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	<title>Commenti a: La scomparsa della letteratura</title>
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		<title>Di: Leonardo Daverio Patrizi</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/32385/la-scomparsa-della-letteratura/#comment-33987</link>
		<dc:creator>Leonardo Daverio Patrizi</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 06:14:42 +0000</pubDate>
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		<description>Anche troppo gentile. Grazie</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Anche troppo gentile. Grazie</p>
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		<title>Di: Luca Massaro</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/32385/la-scomparsa-della-letteratura/#comment-33971</link>
		<dc:creator>Luca Massaro</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 17:27:33 +0000</pubDate>
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		<description>@ Leonardo.
Ciò che scrivi lo condivido. Sulla distinzione che mi chiedi, sui paletti da mettere... Beh, ho scritto questo pezzo in modo rabdomantico cercando di elaborare una certa idea della letteratura che mi frullava nella mente. A volte, di sicuro, possono esservi anche delle contraddizioni o dei nodi che non riesco a sciogliere. Riguardo al tema che mi chiedi, dovrei riflettere, rileggere, ma a botta calda rispondo: per me la &quot;forma&quot; è il &quot;contenuto&quot;. Eventualmente, nei prossimi giorni, vedrò di rispondere più dettagliatamente. 

@Cordapazza.
Grazie per il &quot;ragazzo&quot;. Del Sessantasette, ma ragazzo. Ma soprattutto, rinnovo il mio piacere nello scovare una sapiente nabokoviana tra i &quot;giornalettisti&quot;. Inseriamo le nostre &quot;spine&quot; dorsali nella stessa presa per dare una scossa &quot;culturale&quot; alla redazione :-D

@Sofia
Ciò che dici è per me un regalo. Grazie.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Leonardo.<br />
Ciò che scrivi lo condivido. Sulla distinzione che mi chiedi, sui paletti da mettere&#8230; Beh, ho scritto questo pezzo in modo rabdomantico cercando di elaborare una certa idea della letteratura che mi frullava nella mente. A volte, di sicuro, possono esservi anche delle contraddizioni o dei nodi che non riesco a sciogliere. Riguardo al tema che mi chiedi, dovrei riflettere, rileggere, ma a botta calda rispondo: per me la &#8220;forma&#8221; è il &#8220;contenuto&#8221;. Eventualmente, nei prossimi giorni, vedrò di rispondere più dettagliatamente. </p>
<p>@Cordapazza.<br />
Grazie per il &#8220;ragazzo&#8221;. Del Sessantasette, ma ragazzo. Ma soprattutto, rinnovo il mio piacere nello scovare una sapiente nabokoviana tra i &#8220;giornalettisti&#8221;. Inseriamo le nostre &#8220;spine&#8221; dorsali nella stessa presa per dare una scossa &#8220;culturale&#8221; alla redazione <img src='http://www.giornalettismo.com/wp-includes/images/smilies/icon_biggrin.gif' alt=':-D' class='wp-smiley' /> </p>
<p>@Sofia<br />
Ciò che dici è per me un regalo. Grazie.</p>
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	<item>
		<title>Di: cordapazza</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/32385/la-scomparsa-della-letteratura/#comment-33968</link>
		<dc:creator>cordapazza</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 17:00:26 +0000</pubDate>
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		<description>Contentissima che su Giornalettismo scriva un ragazzo che prova brividi alle scapole quando legge Il dono e che come me lo considera un vertice della letteratura russa del Novecento (perché, come dice il nostro Vladimir, l&#039;emozione estetica si sente non nel cuore ma nel midollo spinale, cioé in quello che di più grande abbiamo).
Riguardo a quello che dici sui problemi della ricezione, e sulla &quot;tara&quot; che si fa al contenuto (e non solo ad esso, a questo punto), penso, da inguaribile filoproustiana, che succeda spesso che i &quot;grandi pensieri non comprendano sé stessi&quot; (Adorno), anche quando ci troviamo di fronte a geni assoluti, e che quindi spesso le opere vadano aldilà delle loro originarie intenzioni: che quindi il loro futuro autentico sia la posterità: la posterità dell&#039;opera.
Ti regalo a mia volta una citazione da Eliot che mi ha colpito:
&quot;L&#039;ordine letterario esistente è in sé concluso prima che arrivi l&#039;opera nuova; ma dopo che l&#039;opera nuova è comparsa, deve tutto essere modificato, magari di pochissimo; tutti i rapporti, le proporzioni, i valori di ogni opera trovano un loro equilibrio; e questa è la coerenza tra l&#039;antico e il nuovo. Chiunque approvi questa idea di un ordine, di una forma che è propria della letteratura europea non troverà assurdo che il passato sia modificato dal presente, come non lo è che il presente trovi la propria guida nel passato&quot;. Insomma, il passato dell&#039;opera modificato da tutti i presenti che gli fanno seguito.
(T.W.Adorno, Note per la letteratura, Einaudi;
(T. S. Eliot, Tradizione e talento individuale&quot;,in Opere, Bompiani)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Contentissima che su Giornalettismo scriva un ragazzo che prova brividi alle scapole quando legge Il dono e che come me lo considera un vertice della letteratura russa del Novecento (perché, come dice il nostro Vladimir, l&#8217;emozione estetica si sente non nel cuore ma nel midollo spinale, cioé in quello che di più grande abbiamo).<br />
Riguardo a quello che dici sui problemi della ricezione, e sulla &#8220;tara&#8221; che si fa al contenuto (e non solo ad esso, a questo punto), penso, da inguaribile filoproustiana, che succeda spesso che i &#8220;grandi pensieri non comprendano sé stessi&#8221; (Adorno), anche quando ci troviamo di fronte a geni assoluti, e che quindi spesso le opere vadano aldilà delle loro originarie intenzioni: che quindi il loro futuro autentico sia la posterità: la posterità dell&#8217;opera.<br />
Ti regalo a mia volta una citazione da Eliot che mi ha colpito:<br />
&#8220;L&#8217;ordine letterario esistente è in sé concluso prima che arrivi l&#8217;opera nuova; ma dopo che l&#8217;opera nuova è comparsa, deve tutto essere modificato, magari di pochissimo; tutti i rapporti, le proporzioni, i valori di ogni opera trovano un loro equilibrio; e questa è la coerenza tra l&#8217;antico e il nuovo. Chiunque approvi questa idea di un ordine, di una forma che è propria della letteratura europea non troverà assurdo che il passato sia modificato dal presente, come non lo è che il presente trovi la propria guida nel passato&#8221;. Insomma, il passato dell&#8217;opera modificato da tutti i presenti che gli fanno seguito.<br />
(T.W.Adorno, Note per la letteratura, Einaudi;<br />
(T. S. Eliot, Tradizione e talento individuale&#8221;,in Opere, Bompiani)</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: sofia</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/32385/la-scomparsa-della-letteratura/#comment-33966</link>
		<dc:creator>sofia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 16:52:29 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornalettismo.com/?p=32385#comment-33966</guid>
		<description>Col cavolo che ti sputo addosso, sono Estasiata! Complimenti Luca, davvero.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Col cavolo che ti sputo addosso, sono Estasiata! Complimenti Luca, davvero.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Leonardo Daverio Patrizi</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/32385/la-scomparsa-della-letteratura/#comment-33962</link>
		<dc:creator>Leonardo Daverio Patrizi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 15:01:39 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornalettismo.com/?p=32385#comment-33962</guid>
		<description>Forse bisognerebbe prima capire se si parla di arte moderna, o contemporanea, e soprattutto mettere delle date e dei paletti. In ogni caso io faccio riferimento all&#039;arte tutta, non per nulla ho richiamato un &quot;romantico&quot; nel vero senso della parola (quando romanticismo non era sdolcinatura, ma eroismo e idealismo), quindi non esattamente &quot;pensiero moderno&quot;; se poi Beethoven è moderno, be&#039; allora non tutto il moderno è &quot;sospetto&quot;.

Ripeto che forse sono io che non riesco a capire la tua elaborata prosa (io sono uno stronzo bancario che si atteggia a economista, il che sta alla letteratura quanto Totti alla fisica matematica), ma non mi pare che tu abbia replicato a quanto ho detto io sulla distinzione tra arte quale &quot;saper fare&quot; e il concetto se vuoi moderno di arte come &quot;contenuto&quot; a scapito (o oltre, perché no?) la forma.
Come dice un mio amico &quot;non c&#039;è etica senza estetica&quot;; il non poter o sapere rendere una forma che faccia intendere la padronanza del mezzo espressivo per me getta forti dubbi sulla capacità poi di padroneggiare il contenuto, che può ben diventare un pretesto per vendere ciarpame in una forma che qualunque pezzente letterario può produrre.

Cercando di riassumere: non veder letteratura perché non si vede &quot;scontro&quot; ma un proliferare ad esempio di melassa stucchevole mi pare eccessivo; che poi il momento storico renda più prono l&#039;artista al &quot;dubbio&quot; e al &quot;dolore&quot; è tutto un altro discorso (una maggioranza non è comunque il tutto). Artisti della penna esistono assolutamente, ma sono fortemente diluiti nella massa di produzione che giustamente ti schifa (la stessa cosa che succede per la musica, se hai letto il mio pezzo qui su giornalettismo).

E ha senso leggere Kierkegaard? Sì che ne ha! E se non per il contenuto, che potrebbe essere superato o fuori luogo attualmente (ad esempio così non è, secondo me, per Baudelaire, che è ancora attualissimo) almeno per la forma, per come ha affrontato i problemi, per la sua logica esposta.

Il contenuto è importante; altrettanto la forma. Il David di Michelangelo è stupendo, e tutti lo vedono stupendo, anche se in pochi hanno visto quanto è grande la testa e la mano, cioè vedono la forma ma non leggono il messaggio di l&#039;esaltazione dell&#039;intelligenza attuata con il gesto preciso manuale. E resta un&#039;opera d&#039;arte.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse bisognerebbe prima capire se si parla di arte moderna, o contemporanea, e soprattutto mettere delle date e dei paletti. In ogni caso io faccio riferimento all&#8217;arte tutta, non per nulla ho richiamato un &#8220;romantico&#8221; nel vero senso della parola (quando romanticismo non era sdolcinatura, ma eroismo e idealismo), quindi non esattamente &#8220;pensiero moderno&#8221;; se poi Beethoven è moderno, be&#8217; allora non tutto il moderno è &#8220;sospetto&#8221;.</p>
<p>Ripeto che forse sono io che non riesco a capire la tua elaborata prosa (io sono uno stronzo bancario che si atteggia a economista, il che sta alla letteratura quanto Totti alla fisica matematica), ma non mi pare che tu abbia replicato a quanto ho detto io sulla distinzione tra arte quale &#8220;saper fare&#8221; e il concetto se vuoi moderno di arte come &#8220;contenuto&#8221; a scapito (o oltre, perché no?) la forma.<br />
Come dice un mio amico &#8220;non c&#8217;è etica senza estetica&#8221;; il non poter o sapere rendere una forma che faccia intendere la padronanza del mezzo espressivo per me getta forti dubbi sulla capacità poi di padroneggiare il contenuto, che può ben diventare un pretesto per vendere ciarpame in una forma che qualunque pezzente letterario può produrre.</p>
<p>Cercando di riassumere: non veder letteratura perché non si vede &#8220;scontro&#8221; ma un proliferare ad esempio di melassa stucchevole mi pare eccessivo; che poi il momento storico renda più prono l&#8217;artista al &#8220;dubbio&#8221; e al &#8220;dolore&#8221; è tutto un altro discorso (una maggioranza non è comunque il tutto). Artisti della penna esistono assolutamente, ma sono fortemente diluiti nella massa di produzione che giustamente ti schifa (la stessa cosa che succede per la musica, se hai letto il mio pezzo qui su giornalettismo).</p>
<p>E ha senso leggere Kierkegaard? Sì che ne ha! E se non per il contenuto, che potrebbe essere superato o fuori luogo attualmente (ad esempio così non è, secondo me, per Baudelaire, che è ancora attualissimo) almeno per la forma, per come ha affrontato i problemi, per la sua logica esposta.</p>
<p>Il contenuto è importante; altrettanto la forma. Il David di Michelangelo è stupendo, e tutti lo vedono stupendo, anche se in pochi hanno visto quanto è grande la testa e la mano, cioè vedono la forma ma non leggono il messaggio di l&#8217;esaltazione dell&#8217;intelligenza attuata con il gesto preciso manuale. E resta un&#8217;opera d&#8217;arte.</p>
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	<item>
		<title>Di: icy</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/32385/la-scomparsa-della-letteratura/#comment-33957</link>
		<dc:creator>icy</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 13:59:43 +0000</pubDate>
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		<description>Beh, a cosa serve studiare le poesie a memoria? Per la stessa cosa a cui serve imparare a far di conto. Ovvero a nulla, a meno che non sia qualcosa che ricada nel lavoro/interessi del singolo.
Sulla fine della letteratura invece ho qualche dubbio, di tipo più logico che informato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Beh, a cosa serve studiare le poesie a memoria? Per la stessa cosa a cui serve imparare a far di conto. Ovvero a nulla, a meno che non sia qualcosa che ricada nel lavoro/interessi del singolo.<br />
Sulla fine della letteratura invece ho qualche dubbio, di tipo più logico che informato.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Luca Massaro</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/32385/la-scomparsa-della-letteratura/#comment-33956</link>
		<dc:creator>Luca Massaro</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 13:44:42 +0000</pubDate>
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		<description>Innanzitutto, grazie a tutti voi per aver “letto” questo articolo.
Alcune precisazioni: il titolo non è mio ma “rubato” a un capitolo del libro citato di Maurice Blanchot. Ispiratore dell&#039;articolo è stato Vertigoz col suo divertentissimo Prontuario 1 e 2
Cordapazza, il tuo commento è superbo minisaggio: averti fatto venire in mente la parodia nabokoviana di Černyševskij è un onore e un&#039;emozione. Il Dono è per me uno dei libri più straordinari che siamo mai stati scritti. E poi Borges, Montale. Càpperi che suggestioni! 
Riguardo allo “stare” della letteratura: se tutti noi, ammiratori delle varie arti, potessimo continuare il nostro esercizio di ammirazione standocene tranquilli dentro una bella torre d&#039;avorio, allora potremo diventare, chi più e chi meno, dei piccoli Montaigne che si cibano di questi artefatti umani dai quali magari scaturiranno delle successive riflessioni in forma diaristica che diverranno a sua volta letteratura (nei casi più pregevoli). 
Riguardo a ciò che scrive  Leonardo Daverio Patrizi, ritengo che la quasi totalità dell&#039;arte moderna (e non solo) degna di questo nome sia arte del sospetto, della critica, dello scetticismo, manifestati attraverso molteplici stili e forme; anche quando si contempla un tramonto – magari con stile nabokoviano – ci rende conto dello struggimento che ci cela dietro l&#039;attimo descritto, la chiara sensazione che la felicità autentica può essere vissuta solo nel ricordo. Ciò che mi premeva in questo articolo è far emergere la contraddizione patente tra ciò che la vera letteratura dice e la sua “ricezione” da parte nostra. Ebbene, quanto di questo “contenuto” è preso alla lettera? Quanto invece ne vien fatta tara?  E quel che scrive Gloria mi fa venire in mente questo passo di Alfonso Berardinelli che riporto: «Che cosa fare di quello che dicono Kierkegaard e Leopardi della modernizzazione e del progresso? È possibile insegnare autori simili? Dove portano? Si deve o no prenderli sul serio, cioè alla lettera? O invece ci si deve applicare a ridimensionare (come volgarmente si dice) i loro eccessi? Bisogna ascoltarli, ma fare una tara a quello che dicono? Spiegare le loro affermazioni con i loro fallimenti privati, i loro amori infelici, le loro inettitudini, la loro mania di persecuzione? Confesso che io, neppure come appartenente all&#039;infame categoria dei docenti, mi sentirei di fare una cosa simile ai miei cari autori moderni. No: ridimensionarli e far loro la tara, mi sembra quasi infame. Sarebbe meglio cambiare mestiere. Ma infine che razza di mestiere è il mio? È un fare propaganda all&#039;angoscia? Condurre per mano verso la più melanconica delle critiche sociali? Illustrare la chiaroveggenza dei misantropi? Trasformare i miei studenti in disadattati, asociali, spostati che prendano in simpatia l&#039;andare contro corrente? Che cosa faccio veramente quando insegno letteratura contemporanea? Parlo della fine del mondo a dei ventenni che saranno la classe media di domani?»
È vero ciò che scrive “uno sconosciuto”: occorrerebbe una prospettiva diacronica per capire cosa si salverà dell&#039;attuale mare magno di pubblicazioni, cosa sarà degno di ricordare e studiare, cosa invece di obliare e obliterare. Non mi trova però d&#039;accordo quando parla di scrittori “morti”. Ciò che si ricorda e legge non è morto, Dante ancora passeggia insieme a chi gradisce la sua compagnia, anche perché se si vuole avere un&#039;esperienza poetica come quella della Commedia non esiste e (molto probabilmente) non esisterà più alcuno scrivente di questa nostra lingua in grado di farcela riassaporare.
Per concludere, cito di nuovo Danilo Kiš, (Homo Poeticus, Adelphi 2009) che rivolgendosi a un giovane scrittore scrive: «Ricordati sempre questa massima: “Chi centra l&#039;obiettivo sbaglia tutto”».</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Innanzitutto, grazie a tutti voi per aver “letto” questo articolo.<br />
Alcune precisazioni: il titolo non è mio ma “rubato” a un capitolo del libro citato di Maurice Blanchot. Ispiratore dell&#8217;articolo è stato Vertigoz col suo divertentissimo Prontuario 1 e 2<br />
Cordapazza, il tuo commento è superbo minisaggio: averti fatto venire in mente la parodia nabokoviana di Černyševskij è un onore e un&#8217;emozione. Il Dono è per me uno dei libri più straordinari che siamo mai stati scritti. E poi Borges, Montale. Càpperi che suggestioni!<br />
Riguardo allo “stare” della letteratura: se tutti noi, ammiratori delle varie arti, potessimo continuare il nostro esercizio di ammirazione standocene tranquilli dentro una bella torre d&#8217;avorio, allora potremo diventare, chi più e chi meno, dei piccoli Montaigne che si cibano di questi artefatti umani dai quali magari scaturiranno delle successive riflessioni in forma diaristica che diverranno a sua volta letteratura (nei casi più pregevoli).<br />
Riguardo a ciò che scrive  Leonardo Daverio Patrizi, ritengo che la quasi totalità dell&#8217;arte moderna (e non solo) degna di questo nome sia arte del sospetto, della critica, dello scetticismo, manifestati attraverso molteplici stili e forme; anche quando si contempla un tramonto – magari con stile nabokoviano – ci rende conto dello struggimento che ci cela dietro l&#8217;attimo descritto, la chiara sensazione che la felicità autentica può essere vissuta solo nel ricordo. Ciò che mi premeva in questo articolo è far emergere la contraddizione patente tra ciò che la vera letteratura dice e la sua “ricezione” da parte nostra. Ebbene, quanto di questo “contenuto” è preso alla lettera? Quanto invece ne vien fatta tara?  E quel che scrive Gloria mi fa venire in mente questo passo di Alfonso Berardinelli che riporto: «Che cosa fare di quello che dicono Kierkegaard e Leopardi della modernizzazione e del progresso? È possibile insegnare autori simili? Dove portano? Si deve o no prenderli sul serio, cioè alla lettera? O invece ci si deve applicare a ridimensionare (come volgarmente si dice) i loro eccessi? Bisogna ascoltarli, ma fare una tara a quello che dicono? Spiegare le loro affermazioni con i loro fallimenti privati, i loro amori infelici, le loro inettitudini, la loro mania di persecuzione? Confesso che io, neppure come appartenente all&#8217;infame categoria dei docenti, mi sentirei di fare una cosa simile ai miei cari autori moderni. No: ridimensionarli e far loro la tara, mi sembra quasi infame. Sarebbe meglio cambiare mestiere. Ma infine che razza di mestiere è il mio? È un fare propaganda all&#8217;angoscia? Condurre per mano verso la più melanconica delle critiche sociali? Illustrare la chiaroveggenza dei misantropi? Trasformare i miei studenti in disadattati, asociali, spostati che prendano in simpatia l&#8217;andare contro corrente? Che cosa faccio veramente quando insegno letteratura contemporanea? Parlo della fine del mondo a dei ventenni che saranno la classe media di domani?»<br />
È vero ciò che scrive “uno sconosciuto”: occorrerebbe una prospettiva diacronica per capire cosa si salverà dell&#8217;attuale mare magno di pubblicazioni, cosa sarà degno di ricordare e studiare, cosa invece di obliare e obliterare. Non mi trova però d&#8217;accordo quando parla di scrittori “morti”. Ciò che si ricorda e legge non è morto, Dante ancora passeggia insieme a chi gradisce la sua compagnia, anche perché se si vuole avere un&#8217;esperienza poetica come quella della Commedia non esiste e (molto probabilmente) non esisterà più alcuno scrivente di questa nostra lingua in grado di farcela riassaporare.<br />
Per concludere, cito di nuovo Danilo Kiš, (Homo Poeticus, Adelphi 2009) che rivolgendosi a un giovane scrittore scrive: «Ricordati sempre questa massima: “Chi centra l&#8217;obiettivo sbaglia tutto”».</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: cordapazza</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/32385/la-scomparsa-della-letteratura/#comment-33948</link>
		<dc:creator>cordapazza</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 12:15:58 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornalettismo.com/?p=32385#comment-33948</guid>
		<description>D&#039;accordo con Leonardo, soprattutto quando insiste sul non confondere bontà  a priori del &quot;messaggio&quot; (brrrr, il messaggio) e capaità poietica per definizione dell&#039;arte.
 Si veda Niffoi: è grande non solo per l&#039;inventiva straordinaria che muove dalle sue radici etniche e culturali e che poi, però, vola per conto proprio (e qui sta l&#039;arte), ma anche perché è riuscito, poieticamente, a crearsi una sua grammmatica dei suoni, un linguaggio tutto suo e assolutamente congruo per plasmare il suo mondo fantastico.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>D&#8217;accordo con Leonardo, soprattutto quando insiste sul non confondere bontà  a priori del &#8220;messaggio&#8221; (brrrr, il messaggio) e capaità poietica per definizione dell&#8217;arte.<br />
 Si veda Niffoi: è grande non solo per l&#8217;inventiva straordinaria che muove dalle sue radici etniche e culturali e che poi, però, vola per conto proprio (e qui sta l&#8217;arte), ma anche perché è riuscito, poieticamente, a crearsi una sua grammmatica dei suoni, un linguaggio tutto suo e assolutamente congruo per plasmare il suo mondo fantastico.</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: La scomparsa della letteratura : Giornalettismo</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/32385/la-scomparsa-della-letteratura/#comment-33945</link>
		<dc:creator>La scomparsa della letteratura : Giornalettismo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 12:06:12 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornalettismo.com/?p=32385#comment-33945</guid>
		<description>[...] Continua Articolo Originale: La scomparsa della letteratura : Giornalettismo [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] Continua Articolo Originale: La scomparsa della letteratura : Giornalettismo [...]</p>
]]></content:encoded>
	</item>
	<item>
		<title>Di: Lucia</title>
		<link>http://www.giornalettismo.com/archives/32385/la-scomparsa-della-letteratura/#comment-33936</link>
		<dc:creator>Lucia</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jul 2009 11:30:41 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.giornalettismo.com/?p=32385#comment-33936</guid>
		<description>Hai ragione Gloria! a cosa sia servito studiare per altro a memoria le poesie?? :)
...forse ad allenare il cervello...e per cosa?
ma una volta imparata non si dimentica più, rimane impressa nella mente.
Io, ricordo ancora a memoria &quot;il passero solitario&quot; del Leopardi... ho odiato tanto quella poesia :) :) :)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Hai ragione Gloria! a cosa sia servito studiare per altro a memoria le poesie?? <img src='http://www.giornalettismo.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /><br />
&#8230;forse ad allenare il cervello&#8230;e per cosa?<br />
ma una volta imparata non si dimentica più, rimane impressa nella mente.<br />
Io, ricordo ancora a memoria &#8220;il passero solitario&#8221; del Leopardi&#8230; ho odiato tanto quella poesia <img src='http://www.giornalettismo.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  <img src='http://www.giornalettismo.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' />  <img src='http://www.giornalettismo.com/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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