Le parole sono importanti: il lavoro del reporter è pieno di rischi e di insidie, e quello del vaticanista, oggigiorno, non è certo da meno.
Apriamo la rubrica di questa settimana con un doveroso omaggio a Roberto Balducci, ex vaticanista del Tg3, rimosso dal suo incarico per via di una frase considerata irrispettosa nei confronti del Santo Padre. Al termine di un innocuo servizio sulle vacanze del Papa, Balducci descriveva due gatti che Ratzinger avrebbe trovato nella sua residenza estiva, e sventuratamente aggiungeva “che gli strapperanno un sorriso, almeno quanto i proverbiali quattro gatti, forse un po’ di più, che hanno ancora il coraggio e la pazienza di ascoltare le sue parole”. Immediate le reazioni: non dal Vaticano, naturalmente, che in questi casi non ha nemmeno bisogno di palesarsi, ma dalla Vigilanza Rai nella persona di Giorgio Merlo (Pd), che ha immediatamente condannato la “deriva anticlericale” della testata. Il direttore Di Bella ha subito ribadito il grande rispetto del Tg3 per la Chiesa, mentre il povero Balducci si è detto dispiaciuto, si è rimesso alla valutazione del direttore e ha spiegato che non voleva assolutamente fare dell’ironia. La sua, a quanto pare, era invece un tentativo di lusinga, presumibilmente basata sul contrasto tra “quattro gatti” e le immagini della piazza piena. Ed è per questo che siamo qui ad omaggiarlo: onore a Balducci, primo giornalista a perdere il lavoro per una leccata di culo mal riuscita.
UGUALI PROPRIO - Da ricordare: la prima pagina di Libero di sabato scorso, col titolone “Obama come Silvio” e l’occhiello “Così fan tutti” sull’ormai nota immagine di Barack Obama che sembra voltarsi per dare un’occhiata al fondoschiena di una giovane pulzella. La cosa è ridicola sotto talmente tanti aspetti che non si sa da dove iniziare, ma proviamo ad elencare i primi che vengono in mente: l’esistenza di un video che “scagiona”
Obama; l’idea che guardare un culo ti renda simile ad un organizzatore di festini; il concetto stesso di “così fan tutti”; il dedicare una prima pagina ad una cosa del genere; il perdere altro tempo sull’argomento.
IL SUPERSTITE - Sul Corriere, piccolo gioiello firmato da Emilia Costantini: “Alla domanda se in «Moonshot – L’ uomo sulla luna» abbia trovato una ricostruzione fedele dei fatti, Buzz Aldrin, 79 anni, l’ ultimo astronauta sopravvissuto della missione Apollo 11, risponde con un secco «No!»”. L’ultimo sopravvissuto. Secondo la Costantini, apparentemente, Neil Armstrong non è più tra noi, e tantomeno Michael Collins. La sua convinzione è perfino confermata in seguito, quando definisce Aldrin “il superstite”. A volte ci si lamenta dei giornalisti che copiano da Wikipedia, ma in certi casi forse un’occhiatina sarebbe conveniente dargliela.
LA DIFFICILE ARTE DEL TITOLISTA - E per continuare a fare le pulci al Corriere, forse sarebbe il caso di scegliere con più cura le parole quando si trattano certi argomenti. Un articolo sul film “You Don’t Know Jack”, in cui Al Pacino interpreterà Jack Kevorkian, il medico americano che tra il 1999 e il 2007 aiutò illegalmente a morire più di 130 pazienti, ha un sottotitolo che lascia poco spazio alle opinioni e al dibattito: “Il divo fa discutere: sarà in tv il medico che uccise 130 malati”. E forse, a pensarci bene, anche “Stacca la spina alla moglie dopo la liposuzione” non era esattamente chiarissimo. Ma in fondo è giusto così, bisogna chiamare le cose con il loro nome, pane al pane e vino al vino. Come ha fatto, per esempio, l’Adnkronos, parlando del ragazzo morto durante la corsa dei tori a Pamplona: “S’ignora l’identità della vittima, mentre il toro assassino è stato identificato come ‘Capuchino’”. Resta da capire se lo si può accusare di omicidio volontario.























continuo ad avere molte perplessità sulla questione del vaticanista del Tg3. La frase è una battutina nemmeno troppo spiritosa e pure falsa nel merito – che ci sia tanta gente che di solito ascolta il papa, se non altro eprché è il papa, è un fatto – ma soprattutto, è gratuita nel contesto. Insomma, a rimuoverlo hanno fatto bene a mio parere, considerando che era la Rai e la situazione specifica.
“Stacca la spina alla moglie dopo la liposuzione”
eh, se la liposuzione era riuscita male, cos’altro gli rimaneva da fare, poveretto?
Forse l’aspetto più ridicolo della frase “Obama come Silvio” sta nell’evidente differenza dal punti vista estetico e delle condizioni fisiche.
Nonostante i ripetuti interventi di chirurgia estetica Berlusconi rimane un settantenne piuttosto malconcio mentre come dice Galatea nel suo blog ci sono un buon numero di donne che troverebbero Obama un gran bel pezzo d’uomo anche se fosse un morto di fame.
Il titolo online è stato addirittura corretto, l’articolo apparso sulla versione cartacea faceva così:
Insomma, per il titolista l’operazione mal riuscita sulla moglie aveva devastato il fisico del marito.
Propongo la sottoscrizione “una licenza elementare per i titolisti del Corriere”. Perché anche loro hanno diritto all’istruzione.