Torna in libreria un libro che per un quarto di secolo ha nutrito le critiche al Concilio Vaticano II di lefebvriani e ultratradizionalisti, spesso legati a movimenti politici reazionari e fascisti. E a qualcuno sembra addirittura che possa aver ispirato l’ultima enciclica di Benedetto XVI nella riaffermazione del primato della veritas sulla caritas.
“Provvisoriamente”, la rubrica di Luigi Castaldi su Vaticano e dintorni
VIENE PRIMA LA LEGGE O L’UOMO? – Per Romano Amerio non v’è alcun dubbio: “Il primum è la legge, non l’uomo”. L’uomo, infatti, è creatura: inscritto nella verità della creazione, non ha dato alcun consenso alla sua creazione. Agostino la mette così: “Perché Dio ti creasse non hai dato alcun consenso: e come avresti potuto consentire visto che ancora non esistevi? Colui che ha creato te senz
a di te, dunque, non ti giustifica senza di te” (Sermo 169, 13). Pura tautologia, naturalmente, giacché Dio è dato come necessario. Per dire che la vera libertà dell’uomo sta esclusivamente nella perfetta obbedienza alla legge di Dio, però, Romano Amerio sceglie un altro brano di Agostino, nel quale la pura tautologia genera una pretesa: quella dell’obbedienza alla dottrina morale della Chiesa, come incarnazione stessa del Logos creatore. Il brano di Agostino scelto da Romano Amerio è questo: “Il vizio sorge quando qualcuno confida preferenzialmente in se stesso e prende se stesso come capo della propria vita” (De spiritu et littera, I, XXX, 52). Il gioco è fatto: affidarsi alla propria coscienza è pericoloso, conviene affidarsi alla perfetta obbedienza alla dottrina morale della Chiesa, anche quando il vizio ce la fa sembrare assurda. Insomma, se credi in Dio, non puoi che obbedire alla dottrina morale della Chiesa: è l’incarnazione della cosiddetta legge naturale, inscritta da Dio nella creazione. Se non credi in Dio, invece, il libero arbitrio ti consente di violare la legge naturale e di non obbedire alla dottrina morale della Chiesa, ma con ciò stesso trovandoti nella condizione di peccato, per avere scandalosamente rifiutato la veritas cui dovevi adeguarti per poterti godere la caritas, che è la forma perfetta dell’amore: tutte le altre sono forme imperfette.
TANTO PER ESSERE CHIARI – Scendiamo ad un esempio pratico, così non ci perdiamo: l’omosessualità, quella che Romano Amerio preferisce chiamare La sodomia, nel capitolo che ne tratta (XXIII, pag. 377). Il Logos è stato chiarissimo su questo punto: “Maschio e femmina li creò” (Gen 1, 27). E Romano Amerio? Trattenete la curiosità, sodomiti. Aspettate che io vi spieghi prima che razza di pensatore sia Romano Amerio e cosa sia questo suo Iota unum che ritorna nelle nostre librerie. Cominciamo da titolo del libro: iota è il segno più piccolo dell’alfabeto, e della lettera della legge di Dio non deve andar perso neanche uno iota. È Gesù stesso che lo afferma: la Legge è sempre la stessa, da prima di Mosè, da prima della creazione, e “non pensate che io
sia venuto ad abolire la Legge […] sono venuto a darle compimento” (Mt 5, 17-18). Il compimento della veritas e l’immensa caritas divina si mantengono come in un’altra tautologia, e infatti pare che “veritas in caritate” (Ef 4, 15) e “caritas in veritate” (Benedetto XVI) non siano assolutamente incompatibili, anzi. E dunque? E dunque, cari sodomiti, ve lo pigliate in culo, ma non nel modo gradevole: perché se lui creò maschio e femmina, solo il Gesù annacquato dal Concilio Vaticano II può essere mite coi sodomiti. Il Gesù di Romano Amerio, infatti, che poi sarebbe il Gesù originale, pare non possa in alcun modo tollerare non già soltanto i rapporti sessuali omosessuali, ma nemmeno l’amore omosessuale, che non è vero amore ma “sofistica dell’amore” per giunta esercitata “in oltraggio dei divieti morali”. Ammazzare il sodomita, rispettando fino all’ultimo iota la legge veterotestamentaria? Non più: Dio è amore (Deus caritas est) e la caritas è incarnata nel corpo vivente di Cristo, la sua Chiesa. E però la Legge non è abolita: l’amore omosessuale rimane uno di quei vizi morali che sorgono “quando qualcuno confida preferenzialmente in se stesso”, cioè sente di amare un pari sesso senza sapere che quello non è l’amore come si deve per Legge, e “prendendo se stesso come capo della propria vita”, ama, eventualmente riamato, un altro sodomita. Contro questo vizio morale, la Chiesa non può starsene con le mani in mano: la veritas della Legge muove la caritas della Chiesa. La forma più carina di questa caritas è la misericordia, e anche qui sarà il caso di lasciar parlare Romano Amerio, perché la sua misericordia è quella originale, una spietata misericordia senza inutili chiacchiere e coccole: “Nella mente della Chiesa, la condanna stessa dell’errore è opera di misericordia, poiché, trafiggendo l’errore, si corregge l’errante e si preserva altrui dall’errore. Inoltre verso l’errore non può esservi propriamente misericordia o severità, perché queste sono virtù morali aventi per oggetto il prossimo, mentre all’errore l’intelletto ripugna con un atto logico che si oppone a un giudizio falso. La misericordia [è] dolore della miseria altrui accompagnato dal desiderio di soccorrere”. Che dire allora della sodomia? Da mettere “nel novero dei peccati che gridano vendetta al cielo, con l’omicidio volontario, l’oppressione dei poveri e la defraudazione della mercede dell’operaio”. Il Gesù di Romano Amerio non è affatto carino coi ricchioni, li considera pari agli assassini e agli affamatori dei popoli.
C’È MODO DI TRATTARE QUESTA POSIZIONE? – Non pare: la legge cristiana “costituisce un principio di obbligazione” e che “ha carattere coattivo”. E si tenga conto che la sola visibilità sociale dell’omosessuale costituisce scaturigine di vizio, in quanto esempio che può far scandalo presso i poveri di spirito. Eventualmente inducendoli alla sodomia? Ma questo era solo un
esempio, dicevamo. Il dialogo? “Il dialogo cattolico ha per fine la persuasione e, in ordine più elevato, la conversione del collocutore. […] Se infatti il Cristo è la verità suprema e totalizzante, […] non si vede come possa aggiungere un’idea o un’esperienza [da parte del collocutore da convertire]”. Viva il dialogo, ma con la premessa che non deve e non può portare ad altro che al riconoscimento della verità suprema e totalizzante posseduta dal cattolico, non già perché il credente abbia una superiorità sul non credente, ma perché è la verità ad averla su entrambi? Quale verità? Ovviamente quella del credente, però Romano Amerio lo ritiene dato irrilevante: si dialoghi, via. Il divorzio? Ha portato guerra tra Stato e Chiesa. L’aborto? C’è “isotimia” tra gravida e feto, siamo a un gradino più in basso dell’omicidio. Il suicidio? Mai comprensibile, mai giustificabile, nel migliore dei casi è roba stoica, cioè pagana, anticristiana, e neanche due eroi cattolici come Jan Palack e Bobby Sands si salvano dalle fiamme di Romano Amerio. Trattandosi di un’opera che butta un occhio sulla Chiesa che s’è fatta degradare dalle logiche del mondo, si immagini lo sdegno per l’abitudine post-conciliare di “celebrare il suicida nell’omelia della Messa esequiale”, fosse pure per lasciar scivolare un’ombra di ragion valida nel gesto, come con “la dissoluzione della responsabilità personale dentro al peccato della società, cioè degli altri”. La pena di morte? Perché no? “L’aspetto più irreligioso della dottrina che respinge la pena capitale risalta nel rifiuto del suo valore espiatorio il quale nella veduta religiosa è invece massimo perché include il supremo consenso della privazione suprema dell’ordine dei beni mondani. […] La pena capitale cancella oltre che ogni debito di pena dovuta per il delitto all’umano consorzio, perfino ogni debito di pena nell’altra vita”. La pena di morte, insomma, fa bene alla società e all’anima del condannato a morte. Viva Gesù!




ammazza che danni può fare un rapporto problematico con la sessualità.
Cmq sia è curioso vedere come a 2000 anni dalla predicazine del tale gesù ormai su quello che ha detto si può tranquillamente sostenere tutto ed il contrario di tutto.
il trionfo della certezza del “diritto naturale” che ci viene sbattuto in faccia dal papa al riproporsi di qualsiasi questione etica (salvo che si tratti degli affari della vaticano spa ovviamente).
a me pare un libro scritto da Jamba
ora anche jamba è antipapalino, ma non per questo oso supporre che il dott. Malvino e Jamba siano la stessa cosa
credo che ambedue lo negherebbero con tutte le forze, così come negherebbero la loro passione per le gerarchie ecclesiastiche
“Nella mente della Chiesa, la condanna stessa dell’errore è opera di misericordia,” quindi posso andar in giro ad ammazzare tutti gli assassini ?
e quelli che fanno solo del sano sesso come Dio comanda?
che ne so, anche tutti i bambini down, o quelli nati con malformazioni varie? E chi stabilisce cosa è errore e cosa no? Davvero tutto molto pericoloso
Mi piacerebbe sapere (anche se si può immaginare) come Amerio tratta il rapporto Stato-Chiesa; ossia, il Principe deve sottomettere il capo al Papa o può, se legifera in Veritas, fare quel che gli pare – privatamente intendo, magari anche essere omosessuale?
@ Luca Massaro
Amerio trascura la questione.