è l’unico del gruppo che crescendo non è diventato brutto come il peccato), gente che almeno ha una personalità. No, tutto è diventato stolido e molliccio come il cugino grasso dei primi episodi, come la zia obesa del terzo film che Harry fa gonfiare a dismisura e che poi si alza come un palloncino nel cielo di Londra. La scena migliore della saga, quella in cui il protagonista, già insopportabile piccolo vincente buonista a tutti i costi, lascia per un attimo da parte le regoline imposte dal mondo dei mediocri e si comporta per ciò che è, un potente stregone. Harry non sarà mai più libero
come in quel momento in cui ha spedito in cielo la vecchiarda. Il mago per un attimo comprende come nella vita volare non basti: bisogna sviluppare i poteri mentali per sollevare i bastardi da terra, e trovare il coraggio per farli volatilizzare nell’aere come i brutti pensieri. Lo comprende e poi se lo dimentica subito. E noi giù ad annoiarci. Tutto ciò un ragazzo deve farlo sorridendo, non con cattiveria, e soprattutto deve trattarsi di un processo metaforico, mica reale. Invece nel principe mezzosangue accade che il nostro eroe quasi ammazza un coetaneo nei gabinetti della scuola e manco lo chiamano in presidenza, neppure gli danno una nota. Siccome lui è bravo per definizione, allora ogni nefandezza gli è permessa? Non è un concetto che sponsorizzerei alle medie e alle superiori, francamente.
TRALIGNAMENTO - Tutto sommato il primo libro, che aveva anche il vantaggio di essere corto e non un mattone come i successivi (resi interminabili per farli pagare il doppio), non era nemmeno male. Poi, di volume in volume, lo spasso si è esaurito e ha preso piede la pizza mortale. Le cause di questo tralignamento sono tre:
1 Il trito vincentismo degli anglosassoni. Harry deve essere il primo lui, fare bella figura solo lui, essere l’eletto, il predestinato e il migliore solo lui. All’inizio vedere uno sfigatello che faceva strada contando solo sulle sue forze suonava un po’ come la rivincita dei nerd ma poi la cosa si è fatta stucchevole.
2 La politica di risparmio sulle idee, sulle mezze idee e sui quarti di idea, esili come grissini torinesi ma trattati come quarti di bue da squartare per imbandire intere sceneggiature. Hai avuto una bella trovata, e questo va bene. Ma sfruttarla fino all’osso e addirittura al midollo e oltre per fare soldi non è sempre positivo. Va bene il merchandising, va bene il marketing, va bene tutto, ma adesso basta. I pubblicitari lo chiamano effetto boomerang. Tu inflazioni il prodotto e dopo un po’ la gente si stufa e non ne vuole più sapere. Il concetto è elementare. La pizza invece è mortale.
3 La mercificazione inversa.
LA MERCIFICAZIONE INVERSA - Un tempo uno aveva una bella idea, la realizzava ed essa veniva strappata alla Dimenticanza e affidata al Tempo,























mah … che articolo inutile
non avevo neanche voglia di commentarlo, ma non potevo tacere il mio disappunto per un’analisi così povera e allo stesso tempo pretenziosa
harry potter fa schifo!
Indipendentemente dal mio giudizio sui film (l’ultimo devo ancora vederlo, ma viste le trasposizioni dei libri nei film precedenti, non penso lo vedrò), che sono orribili rispetto ai libri, penso che la qualità dello scritto abbia seguito una parabola discendente.
I primi tre volumi sono allegri, sorprendenti, ti lasciano di stucco nel finale. Ma dal quarto in poi… una noia, sono perfettamente d’accordo.
Di tutte le persone con cui ho parlato (e ci metto dentro anche fan sfegatati, di quelli che hanno passato la notte in libreria per aspettare l’uscita dell’ultimo volume), a NESSUNO sta simpatico Harry Potter. Proprio per questa sua perfezione a priori. Lui è bello, buono, bravo, deve vincere, non ha mai un momento di incertezza o decadenza, farà sempre e solo tutto ciò che è perfetto. Per piacere!
Comunque, ritornando al tema principale, quello che accade con HP è lo stesso processo accaduto con Il Codice Da Vinci: entravi in libreria e c’erano solo libri su Da Vinci, su codici strani, su misteri nella vita di Gesù. Analogamente, le sezioni di libri per ragazzi pullulano di maghi e streghe.
Che dire, passerà. E tutto ricomincerà sostituito da un’altra storia.
Può essere che ricordi male io, ma non mi pare proprio che il libro di Harry Potter sia successivo ai suoi gadget, come si scrive qui sopra.
Sui Transformers, bisognerebbe precisare che sono nati prima i giocattoli (e quindi “mercificazione inversa”) ma poi i cartoni animati e solo dopo vent’anni gli attuali due film. E questi due film direi che sono più il frutto del vuoto pneumatico di idee del cinema attuale, dove si usano solo le sceneggiature di videogiochi, cartoni animati o telefilm, mentre un tempo era l’inverso: era un film di successo a produrre videogiochi, cartoni animati o telefilm.
Sarà che sono cresciuta con George Lucas e con i cartoni giapponesi, ma i film/serie in funzione dei gadget non mi impressionano più di tanto.
Certo, paragonare una serie di film con il corrispettivo cartaceo è sempre facile: non ci sarà quasi mai un film migliore del libro (l’eccezione, per me, è “Blade Runner”), ma i film di Harry Potter hanno una creato una continuity parallela a quella dei libri che, presa a se stante, ha perfettamente senso… come i film basati sulla saga degli X-Men.
Certo, se hai letto i libri (o i fumetti, nel caso dei mutanti), capisci qualche dettaglio in più, ma tutto quello che hanno tolto/modificato/aggiunto è perfettamente funzionale alle serie cinematografiche.
Che Harry sia perfetto, non mi pare… che gli altri lo vedano perfetto, forse… che lo faccia la Rowling, direi di no…
Che l’editoria segua l’onda del successo del momento è normale.
Tra maghetti, mutanti, templari e misteri vari… ormai trovare qualcosa che sia un po’ fuori dal coro è difficile. Ma non è neppure detto che dentro il minestrone non si trovi qualche buon ingrediente… anche se poi sarà un successo del marketing a sua volta.