GLI ALTRI FURBETTI – Zunino non è l’unico dei protagonisti della stagione dei “furbetti” ad avere avuto guai notevoli. Il problema è ancora più generalizzato: Pirelli Re è ormai la
pallida ombra di se stessa e [[Tronchetti Provera]] è passato da capitano coraggioso a questuante, costretto a cedere il 10 per cento della cassaforte di famiglia pur di ottenere ulteriori finanziamenti. Aedes è alle prese con un aumento di capitale che ne dovrebbe scongiurare la crisi e che è stato garantito dalle banche coinvolte, che ne diverranno azioniste in caso d’insuccesso. Vincenzo Coppola è invece finito nei guai sia sul versante economico che su quello giudiziario. La Procura di Roma lo accusa di aver partecipato al contropatto BNL; dal punto di vista finanziario, la situazione è altrettanto precaria, anche se pare sia stata tamponata grazie al nuovo legame con l’anziana Franca Bruna Segre, che lo ha definito “un figlio ” e che ha rilevato il controllo di Ipi , società di Coppola, dalle banche.
BANCHE MODELLO – Più in generale, il ruolo della bolla finanziaria nelle rocambolesche fortune degli immobiliaristi è stato cruciale. Il dubbio, nella torrida stagione del risiko bancario, è sempre stato che gli immobiliaristi fossero “pompati” dalle banche stesse per fungere da cavalieri bianchi.
Il fenomeno non è nuovo in Italia: l’alta dirigenza di banca finanzia faccendieri che subito dopo divengono azionisti delle banche stesse, cementando il controllo del management. Lo scoppio della bolla ha da un lato reso meno impellente la necessità di una difesa del sistema bancario, non più attraente; dall’altro, ha fatto collassare i prezzi facendo sì che gli istituti di credito si tirassero indietro per quanto possibile. Come può avvenire? Nessuna di queste operazioni ha mai dovuto essere verificata in base al merito di credito di questi signori e i bilanci delle banche, in questi casi, mai tengono conto del rischio che corrono mentre finanziano i propri imperi per procura. Se avessimo una contabilizzazione “a mercato”, in base all’andamento dell’azienda, le banche non potrebbero nascondere i problemi sotto al tappeto sino a quando il fallimento rende inevitabile riconoscere la realtà, come avviene attualmente. Eppure, politici e commentatori “illuminati” hanno fatto a gara ad accusare la trasparenza richiesta da Basilea 2 e i prezzi di mercato per la crisi, senza volersi rendere conto che questo equivale a spaccare il termometro, piuttosto che ammettere che fa caldo. La crisi finanziaria è inedita e ad “alta tecnologia finanziaria” soltanto all’apparenza. La radice è sempre la stessa e gli avvenimenti italiani di questi giorni lo dimostrano: come negli ultimi due secoli, i soliti favoriti speculano nel solito settore immobiliare, usando i prestiti delle banche e finiscono per bruciare i soldi di azionisti e depositanti. I manager bancari prima prestano, ottenendo favori di ogni genere, poi si turano il naso e vanno avanti, ben sapendo di poter passare la patata bollente ai politici che troveranno il modo di presentare il conto al contribuente. Che paga, accusa la “globalizzazione” ed il “mercato” e ringrazia banchieri e politici per l’ottimo lavoro svolto e credono alla leggenda nera di Basilea 2 e del mercato cattivo.



