Il Paese diseguale

di - 23/05/2012

Il Paese diseguale

E’ un giorno come tanti nel reparto di maternità di un ospedale come tanti in una città come tante di quel Paese che chiamano Italia. Anche oggi, come ieri, e come domani, sono nati dei bambini. Quattro maschietti: Fabio, Luca, Alessandro e Michele. Quattro femminucce: Mara, Rachele, Yara e Grazia.

Loro ancora non lo sanno, ma Fabio, Luca e Rachele non andranno mai all’Università: sono figli di operai, e in questo Paese sono molto rari i figli di operai che andranno all’Università o che riescono a prendere un diploma. E solo l’8,5% di coloro che hanno un padre operaio riesce a divenire dirigente, imprenditore o libero professionista.

Non sanno neppure che Mara e Rachele non troveranno mai un lavoro e Yara dovrà faticare e accontentarsi di poco, perché in questo Paese in una coppia ogni tre la donna non lavora, non accede al conto corrente e deve solo pensare ai figli e alla casa. E ben il 33,7% delle donne tra i 25 e i 54 anni non percepisce reddito.

Non sanno che nessuno, né nuovi movimenti né vecchi partiti, né leader navigati né comici imprestati alla politica se ne cura. Adesso pensano solo alla pappa che non arriva, a quella persona che li tiene in braccio e sorride.

Speriamo saranno loro, e non con le chiacchiere in Parlamento o le buffonate su un blog, a cambiare questo paese diseguale.

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