Come sarebbe meglio impiegare il tempo sotto l’ombrellone? Scrivere le proprie memorie o darsi ad una sana lettura? L’eterno dilemma risolto in esclusiva per gli affezionati lettori di Giornalettismo. E pure aggratis.
Siamo giunti alla conclusione che una delle condizioni necessarie per scrivere bene è leggere bene. Ma c
ome si legge? Si dà ingiustamente per scontato che leggere sia un’attività che possa essere lasciata al libero arbitrio e financo all’improvvisazione. Ma esistono canoni che debbono essere rispettati affinché si dia una lettura ortopedicamente corretta. In primo luogo dobbiamo riflettere sul fatto che scrivere e leggere sono attività del tutto antitetiche. Non si può infatti leggere mentre si scrive e scrivere mentre si legge (ma dai?). Potremmo essere tentati di ritenere che laddove leggere sia un’attività passiva scrivere sia un’attività attiva, dando ai termini attivo e passivo connotazioni di valore. Ebbene, sono qui per mettere in discussioni questi opinabili assunti (addirittura? sissignore).
NOI E IL MONDO – Scrivere infatti è molto più facile che leggere. Per scrivere basta sintonizzarsi con i propri pensieri mentre per leggere bisogna sintonizzarsi sui pensieri di qualcun altro. Scrivere è quindi una forma di egocentrismo, laddove leggere è una forma di allocentrismo. Leggere porta all’empatia, scrivere alla sociopatia e al narcisismo. Scrivere porta ad affermare il proprio valore implicando: quello che ho da dire è importante, statemi a sentire. Scrivere è alzare la voce. Leggere invece ha a che fare con l’ascolto, con la modestia, perché prima di dire la propria, ammesso che sia richiesto, bisogna ascoltare quello che dicono gli altri. Leggere è un’attività epistemica, che porta a conoscere, aumentando il numero di n
ozioni e di interconnessioni tra di esse presenti nel nostro hardware cerebrale. Scrivere non porta a un aumento dell’informazione: non si fa altro che mettere su carta ciò che si ha già nella propria scatola cranica. Non è possibile, letteralmente, imparare qualcosa da se stessi, perché quello che si scrive lo si sapeva già. Non ci si può stupire della propria scrittura.
CENTRO DI GRAVITA’ – In un mondo di egocentrici scrittori, di gente che afferma la propria individualità, in un mondo di Amici & Grandi Fratelli, in cui ciascuno ha diritto al suo quarto d’ora di notorietà, leggere è un’attività eticamente pregna. Leggere vuol dire mettersi da parte, leggere vuol dire non essere protagonista, leggere implica non occupare spazio. è come la raccolta differenziata. All’espansione contrappone la concentrazione. Farsi piccoli per dare spazio a qualcun altro, farsi penetrare piuttosto che sfoggiare la propria turgida verga, accogliere piuttosto che riempire. Leggere è femmina, leggere è Yang (o Ying, faccio sempre confusione). Leggere ha effetti collaterali piacevoli. Il male dell’uomo moderno è il pensiero, intenso come chiacchiericcio intellettuale, ruminazione, rumore di fondo. Il pensiero ci ha filogeneticamente permesso di anticipare, sfuggendo ai predatori e producendo il fuoco alla bisogna. Ma l’anticipazione è il cuore della nevrosi, cosa accadrà, cosa sarà di me, c’è forse un’altra vita dopo la morte? (per inciso, no.). Ebbene, come ha scritto qualcuno, leggere è un modo intelligen
te per non pensare. Dal momento che è un’attività che richiede l’uso olistico dell’encefalo non è possibile leggere e farsi le seghe mentali. Leggere abbatte le seghe mentali, laddove scrivere è ipso facto, masturbazione, eiaculazione e financo fecondazione in un mondo sovrappopolato. Scrivere è antidemografico. Siamo soggetti ogni giorno a una mole di spazzatura che intasa le nostre arterie cerebrali inducendo infarto esistenziale. Detriti in forma di battute stantìe, di conoscenti molesti, di letali ovvietà travestite da innocenti agnelli. Leggere purifica, ci sei solo tu e il tuo parallelepipedo cartaceo, un mondo prevedibile nella sua ristretta materialità, un universo di autistica e aspergeriana purezza. Non stimoli cangianti e di incerte fattezze, non confusione dei sensi e indigestione edonistica, ma ventuno fidati caratteri che si ripetono senza ripetersi come amici d’infanzia di cui abbiamo scordato il nome (ok, lo ammetto, mi sono fatto un po’ prendere la mano).
SOLUZIONE – Insomma, visto che le vacanze sono alle porte, visto che la battigia incombe, visto che non ho ancora raggiunto i cinquemila caratteri, quest’estate sotto l’ombrellone non portatevi il calamaio e lo scrittoio, ma il laptop, e leggete Giornalettismo (uhm, no, come finale non va un granché bene, troppo aziendalista). Leggete il prossimo vostro come leggete voi stessi (bello!), porgete l’altro foglio, perché un pomeriggio in compagnia di Dostoevskij è sempre meglio di un pomeriggio in compagnia di voi stessi. Per raggiungere il satori dovete diventare contenitori puri, come l’acqua che vi si immerge una mano diventa mano, e se vi si immerge due mani qual è il suono di una mano sola?
Adesso andatemi a pulire la macchina che dopo l’estate ne riparliamo.




Ti sei perso sulla differenza tra leggere e scrivere e non ci hai spiegato i canoni per ottenere “una lettura ortopedicamente corretta”…
Un saluto, Lisa
Il ragazzo è capace ma non si applica. Va fuori tema. Però mi fa spanciare e ghignare.
“Leggere abbatte le seghe mentali, laddove scrivere è ipso facto, masturbazione, eiaculazione e financo fecondazione in un mondo sovrappopolato.”
Insomma, senza qualcuno che si è “sacrificato” per noi cosa leggeremmo?
Pingback: diggita.it
> Ti sei perso sulla differenza tra leggere e scrivere e non ci hai spiegato i canoni per ottenere “una lettura ortopedicamente corretta”…
ammappelo, siete furbi, non l’avrei mai detto! in effetti mi sono scuocciato di scrivere cammin facendo (sono fedele ai miei stessi insegnamenti). prometto di continuare il post : o
@Vertigoz: te lo avrei suggerito io di continuare ma non volevo sembrare troppo esigente ;D
“Scrivere è quindi una forma di egocentrismo, laddove leggere è una forma di allocentrismo.”
quindi per Vertigoz, scrivere è una forma di esibizionismo, quasi come un mostrarsi fisicamente, un volersi esporre come una conditio sine qua non!
mi è piaciuto l’articolo, bravo.
Sono un tuo lettore appassionato, ma su una cosa non sono d’accordo.
Scrivere consente di mettere a tacere il chiacchericcio interiore.
L’importante è farlo in maniera pulita.
Ti sarà successo sicuramente di voler scrivere qualcosa sulla fame nel mondo per poi rileggere l’articolo e renderti conto di essere finito a parlare di grattachecche su Marte.
La penna o le dita su una tastiera, se ci si educa ad una scrittura onesta, vanno molto più veloci del pensiero.
Buone vacanze
> Scrivere consente di mettere a tacere il chiacchericcio interiore.
L’importante è farlo in maniera pulita.
sì, sono d’accordo.
Scrivere spesso permette anche di liberarsi di idee fisse che, altrimenti, farebbero friggere il cervello… l’importante è non opprimere chi ti sta vicino, chiedendo a più riprese una lettura e un parere che – per dovere – dovrebbe sempre essere positivo.
La critica, non si sa perché, deve sempre essere positiva…