Se questo è un Dpef: tutte le illusioni di Tremonti
16/07/2009 - Il governo ha approvato il Documento di programmazione economico-finanziaria. Dietro le trionfali dichiarazioni del ministro si nasconde un sostanziale immobilismo. Che difficilmente sarà utile all’Italia Berlusconi e Tremonti hanno presentato l’ultimo Dpef di questo governo. La frase di Tremonti, che
Il governo ha approvato il Documento di programmazione economico-finanziaria. Dietro le trionfali dichiarazioni del ministro si nasconde un sostanziale immobilismo. Che difficilmente sarà utile all’Italia
Berlusconi e Tremonti hanno presentato l’ultimo Dpef di questo governo. La frase di Tremonti, che si riferisce al processo di riforma della procedura di bilancio in discussione in parl
amento suona un po’iettatoria, visto lo stato comatoso dei conti pubblici e dell’economia italiana, analizzato in questi mesi da tutte le istituzioni economiche e finanziarie, internazionali e nostrane. Analisi bollate fino ma ieri dal governo come Astrologia e iettatura. Ma che il Dpef ha tranquillamente fatto proprie adesso. Continuando però a dire che la strada è giusta e che va tutto bene.
UN OGGETTO MISTERIOSO – Un po’ sconcertante. Il Dpef prima dell’avvento di Tremonti, che lo ha progressivamente svuotato di senso e di significato, rappresentava il caposaldo della manovra finanziaria dello Stato, il documento fondamentale della politica economica. Adesso è diventato un oggetto misterioso. Viene presentato sempre in ritardo (qui il link, fresco di pubblicazione). Viene svillaneggiato da chi ha la responsabilità di redigerlo. Su questo [[Dpef]] poi se ne sentono di tutti i colori. Il Presidente della Conferenza delle Regioni, Vasco Errani ha detto l’altro ieri dopo l’illustrazione di Tremonti: “Questo Dpef verrà approvato senza una discussione preventiva, tra l’altro con cifre che al momento neanche conosciamo e che credo non rappresentino neanche il sistema Paese”. Luigi Biggeri, presidente dell’Istat invece ieri lo ha definito “il migliore Dpef che io abbia mai letto. Peccato che sarà l’ultimo”. Il fatto che sia in scadenza di mandato e sotto minaccia di licenziamento è naturalmente casuale. Anche Giovanni Carosio di Banca d’Italia ne ha parlato bene.
LE CIFRE NOTE - Il rappresentante di [[Banca d’Italia]] approva “la strategia indicata, che viene sviluppata in due tempi: una prima parte destinata a fronteggiare la crisi e a tamponare gli effetti e una seconda volta a favorire lo sviluppo economico e il risanamento della finanza pubblica”. Il “licenziando” presidente dell’Istat motiva il suo giudizio: “Noto una profonda e accurata analisi economica”. Qualcuno dovrebbe spiegare al presidente Biggeri che il Dpef non è un documento di analisi, ma un documento di governo: dichiara al parlamento, quindi al paese, QUAL’E’ la sua situazione economica, CHE COSA il governo intende fare per affrontarla e COME, con quali strumenti. E allora vediamo questa strategia. Secondo il Dpef, il Pil crollerà nel 2009 (-5,2%) e inizierà a risalire (+0,5%) nel 2010. L’indebitamento sul Pil arriverà al 5,3% quest’anno e del 5% nel 2010. Dati terribili, mai visti da quando l’Italia ha iniziato il suo processo di convergenza economica e finanziaria verso valori più “europei”. Il debito pubblico, che nel 2008 si è attestato al 105,7%, salirà quest’anno di quasi dieci punti al 115,3%, toccherà il 118,2% nel 2010. Il ministro Tremonti però conferma gli obiettivi “di una convergenza verso il pareggio di bilancio strutturale e una graduale ma costante riduzione del rappo
rto debito/pil quando la ripresa si sarà consolidata”.
LA NOVITA’ E’ CHE NON CI SONO NOVITA’ – Per consentire allo Stato di reggere di fronte a queste cifre, ci si aspetterebbe una terapia da lacrime e sangue: provvedimenti “forti” sulle entrate (aumento della curva della progressività e/o interventi drastici per contrastare l’evasione fiscale), oppure un taglio deciso alle spese dello stato. Niente di tutto ciò. Tremonti promette che saranno confermate le risorse per “la sanità, l’assistenza, tutto quello che serve alla gente per vivere” e che “su pensioni, prestazioni e sicurezza non ci sono tagli”. E dice una frase, ripresa anche da Berlusconi in conferenza stampa: “La novità è che non ci sono novità”. Un bello slogan, che però significa che, di fronte alla crisi economica che ha colpito duramente le imprese, che ha portato a forti cali dell’occupazione in questi mesi, di fronte a conti pubblici in forte sofferenza, come dimostrano gli ultimi dati di Banca d’Italia sull’andamento di incassi e pagamenti dello Stato, e sui livelli record del debito pubblico, la scelta del governo è, sostanzialmente, quella di non fare nulla. Wait and see.
SE QUESTA E’ UNA STRATEGIA - La strategia dei due tempi lodata dal rappresentate di Banca d’Italia è spiegata nel comunicato stampa del Governo: la prima parte del Dpef “analizza gli effetti della crisi e gli interventi introdotti per il suo superamento” (cioè quanto fatto in passato). La seconda parte “riassume gli interventi e politiche settoriali, su cui si svilupperà l’attività governativa nel prossimo quadriennio”. Riguardo alla prima parte, il Dpef afferma che l’Italia ha stanziato contro la crisi, senza considerare gli interventi a favore del settore bancario, “risorse lorde pari a circa 27,3 miliardi per il quadriennio 2008-2011 (2,7 miliardi nel 2008, 11,4 nel 2009, 7,5 nel 2010 e 5,8 nel 2011), corrispondenti all’1,8 per cento del Pil”. Caspita: 27,3 miliardi di euro in 4 anni! Nientemeno che lo 0,44% del Pil italiano all’anno! Cioè, nulla. E soprattutto, come Tremonti ha sempre rivendicato, non sono soldi freschi, ma riprogrammazioni di fondi: tolgo a destra per dare a sinistra, tappo un buco aprendone un altro. Senza una riforma strutturale che è una, l’unico modo – vista la difficoltà di fare deficit spending – per far ripartire questo paese. E’ questa la strategia che piace a Giovanni Carosio di Banca d’Italia? A questa miseria si aggiungerebbero i 16 miliardi di finanziamenti alle infrastrutture, conte
nuti nell’allegato al Dpef. La storiella dei 16 miliardi per le infrastrutture è l’ennesimo gioco delle tre carte. Un film già visto diverse volte in questi mesi. Sempre i soliti fondi, che ora girano da una parte, ora tornano dall’altra. Il decreto abracadabra è diventato metodo di governo. Le mucche di Mussolini hanno fatto scuola.
SE QUESTO E’ UN DPEF- Anche il metodo lascia interdetti. Agli incontri con le parti sociali e con gli enti locali e regioni, il governo si sia presentato senza il testo del Dpef, anzi senza una tabella che è una. E il giorno dopo presenta il testo a [[Istat]] e Banca d’Italia. Perché, visto che le regioni e gli enti locali dovranno “partecipare” alla manovra, mentre Istat e Banca d’Itala sono solo spettatori? Lascia interdetti che pochi abbiano sottolineato questo sconcertante comportamento, che mostra un disprezzo per le parti sociali, trattate come clientes che si accontentano di qualche briciolina, come la detassazione ad personam per [[Emma Marcegaglia]]. Stupisce il disprezzo soprattutto per le autonomie locali e le regioni con le quali si vorrebbe “costruire il federalismo”. Presto ci sarà un’analisi più puntuale, cifra per cifra, del Dpef 2010-2014, l’ultimo di quello che fu un grande documento di programmazione, dove si leggevano le scelte di governo – chiare e nette – di uno come Carlo Azeglio Ciampi, che hanno portato l’Italia fuori dal baratro della crisi del 1992. Ora c’è la sensazione dell’ impotenza (o incapacità?) del governo a mettere quella marcia in più che servirebbe a preparare il paese all’uscita dalla crisi economica mondiale. Che per gli altri comincerà dal 2010. Per l’Italia, chissà. Forse ce lo spiegherà il prossimo Dpef di Tremonti.













mi concentrerei sulla questione del “risanamento”. Sono davvero curioso di sapere come lo otterrà, il signorino. Specialmente l’abbattimento della parte strutturale del debito pubblico.
Attendiamo le tabelle…
Non è inazione, è lungimiranza:).
Se le cose dovessero peggiorare, Tremonti dirà che hanno fatto poco perchè avevano previsto il peggioramento e non volevano aggravare la situazione. Se invece dovessero migliorare, direbbe che non ha fatto quasi niente perchè aspettavano la congiuntura in miglioramento. E comunque, va da sè, qualunque cosa dovesse succedere, lui l’avrà prevista.
( btw, leggo di interventi sulle pensioni)
non si parlava dell’innalzamento dell’età pensionabile delle donne nel pubblico a 61 anni?
1. “Non è inazione, è lungimiranza”. Quindi tutti gli altri (Usa, Cina, Francia, perfino la Germania), che non sono rimasti affatto inattivi, anzi hanno sfoderato tutto l’armamentario a loro disposizione, tutti miopi?
2. “Qualunque cosa dovesse succedere, lui l’avrà prevista”. Le previsioni valgono se si fanno e si esplicitano prima, non se si dichiarano dopo. A posteriori siamo tutti dei maghi.
Grano, forse dovevo mettere le virgolette a ” lungimiranza”, perchè volevo scherzare.
E sono d’accordo con te sulle previsioni che si dovrebbero esplicitare prima, ma Tremonti è il mago delle previsioni posteriori, vedi anche il suo dichiarare di avere ” previsto” la crisi in arrivo. La crisi, per la verità, è venuta da ovest e non da est, come prediceva lui, e non è venuta dal capitalismo arrembante post comunista come prediceva lui, ma da quello non meno arrembante dell’ovest, ma vogliamo togliergli la soddisfazione di dire ” io l’avevo detto” per piiiiicoli, insignificanti dettagli come questi?
( senza cotare che il buon Tremonti anni fa suggeriva di impegnare la casa per darsi allo spendere, cioè la ricetta che ha innescato la crisi. Ma ora dice che ” aveva previsto”)
“il Dpef non è un documento di analisi, ma un documento di governo: dichiara al parlamento, quindi al paese, QUAL’E’ la sua situazione economica, CHE COSA il governo intende fare per affrontarla e COME, con quali strumenti.”
forse per dire la situazione al momento del paese non serve un documento di analisi, ma per dire cosa si vuol fare qualcuno deve aver analizzato la situazione, se non altro perché le manovre e gli strumenti messi in campo dovrebbero avere una qualche attinenza con le cause della situazione attuale, se no è solo cabaret.
Poi non so, magari è il termine analisi che è ambiguo, tanto quanto le sue prime quattro lettere…
Che poi per “fronteggiare la crisi” venga messa in campo una miseria… Carlo, conosci bene le condizioni delle finanze italiane, e sai bene come si stanno profilando quelle estere (con conseguente riempimento del mercato)… Il Governo (qualunque Governo ci fosse stato) non può che FINGERE di fare qualcosa (e tu te ne accorgi bene, leggo) per fare REALMENTE qualcosa non è consentito se non al prezzo di un fallimento statale abbastanza immediato.
Che non è un modo per appoggiare Tremonti, il cielo mi scampi, ma solo un modo di dire che nemmeno potevamo aspettarci nulla, soprattutto da chi non ha una vera e coraggiosa impostazione liberista.
Un sorrisone analitico
Beh, veramente si poteva fare qualcosa, tipo non spendere
oltre 3 miliardi di euro per l’Alitalia…
Oppure si potevano evitare tagli di 41.000 persone nel settore
della scuola, eliminando cosi’ parecchie fonti di reddito e capacità
di spesa e di consumo in una fase cosi’ critica…..
Oppure una lotta incisiva all’evasione fiscale che invece
sta andando a picco (ma chi paga, visto che tanto un condono
arriva sempre??? Tre condoni in 6 anni di governo non
sono mica pochi…)
E comunque dire nel DPEF che ci sarà una caduta del PIL
del 5% quando fino a qualche mese fa il governo diceva -2% e tacciava chi diceva -5% con epiteti vari e ultimamente diceva che
bisognava chiudere loro la bocca……
Ma si sa l’importante è spararle grosse, confidando che le persone non si ricordino e che i mezzi di informazione non rinfaccino le cose…..
@Gregorj:
le sto guardando…^_^
@MJ:
Sì, come Andreotti, quando diceva che era meglio tirare a campare che tirare le cuoia…era poco prima del ’92!
@enrico:
La faranno per decreto, probabilmente
@Grano:
A prevedere il passato siamo tutti bravissimi, vero?
@Leo:
Ciao!
Volevo dire, in quel passaggio, esattamente quello che dici tu: IL Dpef fa un’analisi accuratissima della situazione (con mesi di ritardo rispetto al resto del mondo, e già questo non va mica tanto bene…)
Ma non è sufficiente: Dovrebbe essere ANCHE un documento che dice cosa si vuol fare a fronte dell’analisi. E la risposta è: nulla.
Un po’ pochino, anche al netto delle cautele tremontiane (giuste o sbagliate che siano) sul deficit spending.
Hai perfettamente ragione sul fatto che il governo non sa essere nè liberista nè socialdemocratico: è statalista e basta. Cioè, la cosa peggiore.
Un sorrisone analitico anche a te
@Leogan:
Giusto anche questo: un conto è la prudenza, un altro l’inazione. O le scelte sbagliate che poi ti costringono a non fare altro.
@tutti:
Chiedo scusa per la latitanza, ma sto anche io – nel mio piccolo – cominciando a fare il mio “personale” Dpef…^_^
Un sorriso economicomico
C.
Pingback: Processo al Dpef: giù la maschera, Tremonti! : Giornalettismo