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pubblicato il 21 luglio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Sui giornali rimbalzano le dichiarazioni di Riina sui fatti del ’92-’93, In realtà quanto ha fatto trapelare l’avvocato Luca Cianferoni in questi giorni è solo una riedizione di quanto già espresso a chiare lettere dal Capo dei Capi davanti ai giudici

Cercare la verità non significa commettere delitti, la verità sta bene a tutti, anche a me. Ma perché mi si deve condannare per delle cose che io non so e nonvia damelio Stragi, servizi segreti e trattativa: le parole di Riina ho commesso e non ho fatto? Io, Signor Presidente, ringrazio Lei e la Corte per avermi sentito però mi sento come la persona additata per dire: Tu sei il parafulmine dell’Italia, tu devi pagare il conto per tutti!”. Si conclude così uno degli interventi di Totò Riina nei processi che lo vedono imputato, una deposizione spontanea di sette minuti davanti ai giudici che indagano sulla stagione delle stragi. Un file audio reperibile da almeno un anno sul web (facilmente scaricabile da e-mule) ci fa conoscere il pensiero del Capo dei Capi o, almeno, ci dà una prova tangibile della sua linea difensiva nei processi che lo vedono imputato come responsabile dei massacri di Capaci, di Via D’Amelio e di quelli realizzati in Italia del ’93: conoscere certe cose direttamente dalla sua voce piuttosto che leggerle sui giornali attraverso un’intervista all’avvocato fa sicuramente tutto un altro effetto. Quel “L’hanno ammazzato loro” pronunciato da Riina e che l’avvocato fiorentino Luca Cianferoni trasmette alla stampa può, quindi essere considerato tutt’altro che un’uscita allo scoperto o una “mossa a sorpresa del vecchio Padrino di Corleone”, come sostiene Repubblica oggi.

NEMMENO IDEATORE – L’ex Capo di Cosa Nostra aveva già avuto modo di dare la sua versione dei fatti su quelle vicende di quasi vent’anni fa, sui responsabili della morte di Falcone, di Borsellino, delle bombe a Milano, Firenze, Roma, Bologna, sulla trattativa tra Stato e mafia, su alcune dichiarazioni del senatore Mancino. “Io sono stato arrestato il 15 gennaio del ’93 e lì appena mi hanno arrestato mi hanno portato nell’isolamento a Roma e quindi non avevo contatti con nessuno, telecamere dietro la porta dietro le feritoie, mi hanno messo le guardie penitenziarie, quindi per cinque anni e mezzo, sei anni sempre ho avuto questa situazione. Per i primi mesi, qualche sette otto mesi, fino adesso al mese di luglio io non sentivo televisione, non avevo giornali, non sapevo se era vivo o era morto. Ero isolato da tutti, quindi… che cosa succede? Lei non può fare questi accertamenti o chi per lei che io ero tenuto in queste condizioni. Ecco perché mi domando: “Ma perchè io sono imputato in questo processo?”. Allora mi si dice in un primo mome430674881 small Stragi, servizi segreti e trattativa: le parole di Riinanto mandante, poi mi si dice in un’altra maniera, ora all’ultimo sento che nella sentenza si dice ideatore. Quindi io sono un ideatore, condannato ideatore. Però, signor Presidente, la verità è che forse allo Stato servo per parafulmine, perché tutto quello che succede in Italia ed è successo in Italia all’ultimo di imputa a Riina: Riina è il parafulmine e Riina sta bene per tutti i processi che vengono fatti a Riina o ai compagni di Riina. Quindi che cosa succede? Parlo di questa situazione di Firenze. Ma se io sono lì che non ho contatti con nessuno: a chi lo mandai a dire? Come lo mandai a dire? Come sono ideatore? E come lo ideai?”.

I SERVIZI SEGRETI - Il riferimento al coinvolgimento dei servizi segreti in ognuna di queste vicende era già stato molto esplicito. Riina aveva già parlato, ad esempio, delle testimonianze del pentito Francesco Di Carlo, che, detenuto in Inghilterra, aveva per due volte affermato di essere stato avvicinato dai servizi per essere aiutati nell’uccisione di Falcone. Di Carlo li avrebbe indirizzati al cugino Antonino Gioè, detenuto a Roma, poi successivamente trovato morto impiccato. Parlava delle misteriose circostanze dell’esplosione in via D’Amelio e di ogni aspetto della trattativa, della quale, stando a quanto riferisce oggi il suo avvocato, si sente oggetto e non soggetto. “Nel processo Falcone c’è un aereo nel cielo che vola mentre che scoppia la bomba, questo aereo non si può trovare di chi è, chi è. Allora si condanna a Riina. Mi troviamo nel processo di Borsellino. E lì, sul monte Pellegrino c’è l’hotel, nell’hotel ci sono i servizi segreti. Quando succede che scoppia la bomba succede che i servizi segreti scompaiono, però non vengono mai citati perché si condanna a Riina. Perché l’Italia così è combinata. Quando Scalfaro dice “Io non ci sto”, io gli debbo dire “Signor Presidente, io non ci sto!”. Io non ci sto a queste condanne così. Queste sono condanne di Stato fatte a tavolino. Non sono condanne perché si cerca la verità, perché io ho commesso questi delitti o ho fatto commettere questi delitti. Sono delle trovate assurde. Perché se lei vede il Di Carlo viene creduto quando accusa me o accusa altri, ma quando il Di Carlo dice che andarono a trovarlo nel carcere dell’Inghilterra i servizi segreti americani e quelli italiani e quelli dell’Inghilterra perché volevano aiuto per uccidere a Falcone, lui ci ha nominato a suo cugino, quello che poi si venne a trovare poi impiccato lì al carcere di Roma. Il cugino, poverino, si è messo a disposizione però poi ci ha lasciato le penne. Questo qua lo andava poi a trovare il terrorista per commettere i delitti, questo terrorista il mio avvocato Cianferoni e altri lo citano ma non si deve citare questo testimone perché era mandato dai servizi segreti, era mandato dal colonnello Conforte che è oggi gencapaci Stragi, servizi segreti e trattativa: le parole di Riinaerale”.

QUELLI DELLA TRATTATIVA – E non è nemmeno la prima volta che il padrino parla di Ciancimino junior e del senatore Mancino: “Il figlio di Ciancimino non è stato mai citato, non è stato mai sentito. Perché non si deve sentire il figlio di Ciancimino che era in contatto con il colonnello dei carabinieri? Perché questo Ciancimino che collaborava con questo colonnello non ci viene a dire il perché 5/6 giorni prima l’onorevole Mancino dice “Riina in questi giorni verrà arrestato”. Ma a Mancino chi glielo disse 5/6 giorni prima che io venivo arrestato? Allora c’è chi mi ha venduto!?”. E il Di Carlo non è l’unico pentito le cui dichiarazioni vengono messe in dubbio: “Si cerca quello di Mazara, il pentito, che dice: vabbè, ma Riina abitava a Mazara. Riina abitava a Mazara? Ma questo senatore che dice che Riina abitava a Mazara dice delle bugiarderie, dice delle cose che non sono vere. Perché a Mazara, signor Presidente, signori della Corte, c’è un mio fratello che si è fatto fidanzato nel ’72, si è sposato nel ’74, ha abitato sempre a Mazara, mio fratello ha la famiglia lì a Mazara: mio fratello è mazarese perché abita lì. Quindi io da latitante come stavo a Mazara o facevo il mazarese? Quindi sono anche cosa inventate di questo signor senatore”.

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