Le audizioni di Sonia Sotomayor si sono svolte senza sorprese e i repubblicani hanno escluso l’utilizzo dell’ostruzionismo. Un sospiro di sollievo per Obama, che può così incamerare il primo successo della sua presidenza da quello che si prospetta come il suo maggior avversario, il Senato degli Stati Uniti.
Niente Borkizzazione per Sonia Sotomayor. Il primo giudice ispanico nominato per la Corte Suprema ha su
perato con disinvoltura le audizioni del comitato giudiziario del Senato. Il gruppo del Gop le ha chiesto conto di alcuni suoi commenti scabrosi tacciati di razzismo da alcuni esponenti conservatori, ma Sotomayor ha rimarcato come la sua carriera di giudice mostri la sua indipendenza da qualsivoglia preferenza razziale o sessuale. Il magistrato ha evitato di prendere posizione su alcuni dei temi più polarizzanti, come aborto o matrimonio gay, ottenendo un sostanziale via libera dai repubblicani. L’esponente anziano del comitato giudiziario, il senatore dell’Alabama Jeff Sessions, ha annunciato l’intenzione di non opporre l’ostruzionismo alla nomina. Senza il filibustering, per approvare la nomina presidenziale basta la maggioranza semplice, e il sostegno pressoché unanime del gruppo democratico più qualche repubblicano già espostosi verso il Sì indicano una conferma ormai scontata della Sotomayor. Una vittoria importante per Obama, che avrebbe vissuto con terrore un grilling prolungato e astioso della sua nomina per la Corte Suprema, in un periodo nel quale il suo consenso inizia a oscillare verso il basso.
MAGGIORANZA NON COSI’ SUPER – L’ex senatore junior dell’Illinois ha affrontato con molta deferenza il rapporto con il Congresso, e mentre alla Camera dei Rappresentanti può contare su una maggioranza amica, il gruppo democratico del Senato si è rivelato al momento un ostacolo molto ostico da aggirare. A fine giugno Al Franken è stato nominato senatore dopo 5 mesi di battaglia legale, regalando così ai Democratici il sessantesimo voto, la quota necessaria per superare l’ostruzionismo procedurale che impedisce il voto sui provvedimenti legislativi. Il cambio di partito di Arlen Specter e l’arrivo di Al Franken sembravano un tonico per l’Amministrazione, ma gli esponenti più moderati del caucus hanno subito precisato come il loro voto, anche nelle questioni procedurali, non sia garantito. Nei primi sei mesi di attività la Casa Bianca non ha mai ricevuto il sostegno di una parte signific
ativa dei Congressmen del Gop, con l’eccezione delle due senatrici del Maine, Snowe e Collins, eredi di una tradizione politica, l’Eisenhower o Rockefeller Republicanism, pressoché estinta a destra da ormai 20 anni. Il gruppo democratico del Senato è diventato così l’avversario principale per le riforme progressiste proposte da Obama in campagna elettorale, l’introduzione di una tutela universale della salute e la riduzione delle emissioni carboniche, che dovrebbero rappresentare il Change tanto reclamizzato dal podio dei comizi. Proposte di legge che però sono state accolte con molta freddezza da una parte dei senatori democratici, che grazie alle particolari regole di funzionamento reclamano il loro ruolo fondamentale di legislatori
DIVISIONE INTERNA – L’Era Bush appare lontana un secolo, se si osservano le dinamiche della Trifecta democratica – Trifecta significa controllo di Casa Bianca e Congresso da parte di un solo partito. All’epoca di W, grazie anche al clima post 11 settembre che incrementava de facto i poteri dell’Amministrazione, i gruppi repubblicani di Camera e Senato marciavano compatti dietro le indicazioni del presidente, con il sostegno, saltuario ma spesso utile, di esponenti moderati dei Democratici, particolarmente concentrati nei distretti congressuali o negli Stati vinti dal Gop alle presidenziali. Grazie a questa condizione politica, l’agenda presidenziale promessa in campagna elettorale aveva avuto una rapida traduzione legislativa, come nel caso del maxi taglio fiscale oppure per le misure di sicurezza nazionale. Il mancato sostegno della parte più conservatric
e dei democratici e i non pochi dubbi serpeggianti tra i repubblicani avevano invece fermato il grande obiettivo del Gop, la privatizzazione del sistema pensionistico. Obama si trova invece in una situazione molto meno favorevole nei rapporti con il Congresso, l’unico potere legislativo nell’ordinamento costituzionale statunitense. Anni di critiche al debordante ruolo dell’esecutivo hanno ripristinato la sacralità dell’ostruzionismo al Senato, un meccanismo procedurale che permette il voto solo se i 3/5 dei membri della Camera Alta sono favorevoli all’esame. Caduto parzialmente in disuso tra il 2002 e il 2006, il filibustering è stato subito rivendicato dai repubblicani, che non hanno subito significativi cedimenti nella loro opposizione frontale alla nuova Amministrazione. Il più significativo cambio di paradigma rispetto alla precedente trifecta è la mancata capacità di attrarre i voti dei senatori e deputati dell’opposizione rappresentanti di Stati vinti da Obama. I senatori repubblicani di Florida, Ohio, New Hampshire, North Carolina, Indiana, Iowa e Nevada , con la ormai consueta eccezione del duo rosa del Maine, si sono opposti compattamente alle iniziative più importanti della Casa Bianca, e con ogni probabilità avverseranno la riforma sanitaria e le riduzioni delle emissioni serra. Una situazione ancora più ingarbugliata, dato che i senatori democratici espressione di Stati di orientamento repubblicano hanno più volte raffreddato i progetti di legge dell’Amministrazione, come successo per il pacchetto di stimolo economico. Dagli investimenti per il trasporto pubblico alle spese per l’educazione, la frazione moderata del Caucus si è mostrata molto scettica rispetto ad un’agenda liberal pensata più per l’elettorato metropolitano che per l’anima rurale ancora decisiva al Senato. Il tentativo di Evan Bayh di ricreare anche alla Camera Alta la coalizione dei Blue Dog, il gruppo, o corrente per dirla all’italiana, conservatore della House, non è andato a buon fine, ma il centrismo indefesso di Ben Nelson o Mary Landrieu occupa molte notti di Rahm Emanuel, il braccio destro di Obama, delegato principale per i rapporti con il legislativo.




















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