Nella settimana in cui si celebravano i 40 anni dall’allunaggio dell’Apollo 11, qualcuno si è lasciato un po’ affascinare dal buon vecchio cospirazionismo.
L’anniversario del primo sbarco sulla Luna ha occupato talmente tanto spazio sui giornali, nell’ultima settimana, che qualcuno una fesseria sull’argomento doveva pur scriverla. Il malcapitato quotidiano, nell’occasione, è stato Il Giornale, e l’autore del misfatto il buon Luigi Mascheroni, che giovedì 16 firma un articolo intitolato “Allunaggio, impresa galattica ma sembra (quasi) finta…”. Di seguito alcuni passaggi chiave: “Del resto, quando il presidente John F. Kennedy, nel 1961, promise che entro dieci anni avrebbe portato un americano sulla luna, uno studio di fattibilità redatto dalla stessa Nasa sentenziò che le probabilità di successo erano dello 0,0017 per cento. In altre parole, senza speranza. L’unico modo per mantenere la promessa era mentire. Per i complottisti esattamente ciò che fece il governo americano”.
EPOCHE PRIMITIVE - ”Prove? Più che altro dubbi, a partire dal fatto che risulta davvero difficile credere che la tecnologia dell’epoca – senza computer o quasi, e con tute da astronauti che sembrano uscite da un B-movie degli anni ’50 – potesse depositarci delicatamente sulla superficie lunare (e riportarci a casa indenni, soprattutto)”. Scopriamo così che non c’erano computer negli anni ’60, che la tecnologia dell’epoca era più o meno quella di Archimede e che le tute da astronauti moderne sono molto più eleganti di quelle di allora. Seguono le classiche domande dei complottisti (perché non si vedono le stelle? Perché non c’è il cratere sotto il Lem? Perché le ombre sono così? Perché? Perché?), alle quali lasciamo rispondere chi è più pratico, e lo splendido non sequitur “A conferma dei dubbi dei cospiratori, la Nasa due anni fa ha dichiarato di aver perso i filmati originali dello sbarco”, cosa peraltro non vera. “Alla fine, tanti dubbi e una sola certezza. Che la celebre frase «un piccolo passo per me, un grande balzo per l’umanità» – al netto di qualsiasi prova scientifica così come di qualsiasi teoria complottista – non può che essere uscita dalla penna di un mediocre sceneggiatore. Hollywoodiano”.
GIUSTIFICAZIONI - L’articolo ha messo in subbuglio anche i lettori dello stesso Giornale, che non si sono risparmiati commenti piuttosto critici, se non addirittura scandalizzati. Tanto che lo stesso Mascheroni ci ha tenuto a replicare, spiegando che l’articolo è stato frainteso, che nessuno ovviamente crede alla truffa, che ha solo “raccontato alcuni dei motivi per i quali molti – ancora oggi – hanno dei dubbi”, e soprattutto (almeno questo merito gli va riconosciuto) scusandosi per aver “sbagliato il taglio e l’approccio”. Giustificazione dignitosa, anche se a rileggere l’articolo si fa davvero fatica a cogliere un qualunque tentativo di distacco dalle tesi riportate: aggiungere un minimo accenno alla loro falsità o all’esistenza di risposte intelligenti alle stupide domande dei complottisti sarebbe stato utile. Come scritto da uno dei primi commentatori del pezzo, “con la solita tecnica del “io non do risposte, pongo solo domande” si fanno passare per attendibili dubbi che in realtà sono già stati risolti da decenni”.




io il commento alla foto del calamaro lo avevo preso in senso ironico e scherzoso
La cosa divertente è che leggiucchiando tra commenti dei lettori e risposte saltava fuori l’associazione mentale complottisti = comunisti.
Per cui la cosa che interessa di più questo target di “lettori” (ebbene sì, sanno leggere) è non tanto che si tratti di una boiata, scientificamente parlando, quanto che a sostenerla si rischierebbe di passare per antiberlusconiani.
L’oVVoVe!