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Economiadi Carlo Cipiciani (Comicomix)
pubblicato il 20 luglio 2009 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

Non si finisce mai di imparare dal ministro dell’economia. Nel Documento di programmazione economica e finanziaria riesce anche a smentire se stesso, scrivendo un’analisi senza speranza e dettando una ricetta che fa paura: non fare nulla davanti a problemi giganteschi del paese

Per mesi il governo ha detto di esser stato l’unico ad aver previsto la crisi (si vede: per il 2009 il vecchio [[Dpef]] prevedeva un +0,9%, quello attuale un -5,2%!), ad aver già “sistemato” i conti pubblici. Il governo ha anche detto in questi mesi che l’Italia ne avrebbe risentito meno di altri e che sarebbe stata la prima a riprendBerlusconi malato Processo al Dpef: giù la maschera, Tremonti!ersi quando la congiuntura fosse tornata al bello. Per questo si sono fatti solo provvedimenti “tampone. Chi affermava il contrario era uno iettatore, una cassandra o peggio. Adesso a certificare il disastro dell’economia italiana e dei suoi conti pubblici è proprio il Dpef.

LO SCENARIO MACROECONOMICO – L’analisi della situazione economica è impietosa. A pag.5 si avverte che “nei paesi più sviluppati la ripresa potrebbe essere disomogenea in relazione al diverso grado di esposizione alle cause strutturali della crisi. Resta da verificare se la ripresa anticipata dei paesi asiatici emergenti possa agire da volano per le aree più avanzate. Rimangono inoltre dubbi sulla solidità complessiva della ripresa ciclica mondiale, soprattutto in considerazione del probabile graduale venir meno dello stimolo fiscale e monetario”. Quindi, dice [[Tremonti]], la ripresa sarà lenta, non sarà generalizzata, riguarderà più i paesi asiatici che gli altri. E non è scontato che sarà duratura, anzi ci sono rischi notevoli di una ripresa lenta e a singhiozzo. Il Dpef prevede infatti un aumento del commercio mondiale solo a partire dal 2011 e attorno al 5% annuo, quindi molto più lento del passato (prima della crisi era attorno al 9% annuo). E i paesi industrializzati, cioè noi e i nostri principali “clienti” cresceranno molto meno di prima. E l’Italia come è messa?

LE PROSPETTIVE DELL’ITALIA – Continuiamo a leggere il documento di Tremonti: “In Italia l’attività produttiva, caratterizzata congiuntamente da forte propensione all’esportazione e da peso rilevante dell’industria manifatturiera sul valore aggiunto, ha particolarmente risentito del crollo degli scambi internazionali e della forte riduzione degli investimenti”. Ma come, non eravamo quelli messi meglio? Non proprio: nel 2008, anno in cui il commercio mondiale segnava comunque un +2,5%, le nostre esportazioni erano già a -3,7%. E in futuro, se il commercio mondiale crescerà a livelli molto meno intensi di prima (parola di Tremonti), come fa il Dpef  a prevedere una ripresa della crescita del Pil italiano al 2% annuo dal 2011, se prima della crisi (quando il mondo cresceva del 9% annuo), l’Italia ristagnava allo 0,5% medio? Tremonti forse pensa ad una robusta ripresa della domanda interna. Ma non sembra, parola di Dpef: “i consumi risentiranno della caduta dell’occupazione” (ma allora i dati Istat sull’occupazione sono affidabili, ministro?). E per gli investimenti, Tremonti (Tav. III.5, pag. 27) stima l’importo del provvedimento di detassazione degli utili attorno allo 0,1% di Pil. Cioè niente, a meno di non pensare ad un effetto moltiplicatore keynesiano mai visto al mondo. E tenendo conto, è sempre il Dpef a parlare che “la riduzione degli investimenti è connessa ai bassi livelli di utilizzo della capacità produttiva, all’inasprimento delle condizioni del credito bancario e al calo della profittabilità delle imprese”. La previsione di aumento degli investimenti per il 2011 è molto otti2006%2003%20conti%20pubblici Processo al Dpef: giù la maschera, Tremonti!mistica.

LE BUGIE DI TREMONTI – Non ci sono prospettive incoraggianti nell’analisi di Tremonti, e la previsione di crescita alta a partire dal 2011 è pure contraddetta dall’analisi del Dpef. Coincide con le molte analisi delle cassandre di questi ultimi mesi. Come si concili con le dichiarazioni superottimistiche del Ministro è un mistero. Ma c’è di peggio. Leggiamo cosa dice Tremonti a pag.36: “I risultati mettono in evidenza come la crisi stia dispiegando effetti di natura permanente, prevalentemente imputabili alla riduzione del tasso di crescita del PIL potenziale, sia sulle entrate, attraverso il deterioramento delle basi imponibili, sia sulla spesa primaria, peggiorando il saldo primario al di là di quanto ci si potrebbe attendere se si considerasse unicamente l’effetto degli stabilizzatori automatici”. Se questo è il suo pensiero, quando Tremonti dice alla stampa che noi siamo messi meglio degli altri, mente sapendo di mentire. Come fa a dire, visto ciò che scrive, che l’Italia non ha bisogno di riforme strutturali, che basta aspettare che passi la crisi e poi il paese ripartirà? Nel “suo” Dpef scrive: “Il ritorno a un sentiero di convergenza verso l’obiettivo di medio termine  della politica di bilancio richiederà l’adozione di ulteriori interventi di risanamento fiscale. Come il ministro possa giustificare la distanza tra questo Dpef e le sue dichiarazioni di stampa è un suo problema. Il fatto che non si decida a invertire la rotta, in un modo o nell’altro, è un problema di tutti gli italiani.

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