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pubblicato il 20 luglio 2009 alle 15:30 dallo stesso autore - torna alla home

Di Pietro è indignato per la mancata candidatura di Grillo alla Segreteria del Pd. Attacca gli alleati accusandoli di non essere popolari e democratici per aver escluso il comico perché critico nei loro confronti. Dia adesso lui l’esempio di democrazia e partecipazione…

Antonio Di Pietro condanna il Partito Democratico per aver respinto la candidatura di Beppe Grillo alla segreteria del principale partito di opposizione: “Quel che più deprime e deve deprimere il mondo della rete, la società civile è la motivazione addotta. La motivazione è “fa parte di un movimento che ci ha criticato”. Grillo quindi non viene far fuori in quanto Grillo, ma in quanto rappresentante di una moltitudine di persone”, dice oggi indignato l’ex magistrato. E aggiunge: “C’è un movimento che nel momento in cui si vuol di%20pietro%20toga thumb Grillo candidato alla Presidenza dell’Idv? mettere in gioco e vuole confrontarsi e vuole far sentire la propria voce vede i suoi rappresentanti esclusi”. Sarebbe uno scandalo, quindi, fa sapere Di Pietro, che un partito che si dice popolare, aperto a chi più vuole interloquire resti chiuso in se stesso e nella propria nomenclatura.

LA NORMA IGNORATA – Ma sembra che il Presidente dell’Idv prima sollevi un falso allarme, poi, come se non bastasse, ometta di fare alcune precisazioni. Innanzitutto il suo amico Grillo in questi giorni vede sfumare la sua chance di concorrere alla segreteria del Pd non perché vittima di una congiura, ma per via di una norma (articolo 9 dello statuto del Pd, comma 3) che, a dire il vero, non ha proprio nulla di illiberale. Ecco cosa si legge: “Possono essere candidati e sottoscrivere le candidature a Segretario nazionale e componente dell’Assemblea nazionale solo gli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti nella relativa Anagrafe solo gli iscritti in regola con i requisiti di iscrizione presenti nella relativa Anagrafe alla data nella quale viene deliberata la convocazione delle elezioni”. Sembra che Beppe a proporsi come successore di Franceschini, ci abbia pensato davvero troppo tardi e male e che non ci sia bisogno di nessun complotto per fermarlo: il comico ha la residenza in Liguria. Oramai è andata. Ed anche Andrea Forgione, il segretario del Pd di Paternopoli che ha da poco tesserato Grillo, come qualche giorno prima avevano fatto in Sardegna, nel suo intervento di sei minuti e mezzo fa attenzione a non fare nessun riferimento alla norma dello statuto che vieta a Grillo, ma a chiunque altro di tesserarsi oggi e candidarsi alla guida del partito, indipendentemente dal volere del D’Alema, del Bersani e del Franceschini di turno.

ANTI-DEMOCRATICI CHI? - E c’è di più. Tonino, sempre così ligio al rispetto delle regole, evita di soffermarsi su un altro punto. Evita di precisare che meccanismi elettivi così trasparenti e democratici per la scelta del segretario, dei componenti dell’Assemblea Nazionale, o comunque di tutti i principali organi di partito, presenti nel Pd, risultano del tutto assenti in casa sua. “La Presidenza nazionale del partito spetta al Presidente dell’Associazione. In caso di rinuncia, il Presidente del partito viene nominato dall’Esecutivo Nazionale a maggioranza assoluta dei componenti” è quel poco che si legge in termini di elezione del presidente del partito nello statuto dell’Italia dei Valori. E son parole, quelle dello statuto Idv, che avvicinano molto i criteri di elezione del proprio leader a quello del Popolo della Libertà berlusconiano, per il quale il Cavaliere, sullo stile dei precedenti congressi di Forza italia, è stato eletto Presidente a fine marzo per acclamazione da una platea festante. Nessuna alternativa, nessuna opposizione interna, nessuna voce critica nei confronti beppe grillo Grillo candidato alla Presidenza dell’Idv? del capo. Idv e Pdl: due facce della stessa medaglia, il personalismo.

VOGLIA DI PARTECIPARE – Perché, dunque, Beppe non prova oggi a scalare l’organigramma dell’Idv per diventarne Presidente? Se è così ignobile, come dice Di Pietro, che un partito che si dice popolare ostacoli le ambizioni di un rappresentante del popolo, di un movimento di massa, perché allora non invitare l’amico Beppe a sfidarlo ad un congresso con regolari elezioni? Il connubio tra Italia dei Valori e Beppe Grillo, in fondo, stabilitosi fin dai tempi della raccolta firme per i referendum, negli ultimi tempi è andato consolidandosi sempre più, come se ci fosse un’unica cabina di regia. Sia per grillini, sia per i dipietristi, infatti, come per magìa, i quesiti referendari son diventati da una necessità per la salvezza della democrazia in Italia ad un pericolo di deriva autoritaria del partito berlusconiano. E già in vista delle ultime politiche, 15 mesi fa, si inveiva all’unisono contro il parlamento dei condannati, contro la candidatura dei cittadini condannati penalmente con sentenza definitiva. L’apice del feeling è stato poi raggiunto durante l’ultima campagna elettorale per le Europee: si è arrivati al punto di confondere (e non è uno scherzo) il blog di Grillo con quello di Antonio Di Pietro, e non solo perché dietro c’è la stessa società editrice (la Casaleggio). I contenuti erano gli stessi, i filmati, i post, le battaglie, le posizioni assunte su ogni tema che spuntava fuori del dibattito politico italiano, erano anima e corpo. Sonia Alfano, Luigi De Magistris, Carlo Vulpio e tutti gli altri candidati tra le fila del partito dell’ex magistrato si sono sentiti di casa sul primo blog del Bel Paese, hanno trovato una vetrina preziosa dove proporsi e, visti i risultati, probabilmente anche efficace. Una spinta propagandistica da non sottovalutare: siamo nell’era in cui i candidati alla Presidenza degli Stati Uniti vincono anche grazie al web. Se è vero che la rete ha dato man forte ad Obama per conquistare gli Stati in bilico oltreoceano, sarà vero anche che ha aiutato Di Pietro a passare dal 2 all’8% in tre anni e a conquistare ampio spazio tra l’elettorato più giovane. Beppe non si sentirebbe, quindi, affatto in trasferta. Sarebbe anche più logico che il salto di qualità dal movimentismo alla politica il popolo che fu del V-Day lo faccia attraverso la propria forza politica di riferimento. Di Pietro il movimento lo descrive così: “Sente che la politica non è da la parte dei cittadini e sente di non voler stare alla finestra a guardare, né rassegnarsi, né limitarsi alla polemica. Vuole partecipare, è un popolo che c’è, che nelle elezioni territoriali, comunali, provinciali addirittura, già partecipa alle competizioni proponendosi in modo democratico”. Adesso gli dia lui la possibilità di realizzare il desiderio di entrare in politica in prima persona: Beppe Grillo Presidente dell’Idv!

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