Una montagna di liquidità ha invaso i mercati, spinta soprattutto dalla Federal Reserve e dalla Bank of England, la BoE per contrastare la crisi economica. Ma è utile immettere moneta nelle tasche di chi non vuole spenderla? Se guardiamo oltremanica, sembra proprio di no. E Londra è molto vicina all’Europa
La scorsa settimana c’è stata una piccola delusione sui mercati finanziari: la Banca d’Inghilterra era attesa rinforzare il suo quantitative easing (politica monetaria ultra-espansiva) tirando il tasso di riferimento dallo 0,5% allo 0,25% (detto fra noi, ma cosa cambia?) ed incrementando il target degli interventi sul mercato (acquisto diretto di titoli, nei fatti creando moneta) da 125 ad almeno 150 miliardi di st
erline. E invece non se n’è fatto di nulla. Anzi, la velocità di creazione di sterline è rallentata, probabilmente per cerca di non esaurire lo spazio di intervento attuale prima di agosto, quando verrà diffuso l’Inflation Report, una analisi molto ampia sull’economia che va ben oltre le semplici attese di inflazione.
LA POLITICA ESPANSIVA DELLA BoE – La situazione è in verità un po’ strana, ed ormai il consensus sul mercato si è spaccato in due tra chi si aspetta un ulteriore allentamento monetario a dicembre e chi già vede la fine del quantitative easing a causa di incipienti pressioni inflazionistiche. Ma c’è chi si spinge oltre come gli analisti Barr e Monks di JP Morgan, che da una parte vedono logici rischi di [[inflazione]] all’orizzonte e dall’altra rilevano una sostanziale delusione riguardo gli effetti della politica monetaria ultra-espansiva; i due analisti affermano infatti che date le manovre realizzate dalla BoE “è difficile dire che [le famiglie] non abbiano liquidità sufficiente per spendere, se decidessero di farlo” e che “l’idea che non ci sia abbastanza denaro per sostenere l’espansione della spesa nominale deve essere giudicata con sospetto”. In sostanza, in una analisi costi-benefici della politica della BoE, il rischio dei primi può solo salire mentre i secondi non arrivano, quindi sarebbe il caso di fermarsi. È ben possibile che la stessa BoE condivida queste perplessità e preferisca non impegnarsi in ulteriori sciacquoni di liquidità a meno che in questo mese non cambino i pesi sulla bilancina. In fondo la BCE si è spesso mossa con i piedi di piombo, ed in realtà i comportamenti anomali sono stati quelli sfrontati di Federal Reserve e, finora, BoE.
LA BREVE VITA DELLA “SPINTA” MONETARIA – Ma a noi, che ragioniamo in euro e non in sterline, interessa quel che fa la BoE? Io credo ci debba interessare un pochino, e non tanto perché la Gran Bretagna è sempre una economia rilevante a livello internazionale, ma un po’ perché è fisicamente addossata alla UE e soprattutto perché tra le economie europee è quella con il ciclo economico più legato a quello USA, in avvicinamento a quello continentale: la Gran Bretagna è un indicatore, insieme agli USA, di cioè che entro un anno accadrà in Europa (e questa crisi lo ha mostrato bene). Quello che ci dice la BoE è che la spinta monetaria non solo non è infinita, ma nemmeno può avere una vita molto lunga, ed inoltre i risultati non sono necessariamente rilevanti, sempre che arrivino. E questo è un monito che ripeto volentieri a tutti coloro che credono nello stimolo statale infinito all’economia, alle forzature della crescita, e trascurano la profonda natura reale dell’attuale congiuntura.




So che ora mi dirai che sono troppo gentile, ma questo pezzo è (as usual) di grande spessore. Tra l’altro, mi ha fatto ricordare che in una discussione di qualche mese fa, in cui io paventavo il rischio della deflazione, tu mi dicesti che – anche se tutto poteva accadere – bisogna semmai “fare attenzione” alle possibili tensioni inflazionistiche.
Ed ora – pur in presenza di una crisi ancora tutta da superare – queste tensioni si cominciano a vedere in modo molto più chiaro.
A proposito: Oggi un tizio come Roubini (scusate se è poco) dice più o meno – da una prospettiva certamente diversa – cose analoghe a quelle che leggevamo qui su G. (da vari autori, Leo in primis) qualche mese fa. Senza montarci troppo la testa, scusate se è poco.
Un sorriso analizzante
C.
Troppissimo buono.
Se hai qualche link a quelle affermazioni di Roubini, sarebbero interessanti. Già ho visto che è appena uscito un libro di Bruni (se non sbaglio) e un rapporto BRI che dicono cose che già sostenevamo minimo un anno e mezzo fa io e LibertyFirst (a parte pochi altri)…
Certo che Gregorj potrebbe anche offrire una cena a tutta la redazione di economia, almeno ci si vede…
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Sottoscrivo al 100 per cento. La BRI si sgola da anni sui punti che sono stati affrontati qui, ma in pochi hanno ascoltato, sino al disastro.
Da un punto di vista più tecnico, aspetto il momento in cui qualcuno realizzerà le boiate che spara Krugman, visto che si sta avverando quello che sostengono le sue bestie nere accademiche: l’aumento del risparmio è una classica previsione della nuova macroeconomia neoclassica, ma guai a parlarne.
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PPPPPPPUM!
QE della BoE da 125 a 175!!!! Altro che exit strategy! Ma dove andremo?
p.s.: ho trovato il PCE deflator della Fed, diciamo l’indice dei prezzi del Personal Consumption Expenditure… spesa per consumo personale. Sarà pure un sottoprodotto del PCI (price consumption index, indice dei prezzi al consumo), ma la sua crescita non è mai andata in negativo (tranne forse luglio), quindi c’è un paniere di prezzi dei consumatori che non è mai sceso. E saremmo in deflazione?
Chi ne sa di più per favore intervenga.
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