I CONTI PUBBLICI – La strategia di non fare nulla, che in Conferenza stampa è stata definita virtuosa, è opposta alla considerazioni fatte nel Dpef. Questa brillante strategia di nascondere la testa sotto la sabbia di fronte ai problemi cronici dell’economia italiana, limitandosi a “concentrare e riallocare le poste all’interno del bilancio” senza fare riforme strutturali, anzi negandone la necessità nelle dichiarazioni è con
traddittoria allo scrivere che senza di esse l’Italia non riuscirà a rimanere sugli obiettivi di convergenza. Controlliamo gli effetti della geniale trovata sui conti pubblici: ci sono alcune conferme ma anche qualche sorpresa, leggendo la Tav. III.6 (quella sui Conti pubblici). La conferma: per la prima volta nella storia, non esiste una manovra finanziaria che incide sui saldi di bilancio. La risposta a quell’analisi impietosa, alle prospettive di effetti permanenti della crisi economica sull’economia italiana e sui conti pubblici è NON FARE NIENTE. Ma in quella tabella ci sono anche delle “stranezze”.
I NUMERI CURIOSI – La prima è la riduzione del Pil nominale 2009 un po’ bassa rispetto alla Ruef di aprile 2009 e al PdS di febbraio. Tra il Pds di febbraio (previsione riduzione Pil reale a -2%) e Ruef (previsione riduzione Pil reale a -4,2%) il Pil nominale stimato crolla di 34 miliardi di euro. Nel Dpef (previsione riduzione Pil reale a -5,2%) ci si aspetterebbe un altro forte calo del Pil nominale, diciamo poco meno della metà. Invece il Pil nomianale si riduce di appena 8 miliardi di euro. Un “giochetto” che sembra fatto apposta per sovrastimare le entrate tributarie, e quindi rendere più “dolce” il già pesantissimo peggioramento del saldo di bilancio. La seconda è la sostanziale stasi della voce “salari e stipendi della PA”. Significa o che si prevede una consistente riduzione di personale (capito, precari?) oppure di non aumentare gli stipendi per i prossimi 3 anni, neppure del livello dell’inflazione (Bonanni è d’accordo? Ma lo legge il Dpef?). La terza è l’aumento della voce “acquisto di beni e servizi”, rispetto a quanto indicato nel bilancio programmatico del Dpef di un anno fa. Potrebbero aver agito gli stabilizzatori automatici (ma il Dpef afferma che essi sono stati lasciati agire soprattutto sul versante delle entrate), ma certo la differenza è notevole. O forse, in realtà è molto difficile modificare la traiettoria inerziale dei meccanismi di spesa. Per metterli sotto controllo servono decisi interventi, quindi c’è il rischio o di ulteriori squilibri del bilancio dello Stato o di un taglio consistente di alcune voci di spesa corrente nel prossimo futuro.
LE PENSIONI – In compenso, si vede chiaramente il peso sempre crescente delle pensioni tra le voci di bilancio. Sembrano inarrestabili, e rendono quindi più sconcertante l’assenza della previsione di una riforma a breve. Sembra di vedere Tremonti e Berlusconi ridacchiare e darsi di gomito mentre scrivono, a pag. 29 questa beffarda frase: “Va ricercato un confronto per individuare possibili percorsi di contenimento della spesa pensioni, ritenuto necessario e non rinviabile, quale intervento di prospettiva, da molte Organismi internazionali”. Ma chi scrive queste cose si vergogna, almeno un pochino? Mentre la spesa per pensioni passa da 223,4 miliardi nel
2008 a 266,1 nel 2103 nel 2009 (+43 miliardi di euro) resta quasi immobile quella per le altre prestazioni sociali. E vengono ridotti dal 2010 gli investimenti (gli interventi strutturali). Ma che razza di futuro immagina per l’Italia che ha i problemi scritti nel Dpef il governo che quel documento lo ha scritto e presentato al Parlamento?
LA FINE DEL DPEF – Tremonti lo ha ripetuto più volte: questo sarà l’ultimo Dpef. E’ uno strumento che non gli è mai piaciuto. Perchè costringe chi lo scrive a mettere nero su bianco come sta l’Italia e cosa si pensa di fare per risolvere i suoi problemi. E questo è ben diverso dal fare dichiarazioni roboanti alla stampa. Bisogna mettere in fila i numeri, e questo consente a chiunque ne abbia voglia di valutare la credibilità di un uomo di governo, la sua capacità di capire i problemi, la sua capacità di affrontarli. Da questo punto di vista, questo Dpef è perfetto. Certifica che il nostro uomo ha abbastanza chiari i mali dell’Italia, sa anche cosa si potrebbe fare per risolverli ma sceglie di non fare nulla. Per quale motivo, andrebbe chiesto a lui. Certo, così com’è il Dpef è uno strumento che non serve a molto. Ma, come si era detto qui qualche anno fa, “la soluzione non è di limitarlo a una o poche tabelle, né di abolirlo o rinviarlo a settembre. Va piuttosto ripensato alla luce delle mutate esigenze nel governo dei flussi di finanza pubblica“. E, ci permettiamo di aggiungere, far governare l’economia italiana a una persona seria. Anche di destra, ma seria.



“Se questo è il suo pensiero, quando Tremonti dice alla stampa che noi siamo messi meglio degli altri, mente sapendo di mentire”
Non direi. Semplicemente , noi andiamo male, ma gli altri stanno andando persino peggio di noi.
Riguardo a pensioni e P.A. il DPEF è timido , ma chiaro. La colpa di Tremonti, come di Berlusconi, è di non utilizzare l’ampia maggioranza di cui godono per mettere le cose in chiaro: il sistema pensionistico italiano è una truffa degna di Madoff e lo è dalla riforma degli anni ’70, solo che adesso sono finiti i polli e quindi salterà da un momento all’altro; la PA va ridotta, ma visto che non si può licenziare, a pagare saranno i precari. L’alternativa ci sarebbe, ma l’articolo 18 è diventato ormai un feticcio da tribù della Nuova Guinea.
Mi immagino però lo starnazzare scandalizzato del resto del Parlamento, se qualcuno avesse il coraggio di dire queste cose in Aula. Tremonti, diventato politico, non vuole una guerra e quindi si limita ad accennare le questioni spinose, come ogni politico farebbe: meglio essere ipocriti che perdere consensi. Il vero discrimine sarà se prima o poi si passerà all’azione; se non lo farà, passerà alla storia come l’ennesimo macchinista del nostro stato assistenziale.
@Falkenberg.
Se hai letto il Dpef come me, sai bene che è pieno di analisi impietose sullo stato dell’economia italiana e sulle sue prospettive.
E’ normale- data l’analisi – non far nulla, e soprattutto dire alla stampa che “non c’è bisogno di fare altro, “che tutot va bene”, quando poi scrivi frasi come quelle di pag.36?
Riguardo all’essere messi meglio, se si leggono le previsioni sul quadro macroeconomico mondiale, nonstante sia abbastanza evidente che le previsioni per l’Italia sono un po’ “ottimistiche” (sempre seguendo le considerazioni del Dpef) si prevede un tasso di crescita più alto rispetto al nostro sia per la Ue che per il complesso dei paesi industrializzati. Siamo sicuri di essere messi meglio degli altri?
Sulle pensioni. Un governo di fronte ad una crisi del genere promette (e regala) lacrime e sangue. Per il bene del paese.
Perderà le elzioni, ma farà un servigio al paese (vedi Churchill). Certo paragonare Tremonti e berlusconi a statisti del genere (che pure sbagliarono, tutti sbagliano) è improponibile.
Ma se l’Italia affonderà la scusa che il parlamento e l’opposizione stranazzano di fronte ad eventuali provvedimenti forti del governo sinceramente non regge. Sono sicuro che ne convieni anche tu.
Ah, il tempo di passare all’azione è già scaduto. E non lo dico io, ora lo dice lui con il suo Dpef. Si muova. O aspetta che l’opposizione diventi più forte e le scadenze elettorali si facciano più vicine?
Se non ora, quando?
Ciao!
C.
Ciao
ma nell’aria aleggia una patrimoniale? ho sentito di persone che hanno incassato soldi in meno dai buoni postali, e inoltre che Tremonti voglia mettere le mani sulla cassa depositi e prestiti.
Sapete qualcosa al riguardo?
Carlino, ma mica ti starà sulle scatole Giulietto? Guarda che s’era capito
Carlino il comico legge con troppo impegno i soloni della Repubblica, che di cazzate ne dicono tante.
Ma poi, ammesso che una parte del Parlamento” starnazzi” pr eventuali misure impopolari , questo è un governo che gode di un consenso e di numeri senza precedenti perlomeno nella storia recente. Berlusconi ha trovato il modo di approvare anche leggi impopolari, quando ne aveva la convenzienza, e non può nel caso ” forzare ” la situazione per leggi che fossero pure impopolari ma se non altro utili a qualcuno i più di lui o quattro persone? Berlusconi e i suoi giornali hanno strombazzato con energia il gran consenso e i numeri eccezionali del governo Berlusconi, ma questi numeri diventano un’aggravante quando non si usa questa forza per il bene del paese.
@Roberto:
Non mi risulta che un provvedimento del genere sia allo studio. certo, s ela situazione dei conti pubblici dovesse peggiorare, l’esperienza (1992) insegna che tutto può succedere
@Leo:
No, Leo, come sai io sono un “bonaccione” e personalmente voglio bene a tutti. Non accetto però che si facciano mistificazioni sulla pelle di tutti noi, e che soprattutto chi ha delle responsabilità di governo (a qualsiasi livello) non s ele prenda, per il bene di tutti.
Tra l’altro, sono arciconvinto che un azione riformatrice del governo berlusconi, condita con le indubbie capacità comunicatvie dei “nostri eroi” alla fine potrebbe essere pure pagante da un punto di vista elettorale. A meno che il problema non sia che la “solidissima” maggioranza non sia tanto solida. Ma a quel punto: la parola al popolo sovrano, no?
@ambrogio brambilla:
Eh, sa, mi tocca per lavoro. Quindi farlo anche per diletto diventa quasi piacevole…^_^
@Mj:
Esattamente quello che volevo dire anch’io.
Grazie!
C.
cercare sul vocabolario la voce Cazzaro oppure
http://www.bruttastoria.it/dictionary/Cazzaro.html
Cazzaro : persona che dice cazzate,chi racconta abitualmente menzogne e si vanta di capacità e virtù che non possiede,o di possedere cose che non ha.