Martyrs: il XXI secolo ha il suo Salò
15/07/2009 - La visione di Martyrs, l’horror shock franco-canadese che ha terrorizzato anche gli stomaci più duri. Un film veramente notevole che però mi sento di sconsigliare quasi a chiunque. Non sono molte le pellicole in grado di passare oltre il segno
La visione di Martyrs, l’horror shock franco-canadese che ha terrorizzato anche gli stomaci più duri. Un film veramente notevole che però mi sento di sconsigliare quasi a chiunque.
Non sono molte le pellicole in grado di passare oltre il segno di qualsiasi sopportazione visiva. Martyrs è una di queste e riesce a collocarsi nell’apice ideale della filmografia horror di inizio secolo francese. Un apice sia di crudeltà che di qualità, rendendosi spartiacque ideale. Nella prossima stagione gli autori francesi sono quindi chiamati da questa pellicola a una difficilissima prova: recepire l’aria di cambiamento o diventare cinema di maniera. Da quello che
riusciranno a mettere in campo dipenderà il futuro prossimo degli appassionati di quell’horror che si distacca dalle prove per teenager annoiati tipiche dell’oltreoceano: un futuro di buio o di luce.
I MARTIRI – Che cosa succede all’interno di Martyrs? L’inizio è una dichiarazione di intenti: una bambina che fugge da un magazzino abbandonato. Una bambina con vistose ferite, tagli ed ematomi su tutto il corpo. Viene accolta e curata in un orfanotrofio, e trova in un’altra bambina il suo unico collegamento con il mondo reale. Tra le due ragazze, quindici anni dopo, si stabilisce un legame di complicità quasi totale. E una ricerca dei responsabili delle atrocità che ha dovuto subire da bambina. Ma a nulla vale la vendetta e il cercare di correggere gli errori del proprio passato e del proprio presente quando si ha contro un nemico così grande.
LA PRIMA LETTURA – Di primo acchito è facile trovare una lettura simbolica in quello che Laugier, il regista, ci prepara davanti. La vendetta della ragazza infatti cala come una scure su di una famiglia che viene presentata perfetta in tutto e per tutto. Un padre e una madre amorevoli, figli (un ragazzo e una bambina) con i soliti problemi-che-non-sono-problemi di classici adolescenti e tanto amore da Mulino Bianco. E quindi la sedia nella cantina, con una ragazza torturata quasi a morte ogni oltre sopportazione umana, diventa un perfetto simbolo degli sfoghi in privato che è necessario avere quando la facciata conta così tanto. La società dell’apparire impone i sorrisi da famiglia Barilla e a nessuno importa cosa c’è realmente dentro. Il mostro tumefatto, accecato con chiodi piantati nel cranio, diventa quindi l’anima venduta di chi vuole il lifting facciale. E non è facile combattere un muro di ipocrisia del genere, soprattutto quando la propria innocenza è stata strappata via e si è noi stessi portatori di quel male nero dentro l’anima. E quello che è giusto fare (simbolizzato dalla ragazzina amica, Anna) è spesso osteggiato dal rancore scatenante che chiede vendetta (la mostruosa vittima Lucie).
PASOLINI FOR DUMMIES – Ma queste considerazioni passeranno di certo per la vostra testa solo nel primo tempo del film. Perché Martyrs è in grado di cambiare e di accogliere note assai più mistiche, un colpo piuttosto inaspettato. E allora è in grado di reggere il proprio castello sulla sofferenza fine a se stessa, con chiare note purificatrici richiamate dai martiri del titolo. Questo utilizzo del corpo come merce da barattare in cambio di godimento trova il suo predecessore nel film scandalo di Pasolini: Salò o le 120 giornate di Sodoma. Il corpo viene svenduto, ora come allora, e il cinema lo recepisce, mettendolo davanti alla macchina da presa scuoiato come un prosciutto, o dedito a soddisfare le più crudeli perversioni. Oggi la perfezione formale ci ispira l’innalzamento mistico al cielo di Martyrs, allora lo sporco del potere mirava a una semplice soddisfazione dei propri des
ideri. Parallelismo sia nei temi, quindi, che nella crudeltà visiva mostrata. Credetemi quando vi dico che le atrocità messe in scena sono in grado di far voltare il più malato appassionato di splatter. Le analogie per Martyrs si fermano qui, in quanto a livello qualitativo il genio culturale di Pasolini è troppo per essere assimilato e riletto da Laugier (la cui unica altra prova degna di nota è Saint Ange). Meglio rivolgersi a un maestro del surrealismo come Jodorowsky con la sua Montagna sacra o, ancora meglio, Santa sangre.
STILEMI D’OLTRALPE - Puntare a Pasolini rende questo Martyrs, come detto, il punto di non ritorno del terrore made in France. Anche in quanto la pellicola ricalca moltissimi dei topoi inaugurati da Aja. C’è la componente predominante femminile, c’è la riduzione all’andorginia (presente anche l’orma classica scena della rasatura dei capelli), c’è la violenza estrema, c’è la componente onirica che riflette nella realtà una visione distorta e irreale, c’è la lettura politica (qui declinata a religiosa). Non è assolutamente possibile continuare a riproporre questi punti di forza senza rileggerli o reinterpretarli, altrimenti c’è la certezza che tutto avrà nuovamente il sapore di vecchio e di stantio. Un’intera filmografia ridotta al Dario Argento del Cartaio. Questo sì che è orrore puro.













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