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pubblicato il 23 luglio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

“Nel Partito delle Libertà c’è una regola, almeno da noi in Campania: se non si fa praticantato con la criminalità organizzata non si fa carriera”: questa la dura sentenza dell’onorevole dell’Idv dal palco di via D’Amelio

C’erano anche i rappresentanti dell’Italia dei Valori a parlare dal palco in Via D’Amelio il giorno del 17esimo anniversario della strage in cui morirono Paolo Borsellino e gli uomini della sua scorta. A parlare è l’onorevole Franco Barbato, uno che di legame tra criminalità e politica fa il suo pane quotidiano, nel senso che lo denuncia, per carità, non che lo pratichi. Il suo è uno degli sfoghi ai quali ha abituato perfino Mario%20Landolfi Il Pdl campano e i suoi legami con la camorra: Barbato (IdV) denunciai colleghi parlamentari, beccandosi più volte gli attacchi dai banchi della maggioranza berlusconiana. Qualcuno è arrivato a credere che i suoi interventi siano scritti da Travaglio, e in effetti il tono provocatorio e giustizialista si vede. E magari un po’ anche il lato grillino: alla Camera non ha esitato ad echitettare il Presidente del Consiglio “psiconano”. Il 19 luglio a Palermo è potuto andare oltre le allusioni fatte a Montecitorio. Questa volta ci ha messo qualcosa in più: ha fatto nomi e cognomi, e ci ha messo ancora più verve di quella solita nell’aula parlamentare.

IL PDL SECONDO BARBATO – Parla del Pdl campano con dichiarazioni di fuoco: espone un’equazione semplice semplice: partito uguale camorra. “Ci sono tanti bravi parlamentari, persone oneste e perbene nel Pdl in Campania, però nel Pdl c’è una regola, almeno da noi in Campania: se non si fa praticantato con la camorra non si fa carriera. E per questa ragione Casentino è il segretario regionale del Pdl in Campania, Landolfi è il vice segretario regionale del Pdl in Campania, Luigi Cesaro, il nuovo Presidente (della provincia, ndr), uomo vicino alla camorra, è il segretario del Pdl di Napoli, Paolo Russo era il segretario cittadino di Forza Italia. Insomma, se li sono andati a cercare uno alla volta. Hanno visto i loro requisiti, le loro pagelle: bene, tu sei collegato con il clan dei Casalesi, tu con il clan Puca, tu invece con il clan La Torre, allora ognuno di voi ha il lasciapassare, può crescere e far carriera nel Popolo della Libertà. Questo è questo partito che ci sta governando oggi in Italia!”.

MARIO LANDOLFI - Non esita ad entrare poi nei dettagli elencando i problemi giudiziari dei colleghi. Il primo è Mario Landolfi, l’ex ministro delle Comunicazioni, oggi Coordinatore vicario del Pdl in Campania e Presidente della Commissione Vigilanza Rai, che secondo le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia, Stafano Piccirillo e Mario Sperlongano, avrebbe in passato ricevuto aiuto elettorale dal clan La Torre. Di Landolfi, tra l’altro indagato anche per concorso in corruzione e truffa aggravata dal favoreggiamento camorristico in un’inchiesta riguardante i rapporti tra politica, imprenditoria e camorra nell’ambito dell’affaire per lo smaltimento rifiuti a Mondragone, il suo paese, e in tutta la provincia di Caserta, ecco cosa racconta Barbato: “L’anno scorso in uno dei primi interventi quando in Parlamento vidi degli strani colleghi, degli strani deputati, deputati che la mattina erano a Montecitorio e la sera armeggiavano con i camorristi. Dissi ad un ex Ministro, oggi Parlamentare, all’onorevole Mario Landolfi: ma tu sei quello il cui portavoce, assistente parlamentare, la sera si incontra nel bar a Mondragone con il clan La Torre e con il sindaco di Mondragone e vi dividete i soldi della spazzatura, dell’emergenza rifiuti in Campania e 15.000 euro vanno alla camorra, al clan La Torre, e 80 persone vengono assunte senza mai dover andare a lavorare per togliere la spazzatura dalla strada, perché devono continuare a fare i guaglioni della camorra? Sei tu, caro Landolfi, quello che ha fatto queste cose e stai sotto indagine della Procura antimafia”.

PAOLO RUSSO - Poi è il turno di Paolo Russo, presidente della Commissione Agricoltura della Camera, nel 2008 eletto deputato per la quarta volta, politico di riferimento del Pdl nello stesso collegio di Barbato, indagato dalla Dda di Napoli per concorso esterno in associazione mafiosa e per minacce al fine di condizionare le elezioni con l’aggravante dell’articolo 7 della legge antimafia, favorendo cioè un clan camorristico. Continua così il racconto del dipietrista: “E poi appresso c’era un altro parlamentare che di solito veniva accompagnato da un boss della mia zona. Lo andava a prendere con la sua potente Audi 8 e loro pensavano che in macchina non ci stessero telefoni, non si potesse intercettare, avevano dimenticato che c’erano le cimici, che c’è anche questo tipo di intercettazione. Questo deputato è l’onorevole Paolo Russo. Stava con Giovanbattista Mautone che è stato arrestato nell’ultimo blitz anticamorra e il deputato Paolo Russo rivolgendosi al sedicente camorrista che lo accompagnava in macchina lo invitava, anzi gli commissionava, gli diceva: Mi raccomando Giovà, a quello cambiagli i connotati, spaccagli il cervello perché quello non ci ha votato, a quello massacralo!”.arton3819 Il Pdl campano e i suoi legami con la camorra: Barbato (IdV) denuncia Cioè, è il deputato che commissiona al camorrista atti delinquenziali e criminali: questi sono i parlamentari”.

NICOLA COSENTINO – Dulcis in fundo il sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino, chiamato in causa per presunti legami col clan dei Casalesi per ben cinque volte, dal 1996 ad oggi, per bocca di cinque pentiti diversi. Il primo a fare il nome del Sottosegretario sarebbe stato il pluriomicida Dario De Simone, poi Domenico Frascogna, poi Carmine Schiavone, poi Michele Forncillo, infine Gaetano Vassallo, l’imprenditore che, ricordava l’Espresso, ha inondato per vent’anni la Campania di scorie tossiche. Accusa oggi Barbato: “Per non parlare del governo. Ma lo sapete che noi abbiamo un sottosegretario all’economia, un tale Nicola Casentino del quale hanno parlato già cinque pentiti di camorra, che dicono che è lui, che è di Casal di Principe, il punto di riferimento dei Casalesi, tramite cui si facevano tutte le operazioni, si gestivano gli appalti, i rifiuti in Campania, perché i rifiuti in Campania li gestivano non solo i bassoliniani, Bassolino, il Pd e tutto il resto, ma anche i berlusconiani, Paolo Russo, Cosentino, Landolfi, a tutta questa gente. Hanno rubato 2 miliardi di euro e hanno fatto arrivare l’immondizia fino ai primi piani delle nostre case. Con i nostri soldi, bassoliniani e berlusconiani facevano questo tipo di lavoro”. Insomma, un fiume in piena.

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